IL VOTO È RIBELLIONE, MA NON BASTA

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ELEZIONI POLITICHE 2022, L’ASTENSIONE È IL TERMOMETRO DELLA DEPRESSIONE DEGLI ITALIANI. OCCORRE REAGIRE E AGIRE.

Secondo i sondaggi realizzati prima del silenzio elettorale a 15 giorni dalle elezioni politiche 2022, solo il 60% degli elettori si è detto convinto di andare a votare il prossimo 25 settembre, mentre il “partito” degli astensionisti e degli indecisi avrebbe superato il 40% degli aventi diritto al voto.

Secondo i dati riportati dal “Dataroom” di Milena Gabanelli e Simona Ravizza sul “Corriere della Sera”, la crescita dell’astensione dal 1992 alle politiche del 2018 è più che raddoppiata, salendo (alla Camera dei Deputati) dai 6 milioni (il 12,65% degli aventi diritto) fino ai 12,5 milioni (27,06%) delle Elezioni 2018. Anche secondo l’ultimo sondaggio Ipsos, la situazione non è rosea. Se gli indecisi rappresentano il 10,1% dell’intero elettorato, l’area dell’astensione è stimata al 33,4%: “se venisse confermata, si tratterebbe del valore più elevato nell’Italia repubblicana in una consultazione legislativa, in aumento di oltre 6% rispetto al dato delle elezioni del 2018, quando l’affluenza fu pari al 72,9%”. Il picco più elevato (70%) dell’astensione si registra “tra i cittadini che non si riconoscono nell’asse destra-sinistra  e rivendicano una  distanza dalla politica, da cui non si sentono rappresentati”.

Il fenomeno dell’astensionismo viene considerato dai media come disaffezione nei confronti della politica, quasi fosse una patologia cronica degenerativa inevitabile che investe tutte le democrazie occidentali e che suscita interesse nella classe politica solo nei giorni che ruotano intorno alla data delle elezioni. I sondaggi danno in testa Fratelli di Italia, ma è abbastanza chiaro che chiunque vinca la tornata elettorale, sarà ingabbiato dai diktat di una agenda già scritta altrove. Dunque si proseguirà sulla strada che conduce all’inferno, quella delle sanzioni alla Russia, delle spese folli per l’invio di armi in Ucraina, dell’escalation militare e, conseguentemente, della crisi energetica, della chiusura di migliaia di aziende e perdita di milioni di posti di lavoro, della violazione dello Stato di Diritto, della sorveglianza di massa legata ad AI.

Il maggior successo dell’establishment consisterà nel perdere le elezioni per lasciar governare chi nella scorsa legislatura era all’opposizione, al fine di dimostrare che non cambia niente e allontanare il popolo sempre più dalla politica. L’impressione è che il sistema voglia proprio un governo Meloni. Non a caso il Financial Times dedica un editoriale non firmato alla leader di FdI, rassicurando i lettori che “Meloni non condivide le posizioni filo-Cremlino” di Salvini. E le benedizioni politiche del Financial Times di norma hanno sempre un seguito.

Ad allontanare gli italiani dalle urne (cosa che non dispiace affatto ad un potere che si fa sempre più autoritario) è la sensazione di impotenza, provocata dalla convinzione che il proprio voto non abbia alcuna capacità di incidere sulle sorti del Paese. Una sensazione diffusa, che genera una forma di depressione collettiva, accresciuta da anni di delusioni politiche e di promesse elettorali tradite. Quello che si percepisce non è la rabbia reattiva di un popolo depredato, ma la rassegnazione dei condannati a morte o dei malati terminali. Ed è così che ci vogliono, anergici e depressi al punto da rinunciare alla nostra rappresentanza politica.

Per questo oggi andare a votare una delle liste del dissenso, – come VITA, ITALEXIT, ITALIA SOVRANA E POPOLARE – è una forma di ribellione. Votarle, seppure con tutte le loro imperfezioni, significa lanciare un messaggio: “noi ci siamo, noi ci opponiamo alla demolizione del Paese. Noi siamo il popolo sovrano”. “Ognuno appoggi la lista che ritiene più vicina alla propria sensibilità, comunque, cercando di erodere lo strapotere di questi esseri disumani che ci governano”. È l’appello del poeta e pittore Ivan Crico. “Mentre chi non crede alla possibilità di cambiare nulla andando a votare, inizi immediatamente ad agire con azioni pratiche nel mondo reale. Invito che rivolgo anche a chi andrà a votare, ovviamente. Perché queste nuove forze non è detto che possano riuscire nei loro intenti. E non possiamo permetterci di aspettare i salvatori della patria. Ognuno può contribuire a cambiare in meglio questo mondo. Questo non è più il tempo in cui ci si può limitare a commentare ciò che accade. Far partire progetti di sostegno nei confronti delle persone più colpite da questa demolizione sistematica del nostro sistema sociale ed economico, far partire nuovi progetti educativi e culturali, sensibilizzare i più giovani liberandoli dal giogo di infernali condizionamenti esterni. Bisogna agire, subito”.

Fonti: https://www.ilsussidiario.net/news/astensione-elezioni2022-rischio-47-mln-giovani-chi-non-vota-perchecandidati/2403989/ https://www.ipsos.com/it-it/sondaggi-politici-pagnoncelliintenzioni-voto-italiani-elezioni-politiche-fdi-primo-partitopd-secondo Financial Times, The many faces of Italy’s likely new prime minister https://www.ft.com/content/2a695c89-3d48-4a7ba50c-8480db745845

Miriam Alborghetti