DA SAN NICOLA A CAMPO DI MARE,GLI ALBERI COLONIZZATI DA PAPPAGALLI

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pappagalli

PER GLI ESPERTI SONO DUE LE SPECIE ESISTENTI SUL TERRITORIO.GHIOTTI DI ALBERI DA FRUTTO, CONTINUANO A NIDIFICARE.

C’è chi dice che gli alberi di Ladispoli e Marina di Cerveteri sono più verdi. Ed effettivamente quella scia colorata si trova anche nei giardini e nei parchi pubblici. Non sono fiori questa volta, ma pappagalli in cerca di un posto dove nidificare. Un fenomeno sempre più diffuso ormai sul litorale nord che continua ad affascinare gli abitanti, gli studiosi e i birdwatchers alla ricerca della foto perfetta da aggiungere alla personale collezione. Ci è un riuscito un adolescente in viale Europa, nel quartiere residenziale del Miami. Un gruppetto di questi simpatici esemplari si è avvicinato, forse alla ricerca di cibo, e il ragazzino è riuscito ad immortalarli in un filmato.

I pappagallini in realtà sono in pericolo. A spiegarlo è il responsabile per conto di Città Metropolitana della Palude di Torre Flavia, sito protetto per la presenza dell’avifauna migratoria. «Sicuramente i residenti avranno sentito quando emettono quel rumore assordante, – sostiene Corrado Battisti – i grandi lo fanno per proteggere i loro piccoli dall’attacco di cornacchie, ratti e anche gatti che si arrampicano sui rami attirati dagli uccellini». Vederli, sentirli rallegra certamente le passeggiate di ladispolani e cerveterani. Gli ospiti esotici sono di due specie: i parrocchetti dal Collare, originari del continente asiatico e i parrocchetti Monaco, provenienti dall’America latina. Centinaia e centinaia si aggirano nel quartiere Miami di Ladispoli, altri nella frazione di Marina San Nicola. Altrettanti volteggiano e si fanno notare sugli arbusti di Cerenova, a Cerveteri. «Nella località etrusca – aggiunge Battisti – si trovano solo i parrocchetti Monaco – alla ricerca di pini, abeti e cedri del Libano. Ma sono soprattutto quegli altri, dal Collare, a incunearsi tra le cavità del tronco ed entrando nei buchi per formare nidi multifamiliari. Questo rappresenta un problema per picchi e storni che dovranno trovarsi un altro habitat». L’aumento di pappagalli è destinato quindi a provocare cambiamenti nell’ecosistema e a far preoccupare più del dovuto gli agricoltori. I pappagalli si nutrono di frutta tra cui cachi e mandorle. Riescono persino a rompere il guscio beccandolo ed estraendo il frutto e lasciando perciò il mallo attaccato all’albero.

Mentre sul litorale nord la situazione ancora non preoccupa, al contrario è fuori controllo nella Capitale. Molte zone di Roma sono state colonizzate dai pappagalli che hanno iniziato ad essere assidui frequentatori al pari dei passeri, merli, piccioni e gabbiani arrivati sulle sponde del Tevere. Per alcuni esperti non tutti son riusciti anni fa a gestire questi volatili esotici in casa e così hanno iniziato ad abbandonarli. Presto si è creato un effetto boomerang indesiderato: gli esemplari liberati, per la loro spiccata propensione all’accoppiamento, si sono moltiplicati a vista d’occhio. I volatili, incredibilmente, hanno manifestato una resistenza inaspettata ai pochi giorni di freddo della Capitale adattandosi perfettamente alla vita cittadina. Tra e prime colonie il parco della Caffarella, Villa Torlonia, Villa Pamphili, Villa Borghese, il parco degli Acquedotti ed il laghetto dell’Eur sono diventati i territori di nidificazione dei “pappagalli romani”.