CAPITALE NATURALE A RISCHIO?

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Le nove maggiori associazioni pro pet scendono in campo contro il DL Agricoltura. Ricorrere all’esercito per l’abbattimento dei cinghiali attesta il fallimento politico e gestionale, dichiarano in un comunicato congiunto.

Le associazioni ENPA, FEDERAZIONE PRO NATURA, LAC, LAV, LEGAMBIENTE, LIPU, LNDC ANIMAL PROTECTION, OIPA, E WWF ITALIA denunciano le conseguenze negative del DL Agricoltura, approvato lo scorso 6 maggio in Consiglio dei Ministri, rispetto alla tutela degli animali. Si tratta dell’ennesimo provvedimento in cui si sfruttano vere o presunte emergenze, per trasformarle in una scusa per elargire soldi pubblici e favori, si legge nel comunicato congiunto di protesta delle associazioni.

Il rischio concreto, prosegue, è che in fase di conversione, il DL sia ulteriormente infarcito di misure che ridurranno ancor di più il già debole sistema di tutele. E questo ignorando il nuovo articolo 9 della Costituzione che parla chiaramente di tutela della biodiversità e dell’ambiente.

In particolare è contestato il passaggio della SOARDA, la sezione dei Carabinieri specializzata in antibracconaggio, sotto il diretto controllo del ministero dell’Agricoltura, che per gli animalisti rappresenta un approccio all’ambiente ideologico, anacronistico e antiscientifico secondo cui l’essere umano deve dominare la natura, piegandola ai suoi poteri. Al centro del dissenso c’è il ricorso alle forze armate per sparare ai cinghiali. Gli animalisti, in tema di Peste Suina Africana, nel loro comunicato, ricordano che Governo e Parlamento hanno già nominato un commissario speciale modificato la legge sulla caccia, creando piani straordinari di contenimento affidati ai cacciatori, mascherati da bioregolatori, eliminando il ruolo di supervisione scientifica di ISPRA e di controllo delle forze di polizia.

A preoccupare ancora di più gli attivisti è l’affidamento ai militari, di specifici poteri d’identificazione dei cittadini, derivati dalle leggi varate durante gli anni di piombo, nei confronti di chi, a loro insindacabile giudizio, ostacoli le attività di abbattimento degli animali.

“Ricordiamo al Governo concludono le associazioni che il vero rischio per la sicurezza e la salute pubblica non sono gli animalisti che esprimono il loro dissenso ma le migliaia di privati cittadini armati, non adeguatamente formati e autorizzati a sparare dappertutto, nonché il ricorso a pratiche scorrette di gestione degli animali selvatici come la braccata e la caccia con i richiami vivi, autentici veicoli per la diffusione di patologie”. Il mondo ambientalista allargato aveva già scritto al ministro dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida, alla fine di febbraio, quando la mobilitazione generale degli agricoltori aveva portato alla ribalta il conflitto tra gli obiettivi della transizione ecologica e la produzione primaria, per chiedere un confronto sul futuro dell’agricoltura e dei sistemi agroalimentari in Europa e nel nostro Paese, aperto anche alle associazioni ambientaliste, animaliste e dell’agroecologia. Come commentava il WWF, non può esistere l’agricoltura senza la tutela del suolo, delle acque, dell’aria, del benessere degli animali e del nostro capitale naturale.

Rubrica a cura di Barbara e Cristina Civinini

Colonia felina del castello di Santa Severa https://gliaristogatti.wordpress.com

DIDE

Lo sguardo di una giovane volpe – WWF

Al centro del dissenso c’è il ricorso alle forze armate per sparare ai cinghiali – ISPRA

I loghi delle 23 associazioni che hanno scritto a fine febbraio al ministro Lollobrigida – WWF

Il nuovo articolo 9 della Costituzione tutela l’ambiente e la biodiversità – ENPA