Quel filo che unisce Roma a Ceri

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1934

Abbiamo scoperto cosa hanno in comune
piazzale Procoio con piazza Navona ed il Foro
di Aldo Ercoli

Procoio di Ceri ha un piazzale (omonimo) che era per gli Etruschi un’arena campestre ove si battevano i gladiatori prigionieri nelle soprastanti “grotte” di Maddalena. Ma Procoio non significa “recinto ove si tenevano gli animali, soprattutto ovini?” Certo così era quel luogo nel Medioevo e specie nel Rinascimento.
Del resto non è stata la stessa cosa per Campo Vaccino a Roma? Sto parlando del Foro Romano, dove fino alla fine del 1600, si teneva il mercato delle Vacche, delle bestie vaccine: a quei tempi i ruderi del Foro erano quasi completamente sotto terra. Il campo era teatro di “bulli” romaneschi armati di “fionna” (mazzafionda), coltello e spadino. Alla sanguigna arena etrusca di Procoio veniva gente da molte parti dell’Etruria, soprattutto giovani sassaioli e spadaccini. Del resto la forma del piazzale ricorda quella della romana Piazza Navona. Non certo quella attuale abbellita da tre fontane, tra cui quella del Bernini: la mirabile Fontana dei Fiumi. In realtà la bellissima piazza barocca è delimitata da edifici che sorsero sui ruderi del Circo di Domiziano, di cui conserva le dimensioni e la forma ellittica (circa 240 metri per 65).
Il nome “Navona” non deriverebbe da nave (si svolgevano anche esilaranti naumachie tra barche mascherate da navi da guerra) ma, per corruzione, dai “Giochi Agonali” (equivale ad antagonista), che si tenevano in quel Circo, di cui importanti ruderi si possono ancora oggi vedere sotto il piano stradale di Piazza Zanardelli. Quando Kisra-Agylla diventò, dopo l’annessione, la romana Caere, quell’arena, fuori città, divenne, anche lei, sede di giochi agonistici non solo gladiatori. Una volta a settimana si svolgeva “la giostra dei Tori”. Niente a che vedere con la corrida spagnola né con i più antichi salti acrobatici minoici cretesi.
A Procoio il toro veniva assalito dai cani mastini. “El toro, che scappa, muggir si sente/ quando un mastin fa di lui stazio atroce” (Giuseppe Berneri. Il Meo Patacca-1685). Il destino di Piazza Navona, al centro della città eterna, fu ben diverso da quello dell’umile Procoio, ridotta ad un recinto di pecore.
E questo è il destino di tutte le arene o stadi agonistici che sono fuori dalle mura cittadine.
Poche arene etrusche conservano l’antico splendore. Un esempio può ben essere quello di Sutri (la Sutrac etrusca) poi abbellita dai Romani. Quello che è certo è che questi ultimi ereditarono i giochi gladiatori proprio dagli Etruschi. Va anche detto che non tutti gli spettacoli furono così cruenti e drammatici. Gare di equitazione e spettacoli circensi con animali esotici non mancarono anche se il gusto per il “trucido sanguigno” di chi affrontava con un solo coltello un leone era lo spettacolo che più attirava la folla. La vita di uno schiavo valeva ben poco, tutto l’opposto dei calciatori di oggi. Così va il mondo.
La stessa distanza tra Piazza Navona e Procoio di Ceri, che pur avevano le stesse finalità.
Nel tardo periodo imperiale l’arena, un tempo etrusca, perse tutta la sua importanza.
Divenne residenza di uno sconosciuto “magnate” romano. Lo testimoniano i resti nel ristorante e dintorni.
Io li ho visti. Là dove Via S. Paolo scende giù, verso Ceri a sinistra e l’Aurelia a destra, quel Piazzale, dalle alterne fortune, conserva tutto il fascino di un passato che non ritornerà.