L’Università è (forse) la grande incompiuta per antonomasia?

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Circostanze contingenti, quali la pandemia, hanno messo in risalto quanto poco, da noi, sia sostenuta, dal punto di vista finanziario, la ricerca scientifica.

di Antonio Calicchio

Come noto, Incompiuta è il nome attribuito all’ottava sinfonia di Schubert, e lo stesso titolo potrebbe assegnarsi alla storia dell’Università nella cultura occidentale, in generale, e in quella italiana, in particolare. Ed infatti, appare ancora irrisolto, nell’itinerario universitario, il dilemma fra ricerca e didattica, fra un insegnamento centrato sul sapere fine a se stesso ovvero collegato al mondo professionale, cioè alle necessità, concrete e produttive, della situazione economica e sociale.

E il senso di incompiutezza del regime di studi universitari risiede nelle trasformazioni del modo di concepire la formazione di livello accademico intraprese con l’Illuminismo e, in specie, con le riforme di epoca napoleonica, che hanno sancito la fine del modello di Università del Medioevo e consegnato, all’Europa, un panorama variegato da Paese a Paese. In questa prospettiva, importa ragionare anche sotto il profilo filosofico in ordine agli elementi fondativi dell’Università; ed è quanto si è fatto – talvolta – durante alcuni seminari, con l’idea di approfondire la riflessione degli studiosi circa i motivi alle origini della moderna Università, soprattutto tenuto conto del binomio ricerca-insegnamento e del modello di formazione dell’uomo ad esso connesso. Ed infatti, di rilievo risultano i pensieri esposti da autori quali Humboldt, Goethe, Newman, Weber, Gentile, Ortega y Gasset, Jaspers, Guardini, Heidegger, Stein, Bloch, Habermas, pensieri mediante cui si comprende che dovrebbe mostrarsi assai più elevato il dibattito in merito alle istituzioni universitarie in confronto a quello cui si assiste. E un tale argomento necessiterebbe di ben altra considerazione, giacché dinanzi a numerose rappresentazioni impietose della crisi e prostrazione in cui è scivolata l’Università o a molte analisi politiche e sociali, manca innegabilmente una autentica riflessione filosofica. Ed infatti, non sono state – e, a tutt’oggi, non sono – sufficienti le innumerevoli indagini e pubblicazioni di tipo sociologico, storico, politico, giuridico ed economico per chiarificare il nucleo fondamentale dell’Università, essendo indispensabile un inquadramento filosofico che collochi ogni processo di riorganizzazione degli studi universitari in un ambito volto alla valorizzazione della ricerca in senso ampio e pluralistico, senza riduzionismi generati dalle sole logiche di efficienza produttivistica.

Tuttavia, circostanze contingenti, quali la pandemia, hanno non solamente imposto l’abbandono di metodi didattici consolidati a favore di altri fondati sul mezzo informatico, ma anche messo in risalto quanto poco, da noi, sia sostenuta, dal punto di vista finanziario, la ricerca scientifica. E quest’ultimo costituisce uno degli elementi essenziali che continuano a rendere la nostra Università una grande “incompiuta”.