Sulle tracce dei frati agostiniani in terra cervetrana

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Convento_Agostiniano

di Angelo Alfani

Le foto, scattate intorno alla metà del sessanta, mostrano un gruppetto di ragazzini che giocano nello spazio che, di lì a poco, sarà occupato da nuove abitazioni. Per chi non ha dimestichezza coi nostri luoghi si tratta del pezzo di via dei Vignali, subito dopo l’attuale asilo delle suore.

Oltre alla distesa di quadroni etruschi ammucchiati ai lati dello sterro, la ruspa parcheggiata, e la naturalezza in cui i cervetranelli utilizzano questi spazi liberati per divertirsi col pallone supertele vinto col jollino da Fantauzzo, ancor più interessante la visione complessiva dell’antico convento di Sant’Angelo un tempo dei frati agostiniani. L’alto muro in tufi di cui si intravvede un lato ancora in piedi racchiudeva tutto attorno il convento operante a Cerveteri dalla metà del cinquecento. Quattro secoli di presenza non marginale sul territorio con rapporti consolidati con le istituzioni locali, gli altri possidenti e con terreni, case e locali in proprietà non di poco conto.

Convento_Agostiniano

La chiesa ad una navata aveva il pavimento a mosaico antico, due cappelle e due oratorii.

In una ricognizione” della fine del settecento, voluta dalla casa madre degli agostiniani di S. Maria del Popolo in Roma, così viene descritto: il convento ha sette camere con una sala grande all’istesso piano, con la sua cantina e grotta sottostante, come anco una stalla, fienile, legnara e dispensa. Un pozzo dell’acqua ed un piccolo ospedale per miserelli.

A partire dalla Unità di Italia le difficoltà economiche e quindi di capacità di ospitare numero adeguato di frati, sono evidenziate dal bando comunale del 1870 con cui il Venerabile convento vende terreni, cantine gallinari ed abitazioni nel centro del Paese. A questo ci sta da aggiungere la politica dell’Ordine generalizio che preferisce concentrare i suoi fratelli in pochi conventi, tanto che a Cerveteri restano il Padre priore e poco di altro.

Lo stato di difficoltà del convento in cima alla collina risulta dal carteggio tra Padre Agostino Molinari, ultimo titolato del Convento, ed il Padre Provinciale: Eccole lo stato attivo e passivo del nostro Convento di S. Angelo. L’attivo consiste nella pensione mia e del converso, nelle 2,50 lire che passa il Comune ed in quel poco che rilascio io per i bisogni di casa. Fra tutto poco più di mille lire annue. Il passivo monta a circa mille lire all’anno, come risulta da ciò che ho segnato sino ad ora. Gli obblighi di messe non ve ne sono affatto. Non vi è nulla sinora di cui richiamava la attenzione del Definitorio. Scritto a Nepi il 17 settembre del 1899. P. Agostino Molinari”

Nonostante si voglia far apparire la situazione non da chiusura si percepisce che oramai per i frati cervetrani è da considerarsi definitivamente persa. Ne fa fede il fatto che, ufficialmente, nel Capitolo provinciale dal 1899, Cerveteri non compare più. Mentre nell’Onera missarum Ven. Conventus S. MIchelis Archangeli Terrae Cerveteris ordinis Heremitarum S. P. Augustini, testo che teneva minuziosamente conto delle messe officiate nella chiesa di San Michele, risulta che si officiò fino al 1903.

Il P. priore Molinari vi officia l’ultima messa il 5 gennaio del 1903 per il defunto frate Tommaso Cimarelli.

Della storia secolare degli agostiniani in terra cervetrana non è restata neanche la puzza. Solamente mozziconi di frasi, incomprensibili ai più: Che sei passato da li frati o su da li frati per indicare il pianoro, un tempo a mandarini, ulivi e mandorli primoinfiore, ora invece continuo caseggiato.