KYLIX DI EUPHRONIONS: L’ORIGINE DI UN CAPOLAVORO

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LA KYLIX DI EUPHRONIONS ‘RITROVA CASA’ GRAZIE ALLA CONOSCENZA DELL’ALFABETO CERITE DELL’ARCHEOLOGA MARTELLI. 

di Ennio Tirabassi

Colgo oggi l’occasione per dire la mia opinione sulla vicenda del rientro della Kylix di Euphronions, un oggetto importantissimo, recuperato tramite scavo clandestino, che troneggia all’interno del museo cerite, di cui tanto si è parlato e di cui, nonostante sia costantemente alla ribalta, qualcosa ancora si può dire.
Nel mio laboratorio ospitavo volentieri le archeologhe Maria Antonietta Rizzo e Marina Martelli, quest’ultima anche conoscitrice delle lingue morte, insieme all’allora Sovraintendente dei Beni Culturali Anna Maria Moretti. Nella raccolta delle prove per dimostrare la paternità dell’oggetto, la dottoressa Martelli ha avuto un ruolo centrale, ha saputo riconoscere l’iscrizione etrusca presente sul fondo della kylix. La sua traduzione ha confermato l’appartenenza al nostro territorio. Il suo merito dunque è stato quello di aver tradotto l’alfabeto cerite , sconosciuto ai più, dando la prova inconfutabile e mancante, vista la clandestinità del percorso del piatto, che l’oggetto appartenesse all’Italia, in particolare a Cerveteri. La kylix, esposta al Getty Museum, non più oggetto ‘senza provenienza’ è stata restituita.
Le ragioni e la modalità della sua restituzione sono note, poco diffuso è l’enorme valore del lavoro di Marina Martelli, a cui tengo invece a dare risalto.
Cosa dice la scritta sul fondo del piatto? L’oggetto è stato acquistato da un Etrusco per donarlo al tempio dedicato a Ercole Cerite, il semidio figlio di Alcmea e Giove considerato dai nostri antenati una divinità.

L’AUDACE PROPOSTA!

Tempo dopo è stato ritrovato un frammento appartenente alla kylix, attualmente giace accanto al piatto esposto nel Museo Nazionale Archeologico Cerite. Sarei felice di ricongiungerli, e lo farei a titolo gratuito.