“Se Acea arriva a Ladispoli sarà una tragedia per gli utenti”

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È sempre più braccio di ferro tra il comune di Ladispoli e l’Acea per la questione del servizio idrico pubblico.

Nella giornata di mercoledì infatti a Palazzo Falcone è stato recapitato un documento in cui proprio Acea diffida comune, ma anche la Regione Lazio a consegnare il servizio idrico di Ladispoli all’Ato 2. “È l’ennesimo atto con cui Acea cerca di scippare il servizio idrico pubblico alla nostra città – aveva dichiarato il vice sindaco Giuseppe Loddo –’’. Pensiero dal quale non si discosta molto anche il consigliere del Gruppo Indipendente Gabriele Fargnoli che a sua volta dichiara: “Continuano a sollecitarci di consegnargli l’acqua, ma io torno a ribadire che la Flavia Acque e l’acqua pubblica non si toccano’’. Quanto rischierebbero Ladispoli e i suoi cittadini se il servizio idrico passasse in mano all’Ato 2? ‘’Tutti rischieremmo decisamente tanto – prosegue il consigliere Fargnoli -: proprio per questo da diverso tempo abbiamo intrapreso una battaglia insieme ad altri comuni della Regione Lazio per opporci. Il servizio sarebbe più scadente, peggiore e le bollette molto più salate, i fatti accaduti a comuni intorno a noi che sono passati alla società privata come Fiumicino e Cerveteri parlano da soli. Bollette pazze, guasti che vengono riparati in tempi lunghissimi ed altro. Con la nostra Flavia Acque i problemi vengono risolti in giro di pochissime ore, quando si ruppe la condotta all’entrata di Ladispoli ad esempio gli addetti ripararono il guasto in meno di mezza giornata. Tutto questo con l’Ato2 non avverrà mai”. Ma in questo “braccio di ferro” come si è schierata la Regione Lazio? “La Regione ha stabilito – continua Fargnoli – nel decreto n°5 del 4/14 la “Tutela, governo e gestione pubblica delle acque”, ma se entrerà l’Ato2 non sarà più pubblica, ma privata”. “Da politico poi – conclude il consigliere – perché mai dovrei esporre i cittadini ad un servizio peggiore? Mi batterò come in precedenza ho fatto per la discarica di Cupinoro. Inoltre non mi capacito di come una sindaca come Virginia Raggi che ha fatto della salvaguardia delle “cose pubbliche” suo slogan elettorale possa ora intimarci di svendere la nostra acqua ad un privato”.