ROBERTA SANZO’: PREGI E DIFETTI “DI UNA BRAVA RAGAZZA”

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INTERVISTA a cura di Mara Fux

 

Protagonista di importanti cortometraggi oltre che testimonial di numerose campagne pubblicitarie fuori e dentro il Belpaese, la popolare attrice romana continua a conquistare il pubblico teatrale sia per i divertenti ruoli che interpreta spesso anche imbruttendosi, sia per il coraggio con cui porta in scena tematiche sociali o di denuncia come l’omosessualità, l’adozione o la violenza tra le tifoserie.

Cosa vuol dire per te “essere attrice”?

Essere attrice, appunto!  Per me questo lavoro coinvolge molti momenti della vita e anche le scelte giornaliere. Cosa si mangia, quanto si dorme, che capelli si portano, l’immagine che si sceglie da proporre ai casting che, in attesa delle conferme, non deve cambiare; la disponibilità di tempo a tutte le ore anche per il selftape dell’ultimo momento e per la promozione di uno spettacolo o di un film. Essere attrice vuol dire anche non avere orari per dormire e per mangiare!

È il mestiere che avresti sempre voluto fare o lo hai intrapreso per caso?

Devo dire che non è un caso che sia attrice, anche se non mi spiego da dove provenga questa innata passione! Già da bambina sognavo di entrare nel mondo dello spettacolo, pur senza avere esempi in famiglia, essendo i miei familiari da sempre commercianti. Il mio gioco preferito erano gli spettacolini da organizzare, i travestimenti e le bambole con ruolo di personaggi di film o del varietà! Anche nei temi di scuola col noto titolo “Cosa vuoi fare da grande” la mia risposta era sempre la stessa: farò l’attrice! A dire il vero ero molto attratta dall’idea di diventare una showgirl televisiva, come  il mio idolo Raffaella Carrà che spesso imitavo. Ma dopo la prima esperienza sul palcoscenico da ragazzina, è prevalso lo studio della recitazione, oltre al ballo e al canto, che ho sempre allenato.

Studiare, studiare, studiare: è questa la via giusta per intraprendere questa carriera?

Certamente! E’ una vita fatta di provini, audizioni, incontri e studio continuo. A proposito di studio, essendo sempre stata studentessa modello, ho voluto anche laurearmi, ma solo dopo essere sicura della scelta di vita. Infatti mi sono iscritta all’università con indirizzo spettacolo mentre già lavoravo ormai con continuità come attrice; e con non poche difficoltà, tra una tournée e l’altra, sono giunta al traguardo della laurea con lode, uno dei momenti più belli della mia vita, soprattutto perché se nell’ambiente dello spettacolo spesso dipende dalle scelte altrui, nello studio universitario i successi vengono solo dall’impegno profuso. E i sacrifici sono sempre ripagati!

Palcoscenico o grande schermo: dove batte di più il cuore?

Il teatro è il luogo dove ho avuto più occasioni lavorative e tante soddisfazioni. Ma non disdegnerei una occasione stimolante anche in cinema, dove le espressioni in primo piano, fanno ricorrere alle emozioni interne da prestare ai personaggi, dove gli occhi devono necessariamente essere comunicativi anche in silenzio, dove i silenzi parlano più delle parole, a mio avviso. E prediligerei in particolare un film in costume dove si deve vivere una realtà che non ci appartiene e non possiamo mai conoscere di persona. Ho avuto comunque modo di partecipare a vari corti con ruoli primari tra cui metto in evidenza “L’oro di famiglia” che è rientrato nella cinquina dei David di Donatello, “La rosa blu “ dove recito come protagonista accanto a Enzo Decaro, coprodotto dalla Rai, e “La sostanza dei sogni” un prodotto del periodo della pandemia, nato da una mia idea, scritto, realizzato e recitato con Geppi Di Stasio. Tutti e tre i corti hanno vinto decine di premi in giro per il mondo e mi hanno dato anche riconoscimenti come migliore attrice.

