YEMEN, L’ARABIA FELIX: L’ANTICO REGNO DI SABA

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Yemen

1949: MI RITROVAI A FARE UN SALTO INDIETRO NEL PASSATO,AI TEMPI DELLE MILLE E UNA NOTTE”

di Adriano Botta

Come per tante destinazioni geografiche tra l’Africa e l’Asia ci sono stati dei paesi che in passato erano noti unicamente per la provenienza dei loro prodotti che si trovavano poi nei mercati del Mediterraneo Orientale tra Jaffa, Acri, Antiochia, Cesarea, Antiochia e principalmente Costantinopoli, dove convergevano sete, spezie, caffè, lane, pellicce, pietre preziose ed altri prodotti che i mercanti veneziani e genovesi stivavano nei loro fondaci, e usando le loro caravelle per trasportarle a Genova e Venezia, rifornendo i vari mercati europei.

Uno di questi paesi che venne alla ribalta nell’antichità, più volte menzionato nella Bibbia era appunto lo Yemen, noto per la sua posizione geografica in fondo alla Gesirah, così si chiamava in passato l’Arabia. Si affacciava da un lato sul Mar Rosso con i porti di Hodeidah e di Mokkah, nota per essere stata la prima produttrice di caffè in Arabia, e del grande porto di Aden. Dall’altro lato della costa della Jesirah bagnata dall’Oceano Indiano il porto principale era Mukalla. Dallo Yemen partivano delle carovane verso il nord cariche d’incenso, di mirra tappeti e caffè attraversando il deserto fino alle città dei Nabatei, nel Sinai e da lì fino ad Antiochia, attraverso il Sinai fino alla Palestina. Le popolazioni di quei luoghi, oltre a vivere di commercio, erano visitate da pellegrini cristiani, mussulmani ed ebrei. Per secoli i cristiani di varie denominazioni erano attratti dai Luoghi Santi della Palestina. Con l’andare del tempo il numero dei pellegrini aumentò e molti di loro sollecitati da varie agenzie di viaggio, estesero le loro visite in Libano e Siria, spingendosi fino a Baghdad e Mossul…E lo Yemen? Viaggiando verso l’india con mio padre, il piroscafo fece scalo nel porto di Aden. A bordo incontrai un archeologo svizzero che si sarebbe recato all’interno del paese. Dissi a mio padre che sarei rimasto in compagnia dell’archeologo con la scusa che egli non conosceva l’arabo e mi offrii di seguirlo.

Visitare lo Yemen nel lontano 1949, fu un esperienza indimenticabile. Ci trovammo a fare un salto indietro nel tempo, o per meglio dire ai tempi delle Mille ed una Notte. Città con antiche costruzioni diroccate, niente strade asfaltate, e poi un popolo estremamente cortese verso di noi ospitandoci nelle loro suggestive abitazioni. Nel 1950 un ricco libanese. oltre ad essere proprietario di alberghi in Siria e Libano aveva deciso di costruire un albergo a Sanaa, la capitale dello Yemen. Un continuo “battage” pubblicitario indusse altri investitori e agenti viaggi ad organizzare dei Tours nello Yemen: un programma di due o tre settimane visitando città, castelli e porti, da dove partivano i dhows per l’Africa e l’India carichi di merci. E poi Marib, l’antichissima capitale di Balquis, Regina del regno di Saba con i suoi palazzi e templi esistenti fino da tempi biblici. E poi viaggiando verso sud-ovest attraverso il Hadramout , per visitare le fantastiche città del deserto: Shebam, Seyoun e Tarim dove crescono piantagioni di alberi dell’incenso e piante della mirra. Scorazzando attraversare i deserti a bordo di grosse Jeep, muniti di acqua e cibo era una meravigliosa esperienza per i turisti, che avevano già visitato Palestina, Siria e Libano ed erano ansiosi di conoscere questo il angolo di mondo dimenticato per secoli.

Poi dagli anni 1990 nello Yemen fu scoperto il petrolio. Il paese divenne una destinazione ambita, specie per il suo clima caldo e secco. In occasione del Natale del 1994, ottocento italiani sbarcarono da tre voli all’aeroporto di Sanaa. Era un vero boom turistico. Purtroppo nel1995 successe un fatto inatteso che dette un colpo d’arresto a questa nascente ed avviata industria. Oltre al movimentato traffico marittimo commerciale, sostavano alla fonda nel grande porto di Aden numerose navi da guerra di varie nazioni adibite alla prevenzione di attacchi da parte di fondamentalisti islamici e al pattugliamento dell’Oceano Indiano. Fu in quell’anno che la nave da guerra americana USS Hope era attraccata ad una banchina. Un gruppo di marinai ed alcuni ufficiali stavano guardando in TV una partita di football americano, e le urla dei tifosi coprirono il suono della spia rossa segnalante pericolo. Degli integralisti islamici avevano posto un carico di esplosivi su di un barchino puntandolo in direzione della nave. Vi fu un esplosione che provocò uno squarcio della fiancata della nave provocando la morte di 17 membri dell’equipaggio.

In breve la notizia si diffuse a macchia d’olio anche perchè sempre nello stesso periodo vi erano scontri tra varie fazioni di armati yemeniti, alcuni nel nord del paese al confine dell’Arabia Saudita, ed altri fedeli al governo yemenita in carica. Vi furono dei coprifuoco in varie città. Viaggiare all’interno del paese non era più sicuro, significava mettere a repentaglio i turisti, che già inizialmente viaggiavano scortati da armati governativi. Varie destinazioni nel paese furono interdette, limitando le visite solo in luoghi selezionati, ed in breve tempo le agenzie di viaggi sconsigliarono lo Yemen come destinazione e pertanto il proficuo traffico turistico venne sospeso.