Ferrovie, ancora disservizi

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Dopo una domenica di “passione” sulla linea tirrenica da oggi interruzione per lavori della linea Roma-Ancona 
Ieri domenica 17 Maggio ennesima giornata di passione per chi ha viaggiato in treno, con disservizi nel nodo di Napoli e un’interruzione di quattro ore ad Arquata Scrivia, snodo del Basso Piemonte al confine con la Liguria, causa un “intervento delle forze dell’ordine” con pesanti ripercussioni non solo sul traffico regionale tra Milano/Torino e Genova, ma anche sui treni a lunga percorrenza diretti e provenienti da Roma e Civitavecchia quali il FB 6819 arrivato a destinazione con tre ore di ritardo, unico collegamento tra Milano e Civitavecchia, e gli Ic 510 Salerno-Torino e 794 Reggio Calabria Centrale-Torino. Ripercussioni su tutta la linea tirrenica a causa dei pesantissimi ritardi accumulati dagli Ic Livorno-Milano.
Lo scarno comunicato dell’azienda parla di un “intervento delle forze dell’ordine” iniziato alle 12,50 e terminato alle 16, con ritorno alla piena regolarità del servizio alle 18. Il tutto in attesa dell’ennesimo sciopero proclamato dalla sigla autonoma USB. In serata l’Icn 799 diretto a Salerno è già partito un’ora dopo per “ritardo nella preparazione del treno”.
Secondo quando si apprende dalle testate locali della Liguria, l’interruzione sarebbe stata causata dalla segnalazione da parte di “personale ferroviario” di un “oggetto sospetto nei pressi della linea” (alcune parlano di “valigetta”) con intervento degli artificieri per “mettere in sicurezza l’area”.
Premesso che in caso di segnalazione l’intervento per mettere in sicurezza l’area è d’obbligo, appare anche d’obbligo constatare che le segnalazioni di presenza di “estranei” o “animali” nei pressi dei binari, segnalazioni che comportano ore di interruzioni e ritardi, sono diventate negli ultimi anni particolarmente frequenti. E che non è di fatto possibile per la cittadinanza avere riscontro alcuno dell’effettiva fondatezza di questi “allarmi” che posso bloccare la linea per molto tempo.
Più del fatto in sé nella giornata di ieri è stata rilevante la pessima gestione dell’emergenza da parte dell’azienda.
Abbiamo una testimonianza diretta di una viaggiatrice, Emanuela Risso, che viaggiava a bordo del treno regionale 3025 partito alle 12,25 da Milano e diretto a Genova Brignole. “Siamo arrivati a Voghera alle 13,15, il treno si è fermato e nessuno ci ha dato spiegazioni. Solo verso le 13,40 ci hanno detto che c’era un problema sulla linea e che ci avrebbero aggiornati. A un certo punto ci hanno detto genericamente che c’era un allarme bomba ad Arquata Scrivia, ci hanno fatto scendere dal treno, non si sapeva se arrivavano dei pullmann, la biglietteria di Trenord affermava che loro non ne sapevano niente, ho dovuto chiamare io la Polfer, che a sua volta ha dovuto informarsi perché non sapeva nulla e ha provato a telefonare per capire se arrivavano i pullmann e se c’era effettivamente questa bomba.
Nel frattempo, chi aveva comprato un biglietto on line ha ricevuto la comunicazione che sarebbe potuto rientrare verso Milano, ma nessuno ci diceva come saremmo potuti rientrare a Genova. La stazione era bloccata, con gente abbandonata sui binari, bambini, anziani, turisti stranieri.
La viaggiatrice segnala in particolare l’atteggiamento del personale “Quello che è grave-afferma Emanuela Risso- è che non puoi interrompere un servizio e non darmi una soluzione.
Non puoi interrompere il viaggio di un treno e dirmi o tornate a Milano o vi arrangiate. Piuttosto mi dici che non saranno attivati dei pullman, darmi delle tempistiche, dirmi tra una due, tre ore ci sarà un treno per tornare a Genova, magari anche più di uno. Questa non è interruzione di pubblico servizio, abbandono di passeggeri?
Se fossimo stati in mare, su una nave, a quest’ora eravamo morti”. Emanuela Risso segnala un atteggiamento di scarsa disponibilità da parte del personale ferroviario.