Hai detto di provenire da una famiglia di commercianti: i tuoi genitori hanno spronato oppure ostacolato la tua propensione per l’arte? 

I miei genitori non hanno mai ostacolato la mia scelta di essere attrice, nonostante l’incertezza di questo percorso sempre precario li abbia impensieriti non poco per il mio futuro! Appena diplomata alla scuola del turismo tra le più rinomate in Italia, fioccavano le proposte di lavoro (magari fosse così anche adesso per i giovani!) ma ho resistito per seguire i miei sogni e ho cercato di tranquillizzare la famiglia mettendocela tutta per avere continuità lavorativa soprattutto in teatro e di conseguenza sufficiente indipendenza economica.

Ricordi il primo ruolo interpretato?

Da ragazzina salii per la prima volta su un palco e per un piccolo ruolo ed ebbi una emozione fortissima. Ma il primo vero ruolo fu subito una protagonista in un piccolo teatro di Roma. Non sono più scesa…

E quello cui ti senti più legata?

Sicuramente il ruolo della commedia di Geppi Di Stasio “Di donna ce n’è una sola”, di cui è in uscita anche il corto cinematografico con lo stesso cast, ovvero me, Geppi e Lucio Caizzi. E certamente “Il diario di una brava ragazza”, il monologo di Nino Marino che sto interpretando in questi anni.

La dote più importante per un’attrice?

Concentrazione, attenzione, lucidità, pazienza, disponibilità, resistenza …  ben più di una sola dote! In un’unica parola? Professionalità. Però non basta!

Se avessi la bacchetta magica, chi vorresti essere come donna?

Me stessa ma più serena e spensierata.

E come personaggio di commedia o tragedia?

Mirandolina de “La locandiera” di Goldoni.

Sei testimonial di molte pubblicità sia in Italia che all’estero: associare il proprio volto alla promozione di un prodotto agevola il raggiungimento della popolarità?

Alcuni spot popolari senza dubbio ti rendono momentaneamente popolare e possono agevolare la riconoscibilità. Ma la soddisfazione è più personale perché essere scelti per le pubblicità è molto difficile. In pochi secondi devi essere bravo ad interpretare un ruolo o un’ espressione a favore di un marchio, con o senza battute! E girare gli spot è molto faticoso e impegnativo. Gli spot, a mio avviso, sono veri gioielli di regia e spesso di interpretazione.

Dopo anni di fidanzamento con il drammaturgo, attore e regista Geppi Di Stasio, nel 2023 siete convolati a nozze: il vostro rapporto è cambiato?

Le nostre nozze sono state una bellissima festa e un premio reciproco per la resistenza di coppia! Nel nostro ambiente i rapporti sentimentali sono messi spesso alla prova! Tra noi non è cambiato nulla se non in meglio. E’ un matrimonio fatto dopo tanti anni di legame quindi è stato celebrato solo per consolidarci.

Insieme avete creato una Scuola di Teatro: qual è la prima cosa che insegni agli allievi dei corsi teatrali della Trepareti?

La prima cosa a cui teniamo è far capire agli allievi che recitare è una cosa seria, un gioco serio, anche se non sarà il loro lavoro. E poi cerchiamo di trasmettere la tecnica e il mestiere dell’attore con un nostro metodo e attraverso la nostra esperienza. L’arte della recitazione, a nostro avviso si può imparare. Non è solo talento.

Come drammaturgo Geppi affronta spesso sul palcoscenico temi controversi come il riconoscimento dei matrimoni omosessuali o l’adozione. Li abbracci come attrice  o anche come individuo?

