Comitato “2 ottobre”: interventi fosso Marangone

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fosso del marangone
Il Comitato “2 ottobre” segnala l’ennesimo episodio di danno gratuito all’ambiente, perpetrato, questa volta, con il finanziamento di fondi europei ed eseguiti dall’Università Agraria di Civitavecchia.
Parliamo dei lavori al fosso Marangone, previsti dal Piano di Assestamento Forestale (PGAF), a sua volta compreso negli interventi finanziati col progetto LIFE VAL.MA.CO. Eradicazioni di vaste aree a cespuglieto mediterraneo, spietramenti profondi, arature della zona spondale e attraversamenti stradali dell’alveo, a totale spregio di tutto ciò che caratterizza il delicato ecosistema della zona umida, all’origine della una grave manomissione del paesaggio che denunciamo.
Negli anni passati, sempre nei lavori del LIFE al Marangone, è stato realizzato un passaggio stradale, in un sito di riproduzione di alcune specie di anfibi. Oggi nel sito di riproduzione ci passano i fuoristrada. È con questi interventi che quasi tutte le specie di anfibi sono in grave pericolo di estinzione, e sono già scomparse da numerosi siti dove l’habitat è stato cancellato o gravemente compromesso.
fosso marangoneAltri interventi discutibili, come il “Recupero dell’uliveto”, hanno comportato la distruzione completa dello strato di vegetazione sottostante i grandi esemplari di olivastro presenti nell’area di Poggio moscio, per ben 41 ettari di territorio. Tutta l’area interessata dal PGAF fa parte della ZPS (Zona di Protezione Speciale) Tolfetano-Cerite-Manziate, e gli interventi devono essere approvati dopo un parere positivo dell’Ufficio Valutazione di Incidenza. Inoltre, su vaste superfici interessate dal Piano Forestale gravano vincoli paesaggistici, archeologici e idrogeologici, per i quali sono necessari nulla osta rilasciati dagli Enti preposti.
L’Agraria di Civitavecchia, committente dei lavori, ha già provveduto ad ampliare la mulattiera che costeggia il Fosso, facendola diventare una strada, che permette il passaggiopersino di mezzi pesanti. Secondo i regolamenti previsti dall’APQ7 per la gestione dei siti Natura 2000, è vietata l’apertura di nuove strade e l’ampliamento di quelle esistenti. Col progetto LIFE Val.ma.co.sono stati ampliati vari km di strada forestale, e realizzati tre attraversamenti con modificazione del greto del torrente.
Risulta poi incomprensibile la rimozione dell’habitat cespuglieto termofilo, per un fantomatico miglioramento del pascolo, ottenuto con spietramenti profondi, eradicazione di popolazioni importanti di specie tipiche della macchia mediterranea, come l’Anagyrisfoetidae l’Agnocasto; anche l’aratura operata a ridosso delle sponde pone le basi per un aumento della fragilità idrogeologica, cancellando la componente erbosa che costituiva il pascolo rustico tipico del Fosso Marangone. Se l’obiettivo riportato nel piano è il miglioramento del pascolo, ha di fatto lasciato in tutta l’area, estesa decine di ettari, la nuda terra.
Chiediamo alla Direzione Regionale competente di rivedere il Piano forestale e di assicurarsi che gli interventi previsti dal PGAF e non ancora eseguiti, in vastissime aree di bosco naturale della Macchia dell’Infernaccio, Macchia del Semaforo e la Castellina, non compromettano gravemente il paesaggio e l’ecosistema. Ricordiamo sempre che boschi, alvei e sponde, cespuglieti e prati naturali costituiscono l’habitat per centinaia di specie rare, inseriti in un progetto LIFE, per cui è necessaria la massima attenzione nelle modalità con cui si rilasciano i provvedimenti autorizzativi.
Comitato “2 ottobre”

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