Fotografia e Psicologica: due mondi da scoprire

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Fotografia e Psicologica: due mondi da scoprire

A cura della Dottoressa Anna Maria Rita Masin
Psicologa – Psicoterapeuta

Dottoressa Anna Maria Rita Masin
Psicologa – Psicoterapeuta

Nell’ultimo decennio il mondo della fotografia è arrivato ad essere quasi alla portata di tutti attraverso anche il perfezionamento tecnologico. I social, inoltre, ci stimolano a fotografare e a condividere su web moltissimi momenti della nostra vita. Adesso come nella preistoria, l’essere umano ha bisogno di fermare e raccontare momenti importanti della propria vita. Il racconto trasmesso verbalmente può essere interpretato, arricchito di particolari, modificato. Il graffite che rappresenta una scena di caccia è un graffite che rappresenta una scena di caccia, niente di più e niente di meno. La fotografia per l’individuo può essere una cattura di un momento, un’emozione, la memoria, un momento personale. La fotografia può avere almeno due livelli di analisi: 1- livello cognitivo: quando, dove, chi, come; 2- un livello emotivo che rappresenta la concatenazione di tracce emotive di allora (chi fotografa, chi è fotografato, l’evento da cui è nata la foto), il vissuto emotivo attuale di chi la guarda e l’emozione che emerge dall’unione delle prime due fasi emotive. Questi livelli di analisi sono fondamentali quando si usa la fotografia nella psicoterapia e nella riabilitazione. Faccio alcuni esempi. La fotografia nella riabilitazione cognitiva delle patologie neurologiche degenerative (Alzheimer): 1- a livello cognitivo si cerca di far recuperare le coordinate spazio-temporali; 2- anche se la persona ha delle capacità cognitive residue molto basse (per esempio non riconosce i famigliari) emerge sempre durante la visione di una foto famigliare, il non verbale del riconoscimento della traccia emotiva; probabilmente la persona non riesce a descrivere né la foto né l’emozione, ma il movimento non verbale di pochi istanti racconta molto. La fotografia in un contesto educativo come mezzo per far veicolare e riconoscere le emozioni: per esempio in un gruppo scolastico al fine di contrastare il bullismo. La fotografia nella psicoterapia: la fotografia è memoria tangibile e concreta. Spesso le persone hanno dei ricordi sfuocati oppure hanno dimenticato dei pezzi della propria vita, oppure reinterpretano i propri ricordi oppure, infine, sono portatori di ricordi di altre persone. Una donna adulta con disturbi alimentari (al momento della psicoterapia era leggermente in sovrappeso) mi raccontava di essere sempre stata grassa e di essere stata considerata grassa dalla famiglia e dagli amici. La sua immagine corporea, perciò, è sempre stata di una persona grassa. Vedendo le sue foto da adolescente ha scoperto che ha sempre vissuto con l’dea di essere grassa ma che invece non lo era. Un’altra persona, che raccontava un eterno conflitto col padre, vedendo le foto della sua infanzia, ha scoperto che giocava molto spesso con suo papà. La foto in psicoterapia è un ponte, un collegamento tra il presente e il passato. Durante la visione delle foto sia nel percorso psicoterapico sia nella riabilitazione cognitiva, emergono molte emozioni, la principale e la più immediata è lo stupore. Lo stupore è l’emozione della scoperta, è l’emozione che prova il bambino davanti ad una novità oppure l’emozione dello scienziato che dopo molte prove andate male è arrivato all’obiettivo. Dopo che è passato lo stupore possono emergere dolore (la signora che si considerava grassa ha detto “quanto tempo ho perso contro il mio corpo”), rabbia, gioia… l’elaborazione delle immagini e delle emozioni porta molto spesso la persona alla riconciliazione con sé…

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