CHI OSA TOCCARE MASCHERINE E VACCINI “MUORE”

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CHI TOCCA MUORE
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Tom Jefferson, in un’intervista ha ribadito:Non ci sono evidenze che le maschere facciano alcuna differenza. Punto”.

Nel corso di questi tre anni di catastrofe psicosociale ed economica, L’Ortica del venerdì ha sempre mantenuto la barra a dritta, nonostante tutto. Nonostante si respirasse un pesantissimo clima di censura.

Nonostante l’etichetta di complottismo colpisse indistintamente chiunque osasse emettere un balbettio fuori dal coro, fosse anche uno scienziato di fama internazionale. Nonostante il rischio di ritorsioni dirette o indirette. Ma non potevamo tacere e non sollevare critiche.

Era un imperativo morale categorico a muovere le nostre scelte. E cercheremo di mantenere questa rotta malgrado ancora oggi chi ha l’ardire di manifestare opinioni diverse sul tema “pandemia”, rischia il pubblico discredito. Credere infatti che la stagione della censura nei confronti dei non allineati al covidismo sia conclusa è pura illusione.

Esemplari in questo senso due fatti accaduti di recente che mostrano la violenza con cui il potere ancor oggi cerchi di imbavagliare le verità scomode inerenti due grandi feticci pandemici: mascherine e vaccini. Due dogmi della fede, che malgrado emanino un inconfondibile odore di cialtroneria, continuano ad essere causa di un’inaudita caccia alle streghe.

Come è noto, la Cochrane Library, ossia una risorsa chiave della medicina basata sulle evidenze – il più ampio ed accurato database di revisioni sistematiche e meta-analisi che riassumono e interpretano i risultati della ricerca medica – ha recente pubblicato l’analisi più rigorosa e completa degli studi scientifici condotti sull’efficacia delle mascherine per ridurre la diffusione delle malattie respiratorie, compreso il Covid-19.

Gli autori – Università di Oxford in primis ma anche i ricercatori del gruppo epidemiologico della regione Veneto – concludono che, a livello di popolazione non c’è alcuna prova che l’utilizzo di mascherine faccia alcuna differenza e nemmeno si riscontrano differenze tra le diverse tipologie di mascherine, incluse le N-95 (ovvero le FFP2).

Per coloro ai quali non fosse chiaro il concetto, l’autore principale, Tom Jefferson, in un’intervista ha ribadito: “Non ci sono evidenze che le maschere facciano alcuna differenza. Punto”. La scarsa utilità delle maschere era nota fin dall’inizio della farsa pandemica, infatti, la revisione Cochrane utilizza 13 lavori diversi, di cui 10 sono stati pubblicati prima dell’era Covid, ragion per cui erano a disposizione di tutti prima dell’1 gennaio 2020. L’obbligo di mascherine, scientificamente, non funziona, e così era prima del 2020 e così anche dopo un virus nuovo che non conoscevamo, è continuato ad essere. Quindi, per quanto dentro un laboratorio una mascherina riesca a trattenere la maggior parte dei “droplets”, poi nel mondo reale la posizione scientifica di default è che NON funzionano per cui chi ha emesso il primo obbligo, e chi persiste a mantenere l’ultimo (sono ancora obbligatorie in contesti del tutto ridicoli), ha preso e sta prendendo una decisione politica PRIVA DI QUALUNQUE base scientifica.

Pertanto i cosiddetti ‘no-mask’, quelli che nella narrazione mainstream sono stati trattati alla stregua di assassini che andavano in giro ad infettare la gente, erano invece quelli che si comportavano in maniera più razionale e scientifica. Una verità troppo scomoda da mandare giù. La revisione Cochrane ha infatti suscitato l’ira funesta dei fan del bavaglio – tra i quali spicca l’editorialista del New York Times Zeynep Tufekci – che prontamente sono partiti all’attacco. Conseguentemente il redattore capo di Cochrane, Karla Soares-Weiser, si è dissociata dagli autori della revisione della letteratura sulla inefficacia delle mascherine, studio in assoluto più consultato tra tutte le revisioni Cochrane. Soares-Weiser ha affermato che i commentatori avevano fatto affermazioni “imprecise e fuorvianti” e che la formulazione nel riassunto della revisione “era aperta a interpretazioni errate, per le quale ci scusiamo”. La risposta di Jefferson a nome degli autori è stata durissima: “Siamo detentori del copyright della recensione. Non cambiamo le nostre recensioni sulla base di ciò che vogliono i media”.

Per inciso: pare che tra i più importanti finanziatori della Cochrane Library figuri la fondazione di Bill and Meliga Gates. Il fatto della Cochrane ha una impressionante analogia con la molto più maldestra dissociazione dell’Istituto Superiore di Sanità (inizio febbraio 2023) da una pubblicazione di propri ricercatori. Non contento l’ISS starebbe avviando un procedimento disciplinare a loro carico. Lo studio, incriminato riguarda la (scarsa) sicurezza dei vaccini covid 19 nei pazienti con malattie autoimmuni, nei pazienti con problemi cardiaci e nella popolazione sana pubblicato sulla rivista MDPI Pathogens.

La scoperta dell’acqua calda, insomma, ma lo studio evidentemente non deve essere piaciuto a Brusaferro, presidente dell’ISS (lo stesso personaggio che stando alle carte dell’inchiesta di Bergamo, a marzo 2020, si sarebbe fatto “dettare” la linea politica e comunicativa dal ministro Speranza). Fatto è, che con un comunicato stampa, l’ISS ha preso le distanze dall’articolo definendolo “rassegna parziale e arbitraria della letteratura” nonché “opinione personale degli autori” che “non rappresenta in nessun modo la posizione dell’Istituto Superiore di Sanità”.

A questo proposito illuminanti sono le parole di Andrea Zhok, in riferimento agli “esperti” e ai tecnici posti ai vertici delle istituzioni coinvolte nella gestione della pandemia come AIFA, CTS, ISS, Ministero alla salute: “Per tutti questi personaggi, le parole pubblicamente espresse non hanno niente a che vedere con ciò che ritengono essere la verità. Essi dicono ciò che ritengono di dire con la sola fondamentale funzione di proteggere sé stessi e i propri interessi. E questo risultato si ottiene in due modi: 1) facendo corpo comune contro ogni critica e 2) subordinandosi ad una catena di comando ritenuta adeguatamente potente”.

I due fatti sopra citati assolvono a funzioni cruciali, tra cui quella di scoraggiare qualunque forma di autonomia della scienza mettendo in chiaro che chi tocca vaccini e mascherine resta folgorato seduta stante, nonché “blindare” in tempo di inter-pandemia le misure assunte nella passata emergenza al fine di normalizzarle e renderle “ordinarie” in vista delle future pandemie.

Infine, da un punto di vista della comunicazione, inserire nel dibattito doppie verità in modo tale da alimentare confusione nell’opinione pubblica, paralizzare la capacità delle persone di elaborare criticamente le palesi contraddizioni e generare nella collettività impotenza, stordimento e passività.