Depuratori e ritardi

0
247
LE ISTITUZIONI CELEBRANO, I CERVETERANI RICORDANO LE SCIAGURE AMBIENTALI
DAL DEPURATORE SEQUESTRATO A CAMPO DI MARE,
A QUELLO INESISTENTE A CERI. ANNI DIFFICILI PER RESIDENTI
E TURISTI PRIMA DEL PROGRESSO

«La qualità eccellente delle acque del mare di Cerveteri certificata dall’Arpa Lazio non è un traguardo arrivato per caso, ma il risultato diretto di una precisa scelta amministrativa: aver messo la tutela ambientale e il sistema della depurazione al centro della nostra agenda sin dal primo giorno». Le parole al miele sul nuovo dato relativo alla balneabilità della costa sono del sindaco cerveterano, Elena Gubetti. Primo cittadino che tra l’altro ci tiene in particolar modo ad evidenziare cosa sia cambiato a livello strutturale in questi ultimi anni. Dall’intervento al depuratore di Campo di Mare (in realtà targato Acea e potenziato tramite un bypass di collegamento), alla sistemazione dell’impianto del Sasso (un percorso lungo, interminabile, arrivato a conclusione a settembre del 2024 dopo un iter iniziato addirittura nel 2012), fino alla costruzione di un depuratore a Ceri. Roba da Medioevo fino a qualche tempo fa. Sì, vero, passi in avanti ce ne sono stati ma è ciò che dovrebbe rientrare in una normale e ordinaria amministrazione per risolvere quelle criticità che hanno fatto disperare residenti e turisti e creato inevitabilmente una immagine non proprio esaltante del territorio. Anzi, tutt’altro. E magari si arriverà al solito duello estivo in cui Goletta Verde indicherà altri dati sullo stato di salute del mare scontrandosi con quelli di Arpa. Insomma si vedrà. Tutti però ricordano quella brutta pagina nell’estate 2024 quando a luglio arrivarono i sigilli della Capitaneria di porto sul depuratore di Campo di Mare, in via Navigatori etruschi. E ci vollero praticamente 5 mesi per rimettere le cose a posto, con dei lavori di manutenzione da oltre 100mila euro, che hanno consentito poi il dissequestro dell’impianto notificato dalla stessa sede marittima di Ladispoli-Marina San Nicola guidata dal comandante, Cristian Vitale. Militari che si erano attivati a Campo di Mare dopo le segnalazioni di tanti cittadini che avvertivano miasmi nella zona, oltre alle classiche macchie maleodoranti in acqua all’interno del fosso Zambra e nel mare. Da lì i blitz e i sigilli. Scene che naturalmente non erano sfuggite ai tanti villeggianti che avevano scelto Marina di Cerveteri per trascorrere le proprie vacanze. Primo cittadino costretto pure ad estendere l’ordinanza di divieto della balneazione alla foce del fosso Zambra di ulteriori 100 metri rispetto ai 250 in vigore. In modo parallelo erano stati attivati vari autospurghi di una ditta privata per bonificare le vasche al cui interno si erano accumulati dei fanghi che in teoria avrebbero dovuto essere smaltiti già da tempo secondo il quadro accusatorio della magistratura inquirenti. Sul lato delle indagini era stato aperto un fascicolo in Procura a Civitavecchia per inquinamento in piena estate.

Poi c’è la vicenda di Ceri, una frazione che non aveva proprio un depuratore nonostante un centinaio di abitanti presenti. Fu una scoperta incredibile per la Guardia costiera (all’epoca diretta da Strato Cacace ora alla guida di Santa Marinella) scoprire che i liquami finivano direttamente nel fiumiciattolo. Un’altra pagina nera di una Cerveteri rimasta decenni e decenni indietro rispetto alle altre località. «A Ceri – rilancia poi Gubetti – abbiamo costruito e consegnato ad Acea il nuovo depuratore, mettendo in sicurezza un’area di immenso valore paesaggistico e storico. Al Sasso siamo intervenuti su una situazione ferma, sistemando definitivamente il depuratore e trasferendolo in gestione ad Acea, garantendo così standard operativi di alto livello». Gubetti ha poi detto ancora: «Spesso i risultati ambientali richiedono decenni per essere visibili, ma a Cerveteri abbiamo impresso un’accelerazione senza precedenti. Nei primi tre anni di mandato, questa Amministrazione ha portato a compimento un piano di riorganizzazione totale delle infrastrutture idriche, risolvendo criticità che gravavano sul territorio da troppo tempo».