L’ESCOLZIA CALIFORNICA RIMEDIO DELL’INSONNIA?

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L’Escolzia californica appartiene alla famiglia delle papaveraceae.

Sia la parte aerea che le radici sono utilizzate per le loro proprietà ipnoinducenti (favorenti il sonno), sedative ed analgesiche. Tra i singoli alcaloidi presenti nella pianta segnalo la berberina che possiede la capacità di superare la barriera ematoencefalica.

Nel 1985 è stato prospettato un suo potenziale antitumorale in quanto inibisce la respirazione cellulare neoplastica sia perché disaccoppia la fosforilazione ossidativa, sia perché riesce ad intercalarsi tra le molecole di DNA. Questi studi non sono più proseguiti. Al di là degli alcaloidi (apomorfinici e protoberberinici), come al solito è tutto l’insieme del fitocomplesso che gioca un ruolo predominante nell’azione sedativa, ipnoiducentee spasmolitica. Baldacci R (pytotherapie. 1984) dimostrò, con un serio studio scientifico, che la pianta, somministrata per un lungo periodo, diminuisce il tempo di addormentamento e migliora la qualità del sonno.

In effetti, secondo la mia esperienza clinicopratica, 50 gtt di T.M. (Tintura madre) di Escolzia, assunte la sera poco prima di coricarsi favoriscono la riduzione del tempo di addormentamento mentre sono assai meno efficaci riguardo ai risvegli notturni a metà della notte o del primo mattino.

E’ certamente la sua attività ansiolitica che favorisce i benefici nelle turbe minori del sonno. L’uso prolungato poi nel tempo (diversi mesi) non provoca depressione del Sistema Nervoso Centrale consentendo al paziente di mantenerel’acuità mentale. Personalmente nei risvegli notturni ripeto l’assunzione (50 gttT.M.).

Nei casi in cui l’insonnia insorge in soggetti astenici, esauriti fisicamente e mentalmente associo lEscoltzia T.M. con l’Avena sativa T.M., ana parti (in parti uguali) 50 gtt alle ore 18 più 50 gtt prima di andare a letto). Oppure talvolta con la Passiflora T.M. (sempre allo stesso dosaggio).

Uno studio effettuato da Rombi su pazienti in ambito psichiatrico ha invece evidenziato che l’Escolztia risulta del tutto inefficace nelle gravi turbe mentali. I disturbi del sonno con frequenti risvegli notturni, cui conseguenza facile affaticabilità e sensazione di non aver riposato affatto rientrano nella cosiddetta “anomalia alfa – delta”. Non si tratta di un’esclusiva  della “sindrome fibromialgica” o di altre patologie. All’EEG (elettroencefalogramma) non appena viene raggiunto il sonno “profondo” (entro le prime 2-3 ore) caratterizzata da onde delta si ha subito dopo un sonno “superficiale”, caratterizzato da onde alfa (sempre all’EEG). E’ proprio durante il sonno profondo che i muscoli si rilassano  e recuperano la stanchezza accumulata durante la giornata. Ciò conferma che i risvegli notturni non portano un benefico sonno ristoratore. Durante la fase alfa le fibre muscolari vengono flagellate (“fibroflog”).

La terapia convenzionale? Alcuni pazienti traggono beneficio dall’uso di basse dosi di triciclici ad azione sedativa (es. 10 mg di amitriptilina), altri dall’assunzione di sedativi benzodiazepinici (sia ansiolitici che ipnoinducenti: alprazolam, lorzetepam). L’uso razionale di questi farmaci chimici prevede una somministrazione terapeutica piuttosto breve (circa una settimana) altrimenti si diventa dipendenti.

Ma quanti sono i pazienti che li prendono a lungo, se non a vita? Direi la maggior parte. La fitoterapia in questi casi può fare ben poco. Prima delle benzodiazepine o degli antidepressivi triciclinici il paziente insonne deve ricorrere alla fitoterapia.
Oltre all’
Escolzia,, la Melissa, la Passiflora, la Valeriana,il Biancospino (crataegus oxyacanta) possono, specie se in associazione tra loro a seconda dei casi, migliorare l’insonnia. Occorre però assumerli prima dei farmaci chimici, anche perché (salvo intolleranze specifiche) possono essere prodotti a lungo senza evidenti effetti collaterali. Per chi prende costantemente farmaci chimici ipnoinducenti è, quasi impossibile, sostituirli con rimedi fitoterapici.

L’escolzia californica, introdotta in Europa nella prima metà del 1800, quale pianta decorativa per la bellezza dei suoi fiori fu chiamata cosi in onore del botanico russo J. F. Eschsholtz capo spedizione scientifico in California tra la fine del 1700 e l’inizio del 1800. Le uniche controindicazioni della pianta sono la gravidanza e l’allattamento. Cheney R.H. sia nel 1963 che nel 1971 ha dimostrato che il suo uso prolungato non da assuefazione. Van Hellemont (Bruxelles 1986) dimostrò che le proprietà narcotiche del vegetale sono modestissime, irrilevanti rispetto agli alcaloidi fenantrenici tipo morfina e codeina.

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Aldo Ercoli