TROMBE MARINE – LADISPOLI E CERVETERI DETENGONO IL PRIMATO

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INSIDIE NASCOSTE E VORTICI D’ARIA NEL TRATTO DI MARE COMPRESO TRA PALO E SANTA MARINELLA

di Aldo Ercoli

Proviene dal mare e si sposta sulle nostre coste con una forma di proboscide questo vortice formato da densi banchi di cumuli e cumulonembi. E’ questa la tromba marina provocata da rapidi movimenti vorticosi ascendenti nell’aria calda, umida e fortemente instabile. In qualche decina di secondi (se la si vede spuntare dal mare questa nefasta cornucopia, c’è tempo di mettersi al sicuro) si sposta con una rapidità impressionante lungo un tragitto che raramente supera qualche decina di chilometri. Qui da noi, sul litorale romano a nord di Roma, le trombe marine sono sempre esistite e con una frequenza superiore ad ogni parte del suolo italico. “Lo specchio d’acqua salata che da Palo sale su sino a Santa Marinella racchiude insidie nascoste, ora immote scogliere sottomarine ora irrequieti vortici di aria che dal mare raggiungono la terraferma. Da sempre è zona tanto turbinosa (come del resto segnala l’omonimo Fosso di Turbino) che nessuna costa italiana può vantare un numero maggiore di avvistamenti di trombe marine” (A. Ercoli. Ladispoli Centenaria-EPT Proloco Ladispoli. 1984). Mi confermò questo dato, nei primi anni 80’, il Prof. G. Palagiano, titolare della Cattedra di Geografia all’Umberto Primo di Roma (ora Università La Sapienza). Chi visse qui sin dal 1970 ricorda bene la spaventosa tromba marina che si abbatté con una furia incredibile sul bosco di Palo Laziale sradicando alberi secolari e abbattendosi sulla Chiesa dell’Annunziata poco prima del bivio che, dall’Aurelia porta a Ladispoli sud. Pensate che in quei terribili momenti al suo interno si stava celebrando un matrimonio. La Chiesa fu scoperchiata. Per fortuna non ci furono vittime (almeno ricordo cosi’). Da allora le trombe marine non hanno mai smesso di perseguitarci, assumendo negli ultimi decenni, in virtù di un chiaro

cambiamento climatico, caratteristiche talora simili ai terribili tornado degli Stati Uniti. La più recente è stata quella di una decina di giorni fa a Focene (Fiumicino) quando perse la vita una giovane ragazza sbalzata in aria dentro la sua Smart. E chi non ricorda quella che un paio d’anni fa entrò dal nostro Lungomare Regina Elena, percorse via Venezia per poi finire la sua corsa nei pressi della Stazione ferroviaria? Solo una vittima: un ‘clochard’ nei pressi della Chiesa del S. Rosario.

I danni furono ingenti. Da via Venezia, all’incrocio con via Ancona, fortemente colpito fu il bar Piccadilly, poi salendo, il vortice turbinoso risparmiò curiosamente la nostra “Grottaccia” (via Rapallo) per deviare a destra, verso sud, in direzione di via Livorno colpendo la Caserma dei Carabinieri. Fui mai al centro, io, di una tromba d’aria? Sì, avvenne circa sette anni fa, quando mi trovai a pranzo a Campo di Mare al Six, uno stabilimento balneare di fronte al Lungomare dei Navigatori etruschi. Sentii una violenta tempesta d’aria che sorvolò le nostre teste per poi finire la sua impetuosa corsa sui Colli Ceriti. Il giorno dopo venni a sapere che una mucca, che tranquillamente pascolava nella campagna, volò via raggiungendo proprio quelle alture. Il nostro litorale e anche l’entroterra non sono, per nostra fortuna, zone sismiche, ma sono affatto risparmiate dalle trombe marine. E’ forse questo, assieme agli incidenti stradali sulla via Aurelia (tuttavia in diminuzione rispetto al passato) il pericolo maggiore che corriamo.

Alle trombe marine piace venirci a trovare, ora come negli anni che si perdono nella notte del tempo. Ora come allora, ma più forti e frequenti. Tornano alla mia mente le parole del Prof. Gastone Palagiano. “Nessuna costa italiana può vantare un numero maggiore di avvistamenti di trombe marine”. Un primato di cui avremmo fatto volentieri a meno.