“Sul nostro convoglio il capotreno era una ragazza giovanissima, che da quanto mi è stato riferito dalla Polfer si è chiusa dentro e non ha neanche voluto parlare con la polizia stessa, successivamente è ritornata e mi ha detto che lei aveva finito il suo turno, l’altro capotreno, anche lui un ragazzo giovanissimo, è stato più disponibile, ma alla mia richiesta di parlare con un responsabile, mi ha detto che lui “aveva un tutor” e con il responsabile non ci parlava. Alla fine, ci ha fatto capire che i pullmann non sarebbero mai arrivati, era chiaro che chi gestiva il servizio aveva deciso che avremmo aspettato per un tempo indeterminato. Abbiamo preso poi il primo treno che è partito per Genova, dove sono arrivata 6 ore dopo essere partita da Milano, per caso, perché non c’è stato nessun annuncio”.
Emanuela Risso disegna una situazione tristemente nota a chi viaggia in treno.
Solo un mese fa avevamo segnalato l’incredibile vicenda dei viaggiatori diretti a Terni e Orte abbandonati a sé stessi a Roma Tiburtina e rientrati a destinazione solo grazie all’intervento della Polfer, chiamata dai viaggiatori stessi, e l’organizzazione di un apposito servizio di taxi.
L’azienda stipula con i viaggiatori un “contratto di trasporto” e il personale è sempre molto solerte nel far rispettare i numerosi obblighi dei viaggiatori, ripetuti con insistenza dalla diffusione sonora, dal “divieto di usare piastre e phon” all’obbligo di “non lasciare oggetti personali sui sedili per lasciare spazio agli altri viaggiatori” oltre ovviamente alla “verifica del titolo di viaggio”.
A complicare la vita di chi si muove in treno, l’obbligo di prenotazione sui regionali anche per i biglietti cartacei, eredità della stagione “pandemica” mai del tutto dismessa e ancora attiva in regioni come l’Emilia-Romagna (mentre altre come Piemonte, Lazio e Umbria la hanno quantomeno ridimensionata).
Al contrario se è l’azienda a non rispettare il “contratto di trasporto” lo scarico di responsabilità è prassi diffusa, nessuno sa nulla, si percepisce-come ha riferito anche Emanuela Risso-una diffusa reticenza a dare informazioni chiare alle persone, che in ultima analisi vengono invitate ad “arrangiarsi” o a tornare alla destinazione di partenza, nonostante esistano precisi obblighi da parte dell’azienda, per esempio quella di garantire il pernottamento a proprie spese nel caso per ragioni imputabili alla stessa il viaggiatore perda l’ultimo treno.
Un personale sempre sulla difensiva e che appare spesso incapace di gestire qualsiasi anomalia a un pubblico servizio sempre più incerto e scadente compresi l’Alta Velocità e i cosiddetti “treni a mercato”, un servizio di informazioni carente, aggravato al nord dallo spezzatino tra Trenitalia, Trenord e Tper ognuna delle quali risponde rigorosamente solo del proprio pezzo.
Oggi lunedì 18 maggio inizia un mese di passione anche per chi si deve spostare tra Roma e l’Umbria o Ancona.
La linea Orte-Falconara sarà interrotta causa l’ennesimo intervento eseguito con i fondi del Pnrr. La linea tra Terni e Foligno sarà interrotta fino al 14 giugno per la terza volta in tre anni, per permettere a Rfi di installare il sistema digitale di controllo Ertms, “tra i più avanzati del mondo” come sostengono i comunicati ufficiali, eseguire “interventi di potenziamento infrastrutturale” e “manutenzioni straordinarie”.
Grazie anche all’attivismo del comitato Vita da Pendolari in Umbria sono state “strappate” alcune concessioni, come l’istituzione di alcuni pullmann sostitutivi che percorrono l’intera tratta Terni-Ancona, due Ic che raggiungono Roma da Perugia via Terontola e la possibilità per gli abbonati di arrivare a Perugia, ma i disagi restano gravissimi per studenti e lavoratori costretti a usare gli “autobus sostitutivi” e per i turisti diretti in Umbria in un periodo ricco di iniziative di grande richiamo come l’Infiorata di Spello, raggiungibile da Roma solo col tortuoso percorso via Terontola o con due cambi, di cui uno in pullmann.
Le interruzioni riguarderanno anche la tratta marchigiana tra Fabriano e Falconara Marittima, tra Roma e Ancona il sistema consiglia il viaggio molto più costoso via Bologna, unica soluzione possibile in treno assieme a quello via Pescara. Lavori anche tra Terontola e Foligno e fino al 25 Maggio tra Orte e Attigliano, garantiti solo i collegamenti Terni-Roma che perdono però la coppia di FA per Ravenna e l’intercity Roma-Perugia.
Sulla situazione è intervenuta anche la Regione Umbria “Non è più rinviabile una soluzione: da troppo tempo si sta isolando sempre di più l’Umbria, danneggiando in primis chi lavora, i nostri pendolari, e l’immagine stessa della Regione”, hanno affermato la presidente Stefania Proietti e l’assessore ai Trasporti, Francesco De Rebotti sottolineando non solo i disagi per l’ennesima interruzione, ma anche la crescente inaffidabilità delle tracce e degli orari.