Geppi è un sostenitore dell’idea che il teatro abbia spesso funzione di comunicare un punto di vista e far riflettere il pubblico, anche se c’è divertimento. Io la penso allo stesso modo. Evasione ma con spessore! E  proposito del teatro che fa “pensare”, saremo in scena dal 5 al 22 marzo con lo spettacolo “Figlio di famiglia” al teatro Delle Muse di Roma che mi vede protagonista accanto a Geppi che ne è l’autore e regista, un testo che parla dei diritti delle coppie gay riguardo le adozioni e il desiderio di maternità. Si coinvolge anche il pubblico sfondando la quarta parete e chiedendo in forma anonima una votazione sull’argomento. Nel cast  anche i bravissimi Antonio Lubrano, Patrizia Tapparelli e Giorgia Lepore.

Da attrice sei praticamente su tre fronti recitativi: le commedie contemporanee spesso firmate da Geppi, quelle di matrice partenopea portate in scena dalla Compagnia del Teatro delle Muse con la ditta teatrale Wanda Pirol & Rino Santoro ed il monologo “Diario di una brava ragazza” firmato da Nino Marino. Quale di queste tre tue diverse versioni pensi che sia maggiormente apprezzata dal pubblico?

E’ sicuramente una fortuna per un’attrice aver modo di potersi esprimere in generi diversi. Il teatro classico napoletano è molto richiesto e apprezzato dal pubblico e ogni personaggio che interpreto cerco di variarlo dai precedenti. Nelle fortunate commedie moderne di Geppi interpreto spesso ruoli molto diversi dal mio carattere, cosa che prediligo fare per mettermi alla prova ogni volta. Per un attore soprattutto di teatro, mettersi alla prova con un monologo è quasi una esigenza, una tappa che accade o che si cerca. Nino Marino, già noto come autore per tante commedie tra cui la famosa “Gente di facili costumi”, mi ha voluto incontrare e mi ha detto che voleva vedermi come interprete del suo monologo “Il diario di una brava ragazza”. E’ stato per me un onore e una bellissima sfida. Già avevo calcato le scene con un monologo al festival di Spoleto molti anni fa, ma si trattava di un testo molto drammatico. Il Diario è un monologo brillante che parla direttamente al pubblico. Ci ho lavorato molto e il pubblico mi ha premiata con un forte consenso

Domanda cattivella: essere protagonista di spettacoli di una sola Compagnia, non ti sta stretto? Non ti vien voglia di testarti con il pubblico di altre sale teatrali?

Domanda molto stimolante invece! Negli ultimi anni mi si vede spesso sulle scene con la compagnia stabile del teatro Delle  Muse o protagonista accanto a Geppi Di Stasio. Ma sin dagli inizi della mia carriera ho avuto modo di poter recitare con Aldo Giuffrè, Alida Valli, Giovanna Ralli, Lando Buzzanca, Carlo Croccolo, Maria Carta, La premiata Ditta, Luciano Damiani, Sebastiano Lo Monaco, Giuseppe Patroni Griffi, Massimiliano Bruno, Antonio Casagrande, tanto per citarne alcuni. Ho fatto anni di tournèe e calcato le scene dei più importanti teatri italiani e anche all’estero.  Io e Geppi ci siamo conosciuti nell’ambiente del teatro quando già era regista. E’ ovvio che essendo una coppia di attori e lui regista si pensi quasi sempre a progetti insieme. Ma solo perché la stima è reciproca! Altrimenti nessuno di noi due rovinerebbe il percorso lavorativo solo perché si è una coppia, se non ci fosse crescita e stimolo. Reputo Geppi tra i migliori registi attualmente attivi quindi lavorare insieme è una scelta e non un limite.

Se la Vita ti permettesse di ricominciare da capo, sceglieresti nuovamente la carriera d’attrice?

La risposta è si! Non riesco ad immaginarmi in un altro mestiere. Forse, se dovessi immaginare una alternativa nelle scelte di lavoro, mi vedo donna manager per le mie  capacità organizzative, precisione e ordine. Oppure Talent scout, per il mio intuito sulle carriere altrui!