“Via il Wi Fi dalle scuole di Ladispoli”

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francesco prato

L’assessore all’ambiente Francesco Prato annuncia l’arrivo dei cablaggi per ridurre il rischio di inquinamento elettromagneticodi Giovanni Zucconi

Siamo arrivati alla quarta e ultima puntata della nostra inchiesta sull’inquinamento elettromagnetico nel nostro territorio. Un inquinamento invisibile e impalpabile, ma che l’IARC, l’Agenzia Internazionale di Ricerca sul Cancro, ha classificato come “possibile cancerogeno”. In una puntata precedente abbiamo intervistato Maurizio Martucci, un giornalista impegnato da molti anni su questo importante problema, che ci ha illustrato tutti i potenziali rischi che corriamo negli ambienti, aperti o chiusi, dove sono presenti sorgenti di radiazioni elettromagnetiche, come il WiFi o i ripetitori telefonici. Nel precedente articolo abbiamo intervistato Elena Gubetti, l’Assessore all’Ambiente del Comune di Cerveteri, e abbiamo riportato le sue posizioni e i suoi progetti su questo importante tema. Oggi intervisteremo Francesco Prato, l’Assessore con delega alla Tutela dell’Ambiente del Comune di Ladispoli, che ci illustrerà come la sua Amministrazione intende affrontare il problema.

Assessore Prato, lei ha sicuramente seguito la nostra inchiesta sull’inquinamento elettromagnetico nel nostro territorio. Un allarme che è stato lanciato è quello della presenza, ormai diffusa, del WiFi nelle scuole, soprattutto in quelle che ospitano bambini. Che cosa pensa di fare su questo tema così delicato?

“Sul tema del WiFi nelle scuole, il Ministro Galletti ha emesso un decreto importante, su cui dobbiamo mettere mano e cominciare ad adoperarci. Soprattutto nelle scuole, dove il WiFi è diventato una moda. Sembra che senza il WiFi non si possa più fare attività didattica. Quando invece ci sono studi che ci dicono che l’elettromagnetismo può essere causa di tumore al cervello.”

Come Comune prenderete dei provvedimenti, soprattutto nelle scuole?

“Come Comune prenderemo sicuramente dei provvedimenti, e cominceremo a far togliere il WiFi dalle scuole, e mettendo al suo posto i più sicuri cablaggi. Le onde le elettromagnetiche non dovranno più esistere nelle nostre scuole. Poi ci occuperemo degli uffici pubblici. Naturalmente sappiamo che il rischio zero non esiste. Poi un minimo di copertura WiFi in certi uffici dovremo lasciarla per poter lavorare, tipo l’aula di giunta o l’aula consiliare. Ma l’impegno che secondo me deve portare avanti l’Amministrazione è quello di toglierlo dalle scuole. Nelle materne o nelle elementari, non capisco proprio a cosa possa servire il WiFi.”

Hai dei tempi per questo progetto?

“Nel nostro programma elettorale non avevamo proprio parlato di inquinamento elettromagnetico. Non era nelle nostre priorità. Ma da adesso sarà sicuramente uno dei temi che porteremo avanti. Inizieremo a parlare con i dirigenti scolastici. Vogliamo fargli capire che, soprattutto alle materne, negli asili e alle elementari, il WiFi non è strettamente necessario. Vorremmo che fossero proprio loro a chiederci di disinstallarlo, o a programmare un uso più limitato. In queste scuole non è certamente necessario averlo acceso tutto il giorno, ma basterebbe attivarlo solo per determinate eventuali esigenze didattiche.”

L’informazione è un altro tema importante. Non solo nelle scuole, ma anche per i cittadini.

“Non sarebbe male organizzare un convegno dove invitare tutti i cittadini, e parlare di inquinamento elettromagnetico, che alcuni studi indicano come una possibile causa di tumori. Non vogliamo creare allarmismi, però bisogna informare e stare attenti.”

