Una piazza di Cerveteri in memoria di Raniero Mengarelli

0
204

di Giovanni Zucconi

Come in un film ad episodi, ripartiamo dall’amara osservazione che abbiamo condiviso alla fine nell’articolo della settima scorsa: Al Soprintendente Mario Moretti, che nulla fece per impedire lo scempio della distruzione della Necropoli del Sorbo, è stata dedicata la prestigiosa piazza davanti l’ingresso della Necropoli della Banditaccia. Mentre al solerte e onesto Raniero Mengarelli, che si è battuto come un leone per difendere quella stessa necropoli dai vari progetti criminali proposti dalle autorità locali, solo nel 1992, gli è stata dedicata una piccolissima via, in un complesso residenziale costruito, beffa delle beffe, proprio sulla collina del Sorbo. Per questo chiediamo giustizia. Chiediamo, al Sindaco Alessio Pascucci, che all’ing. Raniero Mengarelli, venga finalmente dedicata un’importante via o piazza di Cerveteri. Possibilmente la piazza più importante di tutte: quella davanti alla “SUA” Necropoli della Banditaccia. Sindaco, ci contiamo! Nel frattempo, cerchiamo di capire il perché di questo vergognoso oblio, di questa incomprensibile damnatio memoriae. Abbiamo scritto molto su Raniero Mengarelli, ma credo che questo sia un atto dovuto nei confronti di un personaggio che ha dato tanto a Cerveteri, ma che rimane praticamente semi sconosciuto ai più. La Cerveteri che tutto il mondo conosce e ammira, è praticamente tutta opera sua. Se Cerveteri è un sito Unesco, lo si deve solo a lui. Mengarelli, per fare un banale esempio, ha anche scelto personalmente gli alberi che adornano la Banditaccia o che costeggiano la strada che porta alla Necropoli. Si calcola che abbia riportato alla luce ben 2.278 camere sepolcrali con relativo corredo. Un tesoro archeologico immenso. Tutto questo senza che nessuno, nel frattempo, si sia minimamente preoccupato di dotare la città di un museo. In quasi 24 anni di attività, il Mengarelli ha caparbiamente cercato di dare a Cerveteri il destino che meritava, e che gli era stato assegnato dalla Storia. Era destinata a diventare il centro di una delle più belle, vaste e importanti aree archeologiche del mondo. Ma perché poi, nonostante il suo grande impegno, testimoniato dalla documentazione a nostra disposizione, questo destino non si è più avverato? Perché il Mengarelli ha dovuto combattere contro il più inaspettato e subdolo degli avversari: la stessa città di Cerveteri. Prima ancora del grande saccheggio dei tombaroli della seconda metà del XX secolo, e della partecipazione di quasi tutta la popolazione cerite alla grande abbuffata del traffico internazionale clandestino delle opere d’arte, nelle vicende del Mengarelli a Cerveteri si ritrovano già tutte le condizioni per la mancata crescita del nostro territorio: la presenza ingombrante di grandi famiglie latifondiste appartenenti alla più importante nobiltà italiana, la sudditanza della popolazione e delle istituzioni agli esponenti di queste famiglie e, soprattutto, la mancanza di una vera classe imprenditoriale capace di sfruttare le enormi potenzialità economiche e turistiche di Cerveteri.

Torniamo alla domanda iniziale. Perché al Mengarelli, volutamente, non gli è stata dedicata nessuna via o piazza di Cerveteri fino al 1992? E, quando è stato fatto, è stata una vera e propria beffa. Quale                                                                                                                                                                                                                                                                               colpa doveva pagare il Mengarelli, per meritare un simile trattamento?

Leggendo la documentazione in nostro possesso, la risposta appare semplice: Mengarelli ha sempre messo i bastoni tra le ruote a tutti i progetti di sfruttamento del territorio non compatibili con la realizzazione del grandioso parco archeologico che lui sognava per Cerveteri.

Proveremo a descriverne qualcuno di questi, così vi renderete conto delle forze politiche ed economiche che lui ha dovuto affrontare negli anni, e che non hanno mai dimenticato chi li ha spesso umiliati, e che ha sempre impedito la riuscita dei loro loschi progetti.

Un paio di questi li abbiamo visto nell’articolo della scorsa settimana. Il Podestà di allora, millantando dei saggi di scavo che non avevano dato nessun risultato, aveva chiesto al Mengarelli di autorizzare nientemeno che la piantumazione di un bosco sopra la necropoli del Sorbo. Una necropoli, va ricordato, che aveva regalato centinaia di sepolture e di corredi. Studiata e descritta dai maggiori archeologi del tempo. Un Podestà cialtrone, che evidentemente era così ignorante da non sapere che la necropoli del Sorbo l’aveva scavata per primo proprio il Mengarelli. Non contento di questa brutta figura, abbiamo documentazione che lui propose, successivamente, di costruire una palestra. Secondo l’illuminato Podestà, la costruzione della palestra non avrebbe danneggiato le “Antichità”, e quindi il Ministero non si sarebbe potuto opporre. Sappiamo anche che, il Podestà che lo aveva preceduto, aveva chiesto al Mengarelli di costruire sopra il terreno della necropoli il nuovo cimitero di Cerveteri. Domanda naturalmente rigettata. Bloccato da Mengarelli anche questo ignobile progetto, il Fiduciario dei Sindacati Fascisti dell’agricoltura di Cerveteri, si lamenta, con una lettera ufficiale al Ministero, affermando che “…Il Direttore, Ingegner Mengarelli, ha sempre infastidito, con il suo abuso di autorità, la popolazio­ne di Cerveteri… Tutti i proprietari, specie i piccoli agricoltori ne debbono subire le conseguenze, di questo fanatico e forse esaltato archeologo. Proibisce lavori di agricoltura, dissodando zone che il contadino, avutele a miglior coltura dal Principe Ruspoli, non ha potuto coltivarle, rimanendo incolte e deserte; non vuole che nei terreni invasi, chissà da quanti secoli da massi caduti dalla ripa, si toccano, benché lontani molti metri da essa…

