“Autunno, ti ho visto!”, l’inaugurazione della mostra dell’arte giapponese del Sumi-e

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Nel centro storico di Roma, alcuni artisti esperti nella tecnica di pittura giapponese Sumi-e hanno inaugurato l’inizio della stagione autunnale con l’esposizione delle loro opere.

ROMA. Nella giornata di ieri, presso lo Studio Arti Floreali di Roma si è tenuta l’inaugurazione della mostra d’arte, intitolata “Autunno, ti ho visto!”, organizzata da Massimo Gobbi, importante artista, esperto in varie tecniche di disegno e pittura, al quale è legato in particolar modo il Sumi-e a Roma.

Il Sumi-e (letteralmente ‘inchiostro nero’ e ‘pittura’) è un tipo di tecnica che si basa sull’equilibrio tra pieno e vuoto. Una pittura spontanea che, tradizionalmente, trae i suoi temi dall’osservazione della natura, non disdegnando di guardarsi intorno nella società attuale.

L’antica procedura dell’inchiostro giapponese si ottiene strofinando il bastoncino solido (Sumi) su una pietra abrasiva e, con l’aggiunta di acqua, si forma l’inchiostro nero liquido con il quale le immagini vengono realizzate. Nelle varie diluizioni si creano le diverse gradazioni dal nero al grigio. Legata a correnti religiose Buddhiste-Zen, questa tecnica incoraggia aspetti come limpidezza, equilibrio, spontaneità e nobile bellezza.

Alla mostra sono state presentate opere di alcuni artisti, tra i quali Maria Cristina Tarquini, ex docente di scienze, laureata in Biologia, e Fabrizio Tosto, i quali hanno realizzato i loro disegni con la tecnica del Sumi-e, utilizzata in maniera diversa da un punto di vista stilistico da parte di ogni artista. Tra le opere della prima artista, ad esempio, è possibile trovare la rappresentazione della montagna, nello specifico il Gran Sasso, con i colori autunnali. Anche se questa particolare pittura giapponese è realizzata, tradizionalmente, solo con il grigio e il nero, tuttavia è concessa qualche digressione.

Oltre a una profonda parentela con tutti gli esseri viventi, mi sento parte della natura. Per questo motivo ho enfatizzato il quadro che rappresenta i cinghiali: animali coraggiosi, in Giappone considerati simbolo di fertilità e dell’affetto, per la cura con cui si occupano della prole. – dichiara Maria Cristina Tarquini durante l’intervista – Vedere questi animali selvatici, anche nell’ambiente urbano, mi suscita dei sentimenti di comunanza e protezione nei loro confronti”.

Per me l’autunno – prosegue l’artista – è una stagione affascinante, di riflessione, bilancio e progettazione, perché è ibrida: un po’ Estate, un po’ Inverno. Accende i colori delle foglie e li vela con patine nebulose. Da un punto di vista interiore, infatti, costringe a un cambiamento di stagione: si abbandonano dei progetti per idearne di nuovi. Per me l’autunno è fine e principio”.

Usiamo questa antica tecnica giapponese, ma siamo anche radicati nel contemporaneo. Attraverso il Sumi-e riportiamo visioni autunnali di Roma, la pioggia, il Tevere che si gonfia e attira l’attenzione dei passanti, il tema attuale dei cinghiali e di altri animali dell’ambiente acquatico. – conclude la Tarquini – Da biologa ho studiato molto l’ambiente lacustre, ricco di vegetazione e di fauna che mi è rimasto dentro e lo dipingo spesso a memoria. Nei miei quadri rappresento anche i fiori dell’autunno, come il crisantemo e la nappola, che fiorisce sulla spiaggia alla fine dell’Estate. Per ogni lavoro esposto ho scritto dei brevi commenti poetici affinché possano essere d’aiuto per comprendere il processo di elaborazione del dipinto e il suo significato”.

Autunno ti ho vito!  – Sumi-e

Alla mostra erano presenti anche alcune opere dell’artista Fabrizio Tosto, biologo all’Istituto Superiore di Sanità, che si dedica alla tradizionale pittura giapponese nel suo tempo libero. I lavori del pittore sono stati esposti in kakemono (letteralmente “cosa appesa”), rotoli verticali montati su stoffe, proprio secondo le regole dell’artigianato tradizionale.

L’etimologia del mio nome è legata al mio lavoro: Fabrizio, faber, dal latino “artigiano”. Alle pitture, dunque, unisco anche una parte artigianale, come i timbri e le cornici, che richiedono un’arte di montatura lunga e laboriosa. Alle pitture che oggi vediamo esposte – specifica Tosto durante l’intervista – ho lavorato molti mesi e ognuna di queste presenta una particolarità che riconduce sia al Giappone che all’Italia. Fa eccezione un lavoro su Roma, che simboleggia l’Autunno romano, in particolare l’Ottobrata romana, che immagino proprio sul Tevere, con le foglie che cadono sullo sfondo di Castel Sant’Angelo”.

La mia passione nasce già ai tempi dell’infanzia, quando mi dedicavo agli origami. Inoltre, studiando la calligrafia giapponese, shodō, inserisco nei miei dipinti anche poesie e traduzioni vere, mai inventate, cercando, quindi, anche la storia più appropriata a quello che desidero dipingere. Nei miei lavori – conclude il pittore – è costante la ricerca di un connubio tra la storia e il dipinto, da fissare, successivamente, su una cornice adeguata. Trovare i particolari tessuti non è semplice e le trame esposte sono più occidentali, sono infatti damascate, non tipico giapponese ma ugualmente adatte allo scopo”.

Il pittore che pratica il Sumi-e diviene più che un soggetto attivo nella pittura, diventa un tramite, lasciando fluire l’energia dell’Universo, trasferendo sul foglio immagini completamente libere da sentimenti di natura negativa.

Flavia De Michetti