FOCUS SULL’IPERTROFIA PROSTATICA BENIGNA

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A cura del Dottor Professor Aldo Ercoli

Dottor Professor
Aldo Ercoli

L’ipertrofia prostatica benigna (o adenoma della prostata) è un’affezione che si sviluppa a carico di uno dei due lobi della prostata nel 50-55% degli uomini di età superiore ai 50 anni.

In realtà nell’ultimo decennio l’età media si è abbassata in quanto già dai 40 anni inizia la formazione di noduli microscopici nello stroma delle ghiandole periuretrali ed è seguito dall’iperplasia ghiandolare.

Qual è il meccanismo? Anche se non si ha la certezza e molto probabile che sia dovuto ad uno squilibrio tra ormoni maschili (androgeni) e femminili (estrogeni) a livello prostatico.

Qual è la sintomatologia clinica? Possiamo distinguere tre fasi: 1) sintomatologia di allarme; 2) sintomatologia da deterioramento; 3) complicanze.

La prima fase (quella di allarme) è caratterizzata da pollacchiuria notturna (ci si alza più volte la notte per urinare); disuria (difficoltà nell’iniziare la minzione); allungamento del tempo di minzione; sgocciolamento postminzionale; minzione imperiosa (urgenza improvvisa di urinare).

La seconda fase (da deterioramento) presenta una sensazione di incompleto svuotamento vescicale (con l’ecografia è rilevabile un residuo vescicale postminzionale); pollacchiuria non solo notturna ma anche di giorno; pesantezza a carico della vescica (perineale e ipogastrica); erezioni notturne dolorose; vescica da sforzo (“a colonna”) alla cistografia.

La terza fase (complicanze) è quella più severa. Vi è un’incontinenza da rigurgito, calcolosi e diverticolosi vescicale; ematuria (sangue nell’urina); emospermia (liquido seminale spermatico urinario); ritenzione urinaria acuta. E’ questa la fase che richiede generalmente un intervento chirurgico: a) prostatectomia transuretrale (turp); b) incisione cervicoprostatica; c) chirurgia aperta.

Prima di arrivare a questa fase quali misure igienico diuretiche dobbiamo seguire? Vanno evitati gli alcolici, gli insaccati, gli alimenti salati, la cacciagione, i formaggi piccanti i fritti, il cioccolato, le spezie, la posizione seduta prolungata, alcuni sport (ciclismo, moto, equitazione), l’uso di farmaci (anticolinergici, antistaminici) che possono provocare ritenzione urinaria acuta.

Quali accertamenti vanno eseguiti in un paziente che presenti una sintomatologia prostatica?

Interrogatorio anamnestico, esame della prostata digitale rettale, ecografia vescico-prostatica, psa tot e free, azotemia, creatininemia.

Qual è la terapia medica convenzionale?

  1. A) Terazosine 2 mg una la mattina oppure alfuzosina cloridrato 10 mg. Provocano un blocco compativo dei recettori adrenergici postsinaptici controllando sia i sintomi ostruttivi che irritativi.
  2. B) Finasteride una cps la sera. E’ specifico l’inibizione della 5-alfa reduttasi che converte il testosterone in diidrotestosterone (dmt) e la riduzione delle concentrazioni, sia nel plasma che nella prostata, di DHT. A mio avviso può provocare deficit erettile.

Qual è il trattamento fitoterapico?

1) Serenoa repens (o Sabal serrulata). E’ il trattamento fitoterapico specifico nei disturbi conseguenti ad ipertrofia prostatica benigna. Sono necessari cicli di due mesi, alternati con una pausa, per migliorare i disturbi urinari (getto indebolito) minzione prolungata, sensazione di non svuotare completamente la vescica.

2) Pygeum africanum T.M. 40 gtt quindici minuti prima di colazione e di cena (oppure 1 cps due volte al di). Vanta un’azione tonica sul muscolo detrusore vescicale e un’azione antinfiammatoria sul parenchima ghiandolare prostatico.

3) Licopene. E’ un antiossidante utile nella prevenzione dell’ingrossamento della ghiandola prostatica.

Ci sono rimedi omeopatici efficaci in questa patologia? A parte la Sabal serrulata (Serenora repens che ha la peculiarità di avere molte minzioni notturne e dolori perianali aggravato dalla pressione profonda l’omeopatia va sempre personalizzata.

Rimedi di fondo possono essere Staphysagria, Thuya, Medorrinum … Anche Conium, Pareira brava, Picricum acidum, Solidago virga. Tutto dipende sia dai sintomi locali (allora è una terapia complementare a quella classica convenzionale con cui va associata) oppure generali pertinenti tutto lo stato psicofisico del paziente.

Ci sono, tornando alla terapia convenzionale, dei trattamenti invasivi alternativi all’intervento chirurgico?

Si l’endoprotesi uretrale mediante “stent”. La termoterapia. La resezione prostatica con laser. Ciò è però indicato non per tutti i pazienti che vanno perciò selezionati.