La Regione Umbria sottolinea come tutto sia ormai delegato alla “gestione tecnica” di Trenitalia e Rfi nonostante i contratti di servizio con le regioni, che imporrebbero una maggiore negoziazione con la politica dei territori e le associazioni di pendolari e cittadini, chiedendo un incontro urgente con il ministro Salvini e un tavolo permanente dei parlamentari umbri.
Un intervento doveroso e condivisibile è tuttavia necessario sottolineare che a far arrivare in Italia i fondi del Pnrr, molti dei quali destinati all’upgrade tecnologico delle linee ferroviarie, è stato il governo Conte bis, espresso dalla stessa maggioranza della giunta regionale umbra.
Forse si poteva pensarci prima, era scontato che cantierizzando di fatto tutta la rete ferroviaria italiana per incassare i fondi in scadenza a giugno 2026 ci sarebbe stata una paralisi quasi totale.
Se la manutenzione ordinaria è necessaria (ma sino ad alcuni anni fa veniva svolta in orario notturno o senza prevedere interruzioni totali se non per periodi brevissimi e occasionalmente) l’upgrade tecnologico di una linea trans-appenninica come la Orte-Falconara con tre interruzioni in tre anni per instaurare un sistema di controllo della circolazione usato per le tratte ad Alta Velocità è davvero necessario o si tratta solo di una scelta politica, discutibile come tutte le scelte politiche?
Una domanda necessaria, che poniamo idealmente sia al ministro dei trasporti Salvini che alle giunte regionale di Umbria e Marche.
Ad aggravare la situazione del nodo di Roma si aggiungono la prevista interruzione tra Roma Aurelia e Civitavecchia dal 12 al 14 giugno con l’entrata in campo dei bus sostitutivi e deviazioni dei treni a lunga percorrenza via Firenze e l’invendibilità dei treni Frecciabianca Roma-Genova per una buona parte del periodo estivo.
Come se non bastasse, si aggiunge la novità dell’incertezza dell’orario per i biglietti già acquistati per treni a lunga percorrenza che cambiano orario in corso d’opera per “lavori programmati” con comunicazione che arriva al viaggiatore via “smart caring”.
Cercando informazioni on line non si trova nessuna spiegazione, chiedendo alla biglietteria non si ha nessuna risposta certa non essendo previste interruzioni in quella tratta per l’estate (ad agosto sarà interrotta tra Orvieto e Chiusi la Roma Firenze) l’ipotesi più plausibile è che i treni viaggino per altri lavori con orario leggermente modificato.
Ritardi, sostituzioni con bus, inaffidabilità delle tracce orarie, taglio dei collegamenti tra Roma e le zone interne, impossibilità di programmare un viaggio a media/lunga scadenza nel periodo delle vacanze estive, a un mese dall’inizio dell’orario estivo: viaggiare in treno ormai è una scommessa senza certezza alcuna, non esiste più un orario estivo o invernale, ma un orario rinegoziato praticamente ogni giorno in base alle esigenze delle aziende addette ai lavori sulla linea.
Condividiamo su questo appieno la nota della Regione Umbria: la delega totale alla “gestione tecnica” comporta che questi interventi siano programmati senza la minima considerazione del diritto alla mobilità dei cittadini, come se le linee fossero chiuse totalmente e se nessuno circolasse in treno.
I media e la politica hanno dedicato molta attenzione alla crescita della conflittualità tra i viaggiatori e il personale viaggiante, auspicando spesso una stretta repressiva verso i primi, con l’appoggio dei sindacati di categoria che hanno indetto numerose occasioni appositi scioperi “per la sicurezza” una narrazione che spesso è stata totalmente sbilanciata dal punto di vista del “personale”.
E’ necessario domandarsi se questa conflittualità non sia dovuta anche alla crescita esponenziale dei disservizi e all’ atteggiamento diffuso di scarico delle responsabilità verso i viaggiatori paganti da parte del personale, come segnalato dalla viaggiatrice Emanuela Risso.
Il diritto alla mobilità dei cittadini in questo periodo storico sembra decisamente uno dei tanti diritti acquisiti sotto attacco.
Forse è necessario un cambio di passo e un’inversione della logica politica: il contratto di trasporto deve essere onorato anche dall’azienda che deve rispettare i diritti dei passeggeri previsti da convenzioni e norme europee, e gli interventi sulla linea non possono essere programmati solo da una logica tecnico-ingegneristica, ma devono essere mediati dalla politica in modo che non ledano il diritto costituzionalmente garantito alla mobilità e alla libera circolazione.
                                               Andrea Macciò