Benedetta quotidianità – recensione

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Tindaro Niosi “ Benedetta quotidianità”.

 

di Caterina Luisa De Caro

 

Il bello, come definirlo? Bello è un tramonto, un sorriso e un’emozione che troviamo negli esseri animati e nelle cose. Bello è lasciare che la fantasia ci porti fuori da noi a cercare il mistero. Cosa l’immaginazione possa creare con le parole rimane un arcano profondo della vita umana. Animali fantastici mai esistiti, territori e regni senza nessun riferimento critico e storico, ma ricchi di anacronismi e fantasiose scoperte il cui riscontro minimo dei fatti crolla col castello di carte che aveva dato origine all’arcano, dimostrando la disonestà di chi propugna e diffonde tali corbellerie atte alla fantasticazione degli allocchi, che investono in gadget e libri scritti da sedicenti studiosi e ricercatori.  Nonostante ciò, l’uomo attuale dà valore e celebra mondi imperscrutabili che lo allontanano da una realtà concreta e dimostrata.

Può in questi tempi così caotici capitare tra le mani uno scritto che non prefiguri mondi fantastici, ma riempia la quotidianità di poesia e bellezza dando modo a chi legge la riscoperta del proprio essere. La grazia di gesti e persone che riempiono di armonia quei scenari familiari che il mondo greco antico chiamava Idilli. L’idillio è un quadretto, una raffigurazione campestre o di vita quotidiana che ha il potere di rasserenare gli animi e riscoprire un mondo di bellezza e di pace che configura a qualcosa di più profondo e misterico: il bisogno dell’uomo di dare significato al suo tempo.

Il tempo, quest’unico bene che andiamo perdendo alla ricerca di chissà quale benessere materiale che ci porta a fuggire il pensiero e a evitare di conoscere chi c’è vicino come portatore di valori e storie.

In questa tragedia del nostro tempo, cui è tutto un fuggire dai significati profondi e terreni del nostro esistere per trascendere ed entrare in mondi di paradisi paralleli e superficiali offerti a prezzi modici da guru, sciamani, fattucchiere e altro, dimentichi che il ruolo di questi personaggi consisteva nel farci affrontare per mezzo della guarigione la realtà e il rituale del vivere e non fuggire da essa come se fosse un mondo nefasto.

Il rituale della bellezza di fonda  sulla guarigione nell’ordine dell’esistenza e questo, con grande maestria , è posto in essere nel libro taumaturgico di Tindaro Niosi ” Benedetta quotidianità”.

La ricerca del Bene del Vero del Bello alla base dell’armonia che  muove il tutto e  trasforma il tutto nell’infinita legge che il cielo è di chi sa alzare gli occhi e vedere l’immenso.

Auguro a coloro che leggeranno il testo, la capacità di scardinare porte e aprire orizzonti, cosa che Niosi riesce a fare.