LA GUERRA È LONTANA, MA NON PER TUTTI

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Andrea

IL 12 NOVEMBRE 2003 IL CARABINIERE ANDREA FILIPPA PERDE LA VITA A NASSIRIYA. LA MOGLIE MONICA CABIDDU RICORDA LA MATTINA DELL’ATTENTATO.

Questa è la storia di Andrea Filippa e Monica Cabiddu, entrambi nati a Torino, classe 1972 /71. Giovanissimi si trasferiscono a Gorizia, lei insegnante, lui è appuntato dell’Arma dei Carabinieri, Tredicesimo Battaglione del Friuli Venezia-Giulia. Il 18 ottobre 2003 parte per la missione di pace in Iraq per non fare più ritorno. Il 12 novembre 2003 nella base del contingente italiano “Il Maestrale” irrompe ed esplode un camion bomba. Andrea quella mattina era di guardia e bloccò, sparando, l’avanzata del camion. Nella Strage di Nassiriya persero la vita 19 carabinieri, quattro soldati dell’esercito e due civili. I feriti furono 20, tra cui 15 carabinieri, quattro militari e un civile.

Diciannove anni dopo Monica Cabiddu depone i fiori, omaggio della città di Ladispoli, al Monumento dei Caduti in occasione del 104° anniversario delle Forze Armate e dell’Unità d’Italia durante la cerimonia svolta nell’omonima piazza domenica scorsa. Ladispoli fu una delle prime città italiane a porre una targa ai caduti di Nassiriya accanto al Milite Ignoto. Proprio come l’eroe, Andrea Filippa nel compiere il suo dovere ha salvato delle vite. Andrea Filippa riposa a Rivalta di Torino, la città lo ricorda venerdì 12 novembre 2022 con una cerimonia in cui sarà presente la vedova. “Nonostante siano passati 19 anni, quando ci sono queste commemorazioni pubbliche l’emozione è forte. La vita va avanti come è giusto che sia ma è la mia storia, avevo 32 anni. Andare avanti è stato difficile nonostante la grande voglia di vivere” racconta Monica nel rispondere su cosa significa essere una vedova di guerra. Oggi vive a Ladispoli, insegna alla materna dell’istituto IlariaAlpi, soddisfatta del. suo ruolo.  Il suo volto si illumina quando parla dei suoi alunni, del ritorno alle attività in presenza, del rapporto instaurato con le famiglie.

Era in aula anche la mattina dell’attentato terroristico, mentre al notiziario giungevano le prime notizie sul contingente italiano, non aveva idea del coinvolgimento di Andrea, lo riteneva al sicuro ma il suo silenzio la mise in allarme, la corsa in caserma, la scoperta. Era rimasta sola. Dovrà attendere diverse ore prima della conferma, il corpo di Andrea fu tra gli ultimi ad essere trovato. “Era impegnato in missioni all’estero, dunque quando ci siamo sposati ero consapevole, era dura restare sola in città ma mio marito andava fiero del suo lavoro. Quando mi disse che partiva per l’Iraq ho faticato ad accettarlo, fu l’unica missione in cui ebbi una reazione che stupì entrambi: qualcosa in me si bloccò, rimasi in silenzio per tre giorni.

I dettagli sulle dinamiche dell’attentato giunsero tempo dopo. La convinzione che nulla accade per caso, che ognuno di noi viene al mondo con uno scopo preciso, non le rendeva fondamentali. Se non avesse sparato al camion la strage sarebbe stata molto più ampia, forse sarebbe ancora qui se avesse agito diversamente ma conoscendolo non mi stupisce, ha svolto il suo lavoro con la serietà che lo contraddistingue, ciò non toglie che auspico un riconoscimento storico, al valore del suo operato. L’Arma mi è sempre stata vicina, negli ultimi anni sono state tante le testimonianze dei sopravvissuti ma nulla di ufficiale.

Pignataro Barbara