Storia: il Carnevale e le sue maschere!

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A Roma c’è Meo Patacca e Rugantino “er bullo de’ Trastevere, svelto co’ le parole e cor coltello”. Che belle queste maschere tutte italiane!

Di Pamela Stracci

Il Carnevale è una festa dalle origini pagane che si perdono nella notte dei tempi. I Saturnali erano le solennità religiose dell’antica Roma legate al culto del dio Saturno e hanno lasciato molte tracce in questi festeggiamenti. Erano caratterizzate da spettacoli pubblici, da abbondanti banchetti, da riti anche sfrenati, da sacrifici e da balli. Un periodo dove si sovvertiva l’ordine sociale, in un mondo temporaneamente alla rovescia, dove gli schiavi potevano sentirsi liberi, liberi di sfilare in colorate maschere. Tra tutte, veniva nominato il “princeps Saturnalicius”, il re della festa, vestito di rosso fuoco, che rappresentava una caricatura dei nobili romani. Questa festa segnava anche il passaggio dalla morte dell’inverno alla rinascita primaverile e alla fecondità della terra.

Nel medioevo l’abbondanza e ilarità del Carnevale fu contrapposta al successivo periodo della Quaresima cristiana, con i suoi quaranta giorni di penitenza e astinenza dal mangiare cibi grassi e carne, per preparare lo spirito e il corpo alle festività pasquali.

Gli adattamenti che hanno permesso la sopravvivenza di questa antica festività sono palesi anche nell’origine incerta del nome. Si parla di “carrus navalis”, la cui forma contratta era “car navalis”, che ci riporta al mito egiziano di Iside che fece risorgere il suo amato sposo Osiride, un amore ricordato nella cerimonia conosciuta in epoca romana come il “Navigium Isidis” (la nave di Iside). Il viaggio di questa dea per ritrovare il suo sposo, veniva rievocato con una processione dove un corteo mascherato accompagnava virtualmente Iside sulla nave sacra realizzata appunto con un carro navale su ruote, fatto sfilare. Altre tesi riportano alle locuzioni latine “carne vale” ovvero “levare la carne”, in riferimento all’addio alla carne e ai cibi grassi nel tempo quaresimale, o “carnasciale” cioè “carne a scialare”, riguardo l’abbondante banchetto che si celebrava la sera prima del Mercoledì delle Ceneri ovvero il Martedì, appunto, “grasso”.

Nella nostra penisola, la Repubblica di Venezia è sicuramente quella che nei secoli ha portato avanti ininterrottamente questa usanza: nel 1296 il Senato veneziano riconobbe formalmente il Carnevale come festività dando vita ad una tradizione incredibile di maschere che anche oggi rappresentano una attrattiva in tutto il mondo. Questo primo Carnevale fu festeggiato anche dal grande esploratore Marco Polo di ritorno da quel viaggio in oriente che durò ben 24 anni e raccontato ne “Il Milione”: “buon giorno signora maschera” diceva incontrando qualcuno in costume per le vie della città marinara.

Segue una lunga tradizione di splendide maschere italiane regionali nate nel cinquecento, prima per il teatro, per la così detta “Commedia dell’arte” e poi per il popolo e che impersonavano le caratteristiche, più o meno positive, di singolari personaggi: il ladro, l’avaro, il burlone, l’innamorata, la civetta e così via. Ogni regione ha così la sua maschera tradizionale: a Bologna il corpulento Dottor Balanzone, in Liguria il fifone Capitan Fracassa, a Venezia il tirchio Pantalone (famoso è il modo di dire “Chi paga? Paga Pantalone!”) ma anche Colombina, fidanzata del bergamasco Arlecchino, poi ricordiamo a Torino Gianduia con l’immancabile bicchiere di vino nella mano, il povero Stenterello in Toscana, Meneghino il milanese, a Napoli Tartaglia e Pulcinella e naturalmente a Roma c’è Meo Patacca e Rugantinoer bullo de’ Trastevere, svelto co’ le parole e cor coltello”. Che belle queste maschere tutte italiane!

Oggi il carnevale rappresenta soprattutto un momento di festa, di scherzo e di gioco in particolare per i più piccini, mantenendo comunque viva una tradizione che ancora resiste ai tempi. E allora? Buon carnevale!