In questa lettera di protesta si fa accenno a uno dei problemi più grossi che ha dovuto affrontare il Mengarelli, quello dei lavori agricoli, e che lo ha posto in rotta di collisione con il personaggio più potente di Cerveteri di quel tempo, e dei tempi a seguire: il Principe Ruspoli. Quale era il problema? Che su ampie zone dei possedimenti dei Ruspoli (ma anche dei Torlonia e dei Calabresi), il Mengarelli aveva chiesto, ed ottenuto, il vincolo archeologico. Vincolo che ovviamente impediva uno sfruttamento economicamente vantaggioso per i proprietari. Che però fecero finta di nulla, e continuarono ad affittarli a inconsapevoli agricoltori locali. Leggiamo da una lettera accorata di Mengarelli al Commissario Governativo dei Consoli Agrari di Cerveteri:

“…Già ricordai alla S.V. Ill.ma che nei terreni denominati … esistono zone archeologiche, delle quali fu no­tificato ai proprietari “l’importante interesse”, come era già stato fatto dal superiore Ministe­ro dell’Istruzione Pubblica per la “Banditaccia”, “Monte Abetone” e “Macchia della Signora”, coll’ingiunzione ai proprietari stessi di non eseguire in esse piantagioni, escavazioni e lavori profondi, essendo ivi consentite le sole ordinarie arature… Avendo io saputo che i terreni ricordati si volevano assegnare ad agricoltori per essere ridotti “a migliore coltura”. …oggi ho saputo che non solo i terreni innanzi ricordati … sono già state assegnate per bonifica agraria, e che si sono fatte le divisioni perfino dei tumuli, che sono a tutti noti come tombe etrusche; ma che domani si procederà alla consegna (e questo è di una gravità enorme) anche dei terreni che costituiscono la grandiosa e notissima necropoli etrusca di Monte Abetone, Macchia della Signora, e forse anche del Casale S. Paolo. Ora debbo ricordare alla S.V. che i terreni corrispondenti alla detta necropoli sono anch’essi, e da molto tempo, dichiarati d’importante interesse archeologico, come da notifica fatta dal Mini­stero dell’Istruzione ai proprietari di essi: Principe D. Alessandro Ruspoli, D. Giovanni Ruspoli, Donna Maria Ruspoli, e Contessa Laura Ruspoli in Martini Marescotti: i quali però, da quanto apparisce, han fatto mostra di non ricordare i vincoli gravanti sulle loro terre, traendo così in errore gli agricoltori, e facendo ad essi supporre di aver persino l’assistenza del Ministero della Economia Nazionale per annullare le disposizioni del Ministero dell’Istruzione per la protezione delle antichità ceriti. Ciò premesso, io debbo, com’è mio dovere, e nell’interesse del patrimonio archeologico e storico nazionale, chiedere alla S.V. di far subito note a tutti gl’interessati che l’assegnazione di terre non darà alcuna facoltà di eseguire scassati, piantagioni, ecc., salvo le usuali arature poco profonde, nelle zone archeologiche a suo tempo legalmente notificate ai rispettivi proprietari.

Il superiore Ministero diffiderà i proprietari stessi, e procederà contro di essi per violazione della Legge 20 giugno 1909 n. 364.

Prego la S.V. di favorirmi di un cenno di assicurazione che Ella provvederà d’urgenza ad ovviare fin d’ora, con efficaci misure, gl’inconvenienti dipendenti dall’inosservanza della legge ricordata.”

Che succedeva a Cerveteri in quegli anni? Che i vincoli imposti dal Ministero sulle aree archeologiche non venivano mai rispettati, e i grandi proprietari terrieri affittavano anche i terreni vincolati, per essere coltivati “a miglior cultura”. Cioè con la cultura più profittevole, e quindi sicuramente necessitante di un’attività non compatibile con il vincolo. In un’altra comunicazione, un preoccupato Mengarelli scrive:

Una parte notevole della necropoli etrusca di Caere assegnata a contadini, corre grave rischio di essere distrutta se non si prendono seri ed efficaci provvedimenti.

A me furono accuratamente tenute celate tutte le pratiche corse fra i membri della Casa Ruspoli (Don Alessandro Principe di Cerveteri – Don Giovanni e Donna Laura Martini Marescotti e Donna Maria) e i promotori d’un “Consorzio Agricolo fra i Terrazzani di Cerveteri”. Seppi casualmente che era stato stipulato un contratto fra i Ