La vittima

0
146
Dottoressa Anna Maria Rita Masin
Psicologa – Psicoterapeuta

Troppo spesso si sentono testimonianze di persone che hanno fatto parte, per un certo periodo di tempo, di una coppia in cui il partner era violento. Troppo spesso chi racconta queste esperienze sono la minima parte delle persone che le vivono ancora e sono la minima parte di quelle che le hanno vissute. La vittima di una relazione violenta si è innamorata del partner per un qualcosa di speciale che aveva visto in lui: molto spesso veniva ricoperta di attenzioni e si sentiva importante. Poi, improvvisamente ecco: la prima scenata di gelosia accompagnata da una estrema violenza verbale e, spesso, da violenza fisica. Questi comportamenti possono essere determinati o da interpretazioni di realtà (“lo/la stavi guardando”) oppure da fattori realmente inutili oppure innocui. Questo primo episodio scuote e fa avere alla vittima la sensazione di vivere in un modo parallelo: “non può essere lui/lei” “non è mai stato/a così prima di allora”. Le sue idee sono confermate dalle scuse prodigate dal partner violento che promette in modo plateale che non lo farà mai più, con pianti disperati ma che, alla fine, fanno capire tra l’implicito e l’esplicito che è anche colpa della vittima “però…se tu avessi fatto o detto/se tu non avessi fatto o detto (questo o quello)”…concludendo il momento o con del buon sesso o con “dai, non parliamone più! tanto non succederà mai più”. Invece, dopo un periodo di estrema tranquillità, di serenità, di amore reciproco, succede un altro improvviso ed inaspettato evento violento. La conclusione è spesso la stessa della precedente anche se l’attenzione della colpa si sposta sempre di più verso la vittima, magari questa volta con esempi concreti. Spesso succede che il partner violento abbia raccontato la sua storia di vita, piena di problemi, difficoltà, di incomprensioni famigliari, lavorative e sociali e concludendo, anche ora in modo tra l’implicito e l’esplicito, che solo lei lo può salvare, lo può aiutare a stare bene. La vittima inizia a pensare che il partner ha veramente bisogno di aiuto e che se cercherà di essere adeguata tutto funzionerà bene. “Con il mio amore lui cambierà”: questa è una fantasia nota e frequente nelle vittime. Inizia a giustificare, quindi, qualsiasi suo comportamento, anche l’abuso di alcol o l’assunzione errata o discontinua di farmaci nonché l’assunzione di sostanze stupefacenti (solitamente cocaina). Nella vita di coppia vengono sempre alternati momenti di grande serenità e di amore a momenti di grande aggressività ma questi ultimi, progressivamente, superano i primi. La vittima tende a raccontare agli altri poco fino a non raccontare nulla di ciò che le sta succedendo, e a dire che “va tutto bene”. Col tempo tre sono le caratteristiche principali della relazione: 1- la paura, la vittima vive sempre più nella paura di suscitare l’aggressività del partner; 2- la sottomissione psicologica, la vittima accondiscende a tutto per far andare bene le cose, compreso anche avere rapporti sessuali non voluti e non protetti, “importante che non si arrabbi”; 3- il senso di colpa: la convinzione che la responsabilità sia anche e soprattutto sua, della vittima. La gelosia e la possessività del partner è ora diventata morbosa ed assillante: la vittima ha ormai ridotto quasi a zero i suoi contatti sociali diminuendo anche i contatti con la famiglia d’origine e, al bisogno, nega il problema anche quando si manifesta in contesti “pubblici”. Il partner violento non cambia. Il partner violento è e resta violento.

L’unica soluzione è chiedere aiuto. Nessuno è solo. Può succedere a tutti.