Vari stili genitoriali

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Nello scorso articolo ho raccontato il significato dell’essere almondmum, quali potrebbero essere le conseguenze per i figli e quali potrebbero essere le motivazioni per cui un genitore è molto controllante riguardo l’alimentazione.

Girovagando nel web, ho notato che esiste una serie di classificazione di diversi stili genitoriali ed educativi. Ci sono i genitori delfino (hanno uno stile educativo basato sul gioco e con un equilibrio tra regole e libertà), i genitori tigre (uno stile genitoriale basato sulla disciplina e sul sacrificio, con grandi aspettative verso il successo), i genitori faro/elefante (basano la loro genitorialità sull’essere guide solidi e stabili, diventando un riferimento sicuro ed affidabile, non mantengono un controllo verso i figli ma un’osservazione attenta e da lontano), i genitori medusa (hanno un approccio aperto e flessibile, osservano e si fanno guidare dai bisogni dei figli), i genitori elicottero (genitori interventisti e che controllano in modo eccessivo i figli e le loro attività sia scolastiche, che sportive invadendo anche l’ambito dei rapporti sociali, amicali, amorosi e con l’autorità), i genitori spazzaneve (molto protettivi ed invadenti perché intervengono in qualsiasi momento di difficoltà del figlio), il super-genitore (genitori concentrati sulla felicità e serenità dei figli a cui danno un eccesso di cura perché se ne sentono responsabili).

Sinceramente, leggendo tutto questo mi è venuto un po’ di ansia. A parte queste classificazioni social, è importante tenere presente che non esiste uno stile genitoriale perfetto ma uno stile genitoriale “sufficientemente buono”. Un genitore è una persona, ha un passato da figlio e ha imparato, a sua volta, uno stile educativo dal proprio genitore che tende a ripetere o a fare il contrario. Il genitore, ripeto, è una persona e quando diventa genitore emergono le sue risorse, le sue insicurezze, le sue difficoltà, la sua creatività e, in modo inconscio, emergono tutti gli scambi relazionali ed educativi che ha avuto con i suoi genitori, come figlio. E sarà questo, più o meno, che riporterà nella relazione educativa con il proprio figlio.

Ci sono alcuni concetti importanti nell’essere un “genitore sufficientemente buono”:
1) l’attenzione e la sintonizzazione aibisogni del figlio;
2) la capacità di dire in modo flessibile si o no;
3) adeguarsi, in modo flessibile, al periodo storico che si sta vivendo (essere adolescente non 2026 non è la stessa cosa che essere adolescente nel 1986 o nel 2006);
4) la capacità di permettersi di esprimere le proprie emozioni (e con questo includo anche esprimere la rabbia -senza aggressività- e il dolore/pianto);
5) darsi il permesso di essere, oltre che genitore, anche uomo, donna, coppia senza pensare di togliere del tempo ai figli.

Di sicuro le relazioni che più danneggiano la crescita dei figli sono:
1) la relazione negligente/distaccata perché è caratterizzata da scarso coinvolgimento emotivo e carente guida educativa;
2) la relazione aggressiva/violenta;
3) la relazione controllante ed iperprotettiva. Tutti questi tre stili educativi minacciano la crescita dell’autostima del figlio perché cresce con l’idea “è colpa mia”, “non sono capace”.

È fondamentale sapere che il figlio non metterà mai in discussione il comportamento del genitore, soprattutto in tenera età e che impara da ciò che fa il genitore più che da quello che gli dice. La cosa migliore, nell’essere genitore, è essere un po’ faro, un po’ spazzaneve, un po’ elicottero, un po’ delfino, un po’ medusa, un po’ tigre, un po’ super-genitore.

psicologia giuridica
Dottoressa Anna Maria Rita Masin
Psicologa – Psicoterapeuta