HYPERICUM PERFORATUM, UN REGALO DELLA NATURA

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iperico

L’Iperico (Hypericum perforatum) chiamato anche Erba di San Giovanni, di grande valore secondo gli anglosassoni per questo Santo (ST. John’s wort), rientra nella famiglia delle piante “vulnerarie” (come ad esempio l’Arnica).

Secondo la “teoria paracelsiana delle signature” le foglie di questa pianta, se osservate in controluce, appaiono costellate da numerosissimi forellini come se fosse stata tante volte ferite, perforate. In tempi antichi era pertanto utilizzata (“sommità fiorite”) per curare le ferite, piaghe, bruciature, ulcerazioni riportate in battaglia se utilizzata come uso esterno (infuso al 5%). Anche i francesi, per queste sue perforazioni fogliacee, la chiamano “millepertuisa”.

Le ferite possono però essere non solo fisiche, organiche, ma anche psichiche. E’ questa penso che sia l’indicazione terapeutica che fa dell’Iperico un prezioso rimedio fitoterapico. Stati malinconici, depressivi, col “morale sotto i tacchi”.
Plinio aveva interpretato (hyper – erikon) l’abitudine della pianta cresceva sulle vecchie statue, alla stregua di un segnale triste: tutto passa, non resta più niente del glorioso passato, se non lontani fantasmi (nome popolare cacciadiavoli).
Proserpio (Elementi di Fitocosmesi 1983) lo utilizzò alla stregua di un cosmetico per le pelli secche, ruvide, screpolate, atoniche.

Quali sono le attività principali della pianta? Soprattutto un’azione sedativa antidepressiva non nella psicosi endogene ne da utilizzare nella schizofrenia. Secondo la mia esperienza clinica è utile negli stati ansiosi soprattutto depressivi. L’ho sovente utilizzate in T.M. (Tintura Madre) associata alla Valeriana in anaparti (parti uguali) alla dose di 50 gtt due volte al giorno. Non ho esperienza dell’utilizzo dell’olio di Iperico nelle forme gastroduodenali. Altra azione importante è quella antinfiammatoria, antisettica, cicatrizzante è per uso esterno che ci porta ai traumi, alle ferite. Del resto sono due facce della stessa medaglia: la depressione è una ferita dell’anima, uno stato di malessere interiore che fa stare male. Ferite corporee e ferite morali.
Tutta teoria filosofica? Niente affatto accurati studi scientifici hanno indagato il suo meccanismo d’azione. L’ipotesi più accreditata per lo stato depressivo è quella di essere un inibitore delle manoaminoossidasi (anti MAO) sia per l’ipericina (0,2 – 1,0 mg) che per i flavonoidi (in particolare xantoni ed idrossixantoni) presenti nel vegetale che vantano un’azione sedativa negli stati spasmodici. Come sempre in fitoterapia l’azione dell’estratto non è dovuta ad una sola sostanza (per es. l’ipericina) ma da un concerto bilanciato di suoni che si integrano nell’orchestra. Reuter H.D. (farmacia naturale1994) insisteva molto sulle frazioni di Iperico ricche di flavonoidi. Contemporaneamente il ricercatore universitario senese Nuti (1993 – 1994)riscontrava una modulazione dei ricettori della serotonina nello stato depressivo. Una modulazione invece sul rilascio del cortisolo è stata dimostrata dalla soppressione del rilascio dell’interlenchina 6 da Bombardelli E. (Fitoterapia 1995).
Per quanto concerne l’azione antivirale posso confermare degli ottimi risultati che ho ottenuto nel trattamento dell’Herpes simplex I (orale) grazie all’ipericina e alla pseudoipericina che dovrebbero inibire la proteina chinasi C, strettamente coinvolta nell’infezione virale.

Del resto, “torniamo a bomba”, quante volte si osserva l’Herpes simplex virus (HSV-1) in soggetti con stato depressivo?
Il virus qui trova un terreno fertile per manifestarsi con le sue bollicina labiali (Tang. J e coll. Antiviral Research 1990).
Quali sono gli effetti collaterali dell’Iperico?
Direi soprattutto la fotosensibilizzazione. Ho sempre sconsigliato i pazienti trattati con questa pianta, specie se di carnagione chiara, di esporsi alla luce solare. Le dosi abituali superano lo 0.9 mg/die di ipericina e provocano quello che si osserva negli animali di pelo chiaro che si nutrono di Iperico, ossia la “malattia della luce”.

Consentitemi un ultima chiosa. In natura il dosaggio è basilare. Basti pensare che a dosaggi infinitesimali, omeopatici (30 ch – 200 ch) l’Hypericum perforatum è molto utile nelle nevralgie che seguono il decorso del nervo.