La zona bianca nel nuovo Dpcm

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Indice di contagio non superiore a 0,5, tasso di incidenza di 50 casi alla settimana ogni 100mila abitanti: chi riuscirà a raggiungere questo traguardo?

La zona bianca: stop alle restrizioni, tutte le attività aperte, addio al coprifuoco. Resta l’obbligo di indossare la mascherina e mantenere le distanza. Una sorta di libertà condizionata. Tra le ipotesi di governo c’è l’introduzione di un obiettivo (la zona bianca) ad oggi irraggiungibile per tutte le regioni. Durante l’incontro a Palazzo Chigi è stato definito lo scenario delle prossime settimane  – difficili anticipa il ministro Speranza. Cosa si devono aspettare gli italiani.

Traguardo possibile? Lo status di zona bianca viene assegnato con un Rt non superiore a 0,5 e un incidenza di 50 casi alla settimana ogni 100mila abitanti. La zona bianca rappresenta un ritorno alla normalità, intanto viene introdotta simbolicamente nel ventaglio delle ipotesi, come una luce di speranza in fondo al tunnel. Ad oggi è un traguardo impossibile valutando il numero dei contagi indicati dal bollettino giornaliero.

Bar, cinema, impianti sciistici, teatri e scuole sarebbero tutti aperti in zona bianca, dunque si annuncia un inverno lungo e rigido per le attività indicate che ancora resteranno chiuse. Ma non basta, ulteriori limitazioni verranno introdotte negli altri colori. Sarà vietato l’asporto di cibi e bevande dai bar dopo le 18 e lo spostamento tra regioni gialle.

Il nuovo Dpcm entrerà in vigore dal 16 gennaio 2021, verrà presentato alle Camere dal ministro Speranza  il 13 gennaio. Dopo il vertice di ieri, domenica 10 gennaio, è previsto per oggi l’incontro con i governatori delle Regioni, per un confronto sui parametri introdotti che determinano il colore delle zone. Va ricordato che il 31 gennaio 2021 scade lo stato di emergenza rinnovato a luglio, il governo intende prolungarlo ovviamente, con data da stabilire. Su Repubblica si legge l’ipotetica data del 30 aprile 2021.

Le misure che sembrava servissero solo per casi estremi sembra invece che accompagneranno gli italiani per il 2021, ma cosa ne pensano i medici impegnati in prima linea nelle corsie degli ospedali, delle scelte politiche in corso?
Il primario di terapia intensiva del San Raffaele, Alberto Zangrillo: “un elevato numero di contagi non si traduce necessariamente in un’emergenza sanitaria. Una misura coercitiva su base cromatica dovrebbe scattare solo in casi estremi. Non c’è da preoccuparsi come ci vogliono far credere”. Così su AdnKronos.