Nell’intervista che abbiamo pubblicato, il giornalista ha fatto un appunto preciso sui WiFi installati sul lungomare di Ladispoli. Ha detto che la situazione a Ladispoli non è certo ottimale perché ci sono molte antenne, ma soprattutto perché ci sono 19 WiFi sul suo lungomare. Naturalmente ognuno di loro rientra nei limiti di legge. Ma non sappiamo che cosa succede considerando l’effetto complessivo che generano, che poi va sommato ai campi elettromagnetici generato dai ripetitori telefonici. Ormai ci sono contratti telefonici che ti danno 15 o 20 Gb al mese. Io un WiFi pubblico non l’ho mai utilizzato. Non credo che toglierli possa creare un danno reale. Pensa di prendere dei provvedimenti su questo tema?

“Bisogna vedere innanzitutto se questi WiFi hanno un effettivo uso. Se risulterà che per la popolazione è uno strumento importante, magari vedremo di limitarli un po’, togliendone qualcuno. O magari limitarlo nelle ore notturne. In questo modo l’inquinamento elettromagnetico medio si ridurrebbe. Poi magari, invece di concentrarlo solo sul lungomare, proveremo a ripartirli, e distribuirli un po’ per la città. In questo modo, se verificheremo che si tratta di un servizio utile per Ladispoli, lo manterremo senza concentrare, pericolosamente, l’elettrosmog solo in alcuni punti della città”

Troniamo sul punto più importante: quello del monitoraggio. Noi non conosciamo quali sono i punti con la massima concentrazione nelle nostre città. Sarebbe utile avere una mappa del reale inquinamento elettromagnetico di Ladispoli (e di Cerveteri). In Italia ce l’hanno pochissimi Comuni. Lei pensa che si potrà prevedere in futuro anche a Ladispoli?

“Mi informerò su quali sono le procedure per attivare un monitoraggio del genere sul nostro territorio. Magari potrebbe essere un compito da affidare a qualche associazione di volontariato che opera nel campo della tutela dell’ambiente. Si potrebbe incaricarli di fare uno studio del genere, con un contributo della nostra amministrazione. Magari gli compriamo le attrezzature per fare questo monitoraggio, anche se non sarà ufficiale come quello dell’ARPA. Avremo comunque un idea di quello che succede sul nostro territorio”

Il Comune di Ladispoli ha regolamento che disciplina l’installazione dei ripetitori telefonici sul proprio territorio?

“Ancora no. Non esiste. Mi attiverò immediatamente per verificare la fattibilità di realizzarlo il prima possibile. Questo perché è un documento importante, e sono in scadenza le autorizzazioni per tre antenne telefoniche. Una a San Nicola e due a Ladispoli. Prima della scadenza voglio portare in discussione questo regolamento, in modo che quando ci sarà la proroga di quelle licenze, avremo uno strumento da controbattere alle compagnie telefoniche.”

A cosa pensava?

“Per esempio possiamo mettere nel regolamento che queste aziende telefoniche debbano lasciare sul territorio un 10-20 % per le campagne informative e di sensibilizzazione sul problema dell’inquinamento elettromagnetico, o per il monitoraggio.”

Mi sembra una buona idea. Parliamo di dati sanitari. A noi farebbe comodo averne conoscenza, in modo da poter mettere in relazioni malattie, morti per tumori, a determinate zone del nostro territorio e ai diversi inquinamenti a cui è sottoposto

“Il nostro è un territorio bellissimo, ma siamo circondati da troppe sorgenti di inquinamento: l’aeroporto di Fiumicino, il porto di Civitavecchia, radio vaticana e c’è Cupinoro. Le falde acquifere di Ladispoli si trovano a meno di un km da Cupinoro. Noi siamo in mezzo a tutto questo. Io sto vedendo tante persone che si ammalano di tumori. Prima tutti questi tumori non c’erano. Sono sempre più aggressivi. Nessuno conosce le cause effettive di tutti questi tumori. Anche le campagne non sono più quelle di una volta. Ci sono sempre più case. Quindi antenne telefoniche che emettono con quella potenza, maggiore di quelle cittadine, non sono più ammissibili. Sarebbe giusto rivedere la normativa nazionale per le campagne italiane.”

Lei non potrebbe trovare i dati sanitari relativi al nostro territorio?

“Lo farò sicuramente. Io faccio parte dell’Osservatorio Ambientale che ha organizzato la centrale dell’Enel di Torre Valdaliga, nel Comune di Civitavecchia. Li si è fatto uno studio epidemiologico sui tumori. Posso chiedere tranquillamente i dati al responsabile sanitario della Regione Lazio.”