Ciao Felice, portiere della Lazio Campione d’Italia 1974

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E’ stato il portiere del primo scudetto della Lazio. 

Quella del 1974, quello della banda di matti che vinse il tricolore contro ogni pronostico. Ma, soprattutto,  è stato un grande tifoso della Lazio. Si è spento al Policlinico di Roma Felice Pulici, che vinse con Tommaso Maestrelli il suo primo scudetto. Riportando con la maglia della Lazio il tricolore a Roma dopo tantissimi anni.  Da tempo era gravemente malato. Pulici ha vestito per sei stagioni la maglia della Lazio ed ha giocato anche con Novara, Monza e Ascoli. Era stato dirigente e capo del settore giovanile (anche allenatore) della Lazio, che aveva difeso come avvocato con altri legali nel calcio scommesse. Era rimasto legatissimo alla Lazio: grande il cordoglio dell’ambiente biancoceleste.

L’Ortica vuole ricordare Felice Pulici riproponendo l’intervista che rilascio pochi anni fa al nostro Emiliano Foglia. Leggetela, c’è tutto il carattere, lo spessore, la storia, di questo grande personaggio. Che ora, dall’alto del cielo bianco azzurro, insieme a Chinaglia, Re Cecconi, Maestrelli, Frustalupi e altri eroi della storia della prima squadra della capitale, guarda con un sorriso le gesta della sua amata Lazio. Ciao Felice.

Ottimo portiere, grande uomo

Da giocatore vinse lo scudetto con la Lazio nel campionato 1974. Ora è il commissario straordinario  della Federazione Sport Sordi

di Emiliano Foglia

Ci sono atleti che scrivono pagine di storia come sportivi. E poi come uomini scrivono pagine ancora più importanti. Perché affrontato problemi legati alla vita vera. Quella che troppo spesso non aspetta chi ha problemi di disabilità che creano ostacoli ardui da superare nella quotidianità. Beh, Felice Pulici è un uomo di questo spessore. Come giocatore sarà ricordato per essere stato il portiere della Lazio che vinse lo scudetto nel 1974, quella squadra di “pazzi” fenomenali dove c’era gente come Chinaglia, D’Amico, Re Cecconi. Come uomo Felice Pulici ha centrato un altro grande obiettivo, rilanciando un messaggio semplice ma fondamentale. Lo sport deve essere solidarietà, eguaglianza e lealtà. Dal 2013 ricopre la carica di commissario straordinario della Federazione Sport Sordi Italia, una delle tante realtà che aiuta le persone meno fortunate a non sentirsi sole, integrandole nelle attività sportive. Abbiamo strappato Pulici ai suoi tanti impegni professionali, ci ha accolto nella sua casa tra la via Aurelia e via Boccea, scoprendo un personaggio sempre in gran forma e carico di tanta energia positiva, nonostante non sia più un giovanotto. Ma quale è il vero obiettivo della federazione all’ interno del panorama sportivo degli atleti diversamente abili?

La missione della FISSI è quella di far decollare sempre di più una federazione storica, un movimento importante, sul confine tra gli sport dei disabili e le discipline dei normodotati, con cifre che parlano di circa 1900 tesserati per 110 società affiliate. Un impegno forte ma che mi onoro di assumere al massimo delle mie possibilità”.

Per assumere l’incarico ha frequentato un corso per imparare il linguaggio dei sordi: la LIS.  Cosa ha imparato da questa esperienza?

Un linguaggio fantastico, straordinario, anche perché è internazionale, con costruzioni logiche simili all’inglese, come ad esempio il verbo messo alla fine del periodo. Una esperienza tra le più importanti della mia vita nel corso della quale ho fatto davvero di tutto. Giocatore, allenatore, direttore generale e presidente, nel 1992 mi sono laureato in  giurisprudenza”.

Parliamo di calcio. Con la Lazio campione d’Italia nel ’74, era considerato dagli esperti del settore uno dei migliori portieri italiani di quel periodo. Come mai nella nazionale Italiana non ha mai debuttato?

Beh, io la maglia della nazionale l’ho indossata per 3 volte, nella categoria Under 23 che attualmente si chiama Under 21. La nazionale maggiore purtroppo era quasi inaccessibile per chi non giocasse nella Juventus. La Lazio di Maestrelli poteva tranquillamente giocare in blocco il mondiale di Monaco 1974, competizione peraltro molto deludente per i nostri colori. Giocatori del calibro di Wilson, Re Cecconi e Chinaglia fecero poche apparizioni nonostante il loro grande valore. Per non parlare di Oddi, Martini, D’ Amico, Frustalupi ed altri ancora che potevano tranquillamente giocare in nazionale da protagonisti. Per me non fu cosi, anche perche’  ero chiuso da fenomeni come Zoff ed Albertosi”.

Dino Zoff lo ha pure trovato come presidente alla Lazio. Era più bravo di lei in porta?

“Zoff era molto bravo ed ha ampiamente meritato il posto di titolare della nostra nazionale che dal 1970 al 1982 ha difeso in maniera impeccabile. Forse io ed Albertosi eravamo più belli a vedersi, le nostre parate erano più plastiche e forse più tecnici di Dino, ma lui aveva un senso della posizione unico e sapeva leggere l’ azione avversaria cosi bene che, a volte evitava di tuffarsi per parare la palla. Era eccezionale. Alla Lazio nell’era Cragnotti è stato un grande presidente e vincente”

Nel 1982 ha attaccato scarpini e guanti al chiodo e dopo una breve parentesi di allenatore della primavera della Lazio, è stato chiamato da Giorgio Chinaglia appena nominato presidente a ricoprire il ruolo di Direttore Generale. Cosa ricorda di quel periodo?

Giorgio era un terremoto di idee. Amava cosi tanto la Lazio che alcune volte non si rendeva conto di sbagliare. Cosi qualche pezza ce la mettevo io. Sono laziale dentro, dunque ho bei ricordi di quegli anni”.

Successivamente ha preferito staccarsi dalla Lazio e dalla gestione attuale della società, in un prossimo futuro ci potrebbe essere di nuovo spazio per Felice Pulici?

“Per il momento dedico me stesso a ricoprire al meglio il mio ruolo affidatomi all’interno della FSSI, poi chissà, anche se nella mia vita preferisco vivere alla giornata”.