La febbre esantematica bottonosa mediterranea e le altre malattie da Rickettsiosi

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La febbre esantematica bottonosa mediterranea
e le altre malattie da Rickettsiosi

A cura del Dottor Professor Aldo Ercoli

Dottor Professor
Aldo Ercoli

Pidocchi, zecche, pulci, acari sono tutti animali artropodi che possono trasmettere la Rickettsiosi, sia ad altri animali che all’uomo. Concentriamoci sulla zecca che può trasmettere le rickettsie, ossia “parassiti batterici intracellulari obbligati che si presentano come coccobacilli Gram negativi e bacilli di piccole dimensioni” (Harrison. Principi di Medicina Interna. Mc Graw – Hill 2002).

In natura il germe ha un animale come serbatoio e spesso un insetto come vettore (agente che lo trasporta e lo trasmette). Vi sono diverse varietà eziologiche che colpiscono sia l’uomo che gli animali. Unica eccezione, nelle rickettsiosi, è il tifo esantematico trasmesso dal pidocchio in cui l’uomo rappresenta un ospite casuale. Le rickettsie provocano nell’organismo umano tutte una serie di malattie esantematiche, talora molto gravi, spesso accompagnate da disturbi neurologici (stato tifoso) ma anche la febbre Q, patologia respiratoria che non interessa la cute. In Italia gli agenti eziologici più frequenti sono la R conorii (responsabile della febbre esantematica o bottonosa mediterranea, detta anche “febbre del Carducci”), la R. burnetti (coxiella burnetti che provoca la febbre Q) e la R. mooseri (tifo murino trasmesso dalla pulce che si annida nei ratti).

La R. coneri, che è al centro dell’argomento, viene trasmessa dalla zecca. Quali sono i suoi serbatoi naturali? Conigli, lepri, topi. Quali categorie di individui vengono più spesso colpite? Soprattutto cacciatori, campeggiatori, bay-scaut, cuochi. Dopo un periodo di incubazione, variabile da 6 a 20 giorni, il paziente accusa, all’improvviso, una febbre molto elevata (40° C), associata a cefalea, dolori ai muscoli e alle ossa. Poi, dopo 4-5 giorni, vi è un esantema con macchie poco numerose di colore rosso vinoso che evolvono in macule – papule (esantema bottonoso).

Molto spesso si riscontra “l’escora”, ossia la “tache noire” (macchia nera) sulla cute ove vi è stata l’inoculazione. Il primo caso lo riscontrai, nel 1975, fresco di laurea, in un mio caro amico che mi chiamò, a Primavalle ove abitavo, per una “febbre sconosciuta” con macule – papule. A.T. (queste le sue iniziali), era un bel ragazzo, soprannominato da noi coetani “sanfrattamo”, perché molto spesso si appartava, lontano da occhi indiscreti, in aperta campagna o nella boscaglia, con qualcuna delle sue fidanzate. Quando vidi la “tache noire” gli dissi: “Angelè ma con chi ti sei infrattato una decina di giorni fa?”. Lui mi sorrise perchè comprese che io avevo scoperto l’origine della malattia: dopo dieci giorni di tetracicline (ambramicina) guarì completamente.

E’ questo l’antibiotico d’elezione anche se in seguito utilizzai più la doxociclina (Bassado, Minocin) con due sole compresse al giorno, sempre per via orale. Non ho mai fatto ricorso al cloramfenicolo, pur efficace, per i molti effetti collaterali. Altri antibiotici sono del tutto inefficaci. Dopo quel primo caso ne riscontrai, in tanti anni di professione, molti altri. Nel lungo “periodo dei cassonetti” ben due pazienti, molto poveri, contrassero la malattia. Un altro caso che ben ricordo fu quello di una donna che si infettò mentre preparava, per la cottura, una lepre che il marito cacciatore gli aveva portato a casa. Ci fu, qui a Ladispoli, chi mi superò nella diagnosi e cura della “febbre bottonosa”… e di gran lunga. Mi riferisco al compianto dott. Giorgio Battelli, un medico privato molto bravo e apprezzato ma, nello stesso tempo, molto invidiato e bersagliato da false maldicenze. Certo a 30-35 anni la mia esperienza clinica non poteva paragonarsi con la sua più longeva professione.

La rickettsia conorii è una forma meno grave del tifo petecchiale o esantematico della cosiddetta “febbre delle montagne rocciose” (Usa) trasmessa oltre che dalla zecca anche dal pidocchio (R. prowazechii). Anche qui c’è febbre molto elevata che insorge con brividi ma perdura più a lungo (10-15 gg) con mal di testa, dolori muscolari e, soprattutto, uno “stato tifoso”. Avete presente il “tifo” esagerato, incontrollato semiconfusionale di un tifoso accanito quando vede la sua squadra segnare? Ebbene è così. Dapprima vi è stupore, poi confusione, gioia incontentabile, delirio.

Anche nel tifo esantematico vi sono macule –  papule – petecchie. Di solito al terzo giorno di febbre compaiono macchie rosse sui polsi e caviglie. Poi le lesioni si diffondono, in senso centripeto, in un’unica gettata dal tronco all’addome fino a tutti e quattro gli arti. Lasciamo il sud-west Usa (ma anche tanti altri stati del nuovo continente) per tornare a casa nostra con il tifo murino, trasmesso dalla pulce che si trova alloggio nei ratti. Il quadro clinico è molto simile a quello americano ma i sintomi sono più attenuati e raramente emorragici. Di diverso c’è il “rush” (più frequente dopo 6 giorni di febbre). E’ limitato soprattutto al tronco con scarso interessamento delle superfici palmo-plantari. L’eruzione esantematica poi si manifesta in poco più della metà dei pazienti.

Un ultima nota clinica va dedicata alla febbre Q  ove la rickettsia (coxiella burnetii) è contratta per via respiratoria, digestiva o attraverso lesioni cutanee di materiale contenente la coxiella (latte, feci, urine) da parte di alcuni roditori ma anche di animali domestici (bovini, ovini) ove il “parassita batterico” si è rifugiato dopo la puntura di un artropode (pidocchi, zecche, pulci, acari).Non vi è alcun esantema bensì è frequente la localizzazione polmonare sottoforma di “polmonite” atipica primaria. Nella febbre Q, oltre alla tetraciclina, sono efficaci anche i macrolidi ed i chinolonici. Riguardo infine alla diagnosi va detto che la reazione di Weil- Felix è specifica per ogni forma di Rickettosi tranne che per la febbre Q, ove, oltre al Rx del torace, l’esame emacromacitometrico ci evidenzia una linfomonocitosi.