Perché leggere le poesie di Luigi Amorevole, raccolte nel recente libro Lucente e senza velo, pubblicato da edizioni D’Amato Editore?
di ANTONIO CALICCHIO
Ormai conosciuto da studiosi e da lettori, Luigi Amorevole ha votato la sua esistenza alla creatività artistica. Johann Jacob Bodmer, nel sec. XVIII, considerava l’arte come un “far essere le cose che non sono”: l’artista fa essere le cose che non sono; egli, quindi – e questo è un principio fondamentale del romanticismo – è come Dio, è creatore.
Si pensa solitamente che il far essere le cose che non sono sia una caratteristica peculiare del cristianesimo, oppure della filosofia moderna quando si libera dalla teologia; ed invece, questa affermazione (far essere le cose che non sono) è la definizione che Platone dà della poìesis, della “poesia”, che vuol dire “produzione”.
Secondo la definizione che Platone offre nel Convivio, la poìesisè ciò che fa passare le cose ektoumèòntoseistòòn, dal non-essere all’essere, dal niente all’essente.
Quella che riteniamo una caratteristica del pensiero cristiano è, invece, un tratto distintivo di quello greco. Il cristianesimo non inventa la creazione, ma allarga il suo campo applicativo alla materia del mondo, cioè a tutte le cose.
Asserisce Platone che l’attività dell’uomo di far passare le cose dal non-essere all’essere è anthropìnetéchne(tecnica umana); e dio fa passare la natura dal non-essere all’essere secondo una attività che è theìatéchne(tecnica divina).
I Greci, dunque, inventano il senso della creatività.
Pertanto, l’artista, in generale, e il poeta, in particolare, è come Dio. Dio ha creato il mondo e gli uomini, i quali uomini riassumono in sé una scintilla divina con cui proseguono la creazione del mondo: l’architettura, la pittura, la letteratura, la musica, sono una prosecuzione dell’opera creatrice. In confronto agli animali, che pure presentano un patrimonio genetico simile al nostro, l’uomo ha la coscienza della vita e della morte: l’animale non sa quando e come morirà, l’uomo, invece, sa che è un essere finito e limitato. E nella certezza della morte emerge il desiderio di Dio, nel senso che l’uomo ha bisogno di Dio, in quanto non vuole morire, immaginando un altro mondo dove continuerà a vivere. Ciò significa che la capacità di sentire Dio è connessa al fervore non solo della fede, ma anche della creazione, dell’arte, della poesia, che ci rendono vivi oltre la vita: Dante è vivo anche dopo secoli dalla stesura della Divina Commedia, è vivo nel suo testo e nelle sue parole. Se questo discorso vale per ciascun artista e ciascun poeta, vale analogamente per Amorevole, che, con la sua raccolta poetica, si conferma voce eletta nella sciatteria che avanza, nelle superstizioni che si espandono, nell’irrazionalismo che dilaga intorno a noi. Attraverso titoli che omaggiano la sua indipendenza e autonomia di spirito, il suo lavoro si mostra volto a celebrare una poetica intesa come rito, esplorazione interiore e ripudio delle mode effimere. Un itinerario fra parole immortali, che, sorte da una esigenza assoluta e vitale, rappresentano architetture dell’anima. In questo orizzonte, la sua parola poetica pare oscillare dal crepuscolarismo dinamico al dramma del paesaggio interiore, costruendo universi di una modernità evidente.
Ma la visione che scaturisce dai versi di Luigi sfida, inoltre, sia i canoni estetici e stilistici, sia il silenzio, al pari di Alda Merini, conducendo il lettore in un percorso tra i contorni lineari e lo slancio profetico, tra l’ironia della quotidianità e la vertigine dell’ignoto.
In qualunque espressione artistica e poetica, il talento, la passione, la vocazione costituiscono elementi necessari, ma non sufficienti; né tantomeno un buon tirocinio o apprendistato può bastare: occorrono, altresì, una pratica ed un esercizio continui, una formazione costante e una preparazione duratura. Ciò è quanto connota lo sviluppo del cammino culturale compiuto da Luigi.
Gli artisti, i poeti, tendono a ripetersi, a riprodurre un modello, posseggono un archetipo di riferimento. Amorevole no. Ogni volta elabora una immagine nuova ed originale, con lo scopo di sottolineare anche il valore sociale del linguaggio poetico come dimensione essenziale della emancipazione personale, civile e morale dell’uomo, nel suo intelletto, nei suoi sentimenti e nella sua volontà.



































































