La salute psicologica è un diritto?

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…E ADESSO?

dirittiDue anni di restrizioni. Paura della morte. Paura di qualcosa di incontrollabile e totalizzante. Immagini di medici ed infermieri sfiniti, stravolti dalla fatica e dal dolore. Aumenta la paura. Aumentano le incertezze. Non è più come prima. Non sarà più come prima. È come una guerra ma non è una guerra. Paura degli altri. Mancanza di contatti fisici. Distanziamento fisico. Chiusura. Si mangia molto. Si rimane a casa 24 ore su 24, 7 giorni su 7. Si esce solo per l’indispensabile. Alle volte si arriva a perdere le coordinate temporali. Apertura. Speranza di normalità. Mascherine. Si vede il volto a metà. Imparare a sorridere con gli occhi. Imparare a capire il non verbale da poche espressioni. Difficoltà di capire. Distanziamento sociale. Blocco e poi limitazione negli sport e nelle attività ludico-ricreative. Smart-working che, all’inizio era una comodità, ma col tempo limitato limitante ancora di più la socializzazione. Informazioni diverse e a volte contraddittorie. Confusione. Cambiamento totale della vita. Ciò che era normale e scontato, ora è diventato un ricordo desiderato. Ricerche su web. Nascono le prime domande, i primi dubbi. Poi i dubbi svaniscono. Si agisce sperando che sia il comportamento migliore. Questo, e sicuramente molto altro, è ciò che abbiamo vissuto in questi ultimi due anni.

Siamo passati da una vita conosciuta ad una vita completamente diversa. A due anni di distanza, si parla sempre e solo di salute fisica. Ma la salute psicologica delle persone, che risvolto ha? Qual’è il peso che viene dato ad un aspetto fondamentale della salute umana? L’OMS parla di salute bio-psico-sociale. Spesso le persone raccontano “dal lockdown sto peggio”, “prima, io e mio marito…sì avevamo dei problemi, con il lockdown le cose tra di noi sono peggiorate”.
Poche sono le notizie in tv sul malessere psicologico delle persone. È un dato certo che c’è stato un accesso maggiore nei servizi dell’età evolutiva per l’aumento di disturbi alimentari, comportamenti autolesionistici, fino ad arrivare al tentato suicidio e al suicidio vero e proprio. Negli adulti, sono aumentati i disturbi d’ansia, i disturbi alimentari, l’uso di sostanze, le psicosomatosi, i problemi di coppia. Ciò che prima si riusciva ad affrontare solo con il percorso terapeutico, ora spesso necessita del supporto farmacologico. È aumentata la distanza emotiva ed il riconoscimento dei propri vissuti emotivi. L’essere umano vive prevalentemente di “pane e socialità”, in modo diverso a seconda dell’età. I bambini hanno bisogno di stare con i bambini (oltre che con i propri genitori) in modo tale da iniziare a confrontarsi adeguatamente con i pari. Gli adolescenti necessitano del confronto con i pari per uscire dall’alone di “devozione” verso i genitori, costruirsi una prima personale identità e contrastare l’autorità genitoriale per introiettarla e farla propria. I giovani adulti (universitari) iniziano a costruirsi il proprio indirizzo lavorativo. Gli adulti consolidano o cambiano le loro scelte lavorative e/o di partner. Gli anziani necessitano di vivere adeguatamente i loro anni di meritato pensionamento. La salute psicologica è un diritto come la salute fisica. La salute psicologica deve essere tutelata come deve essere tutelata quella fisica. Il continnum “mentecorpo” ha sorpassato il dualismo “mente-corpo”, poiché nel continuum non c’è né inizio né un fine ma un autoalimentarsi.

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Dottoressa Anna Maria Rita Masin
Psicologa – Psicoterapeuta
Psicologa Giuridico-Forense
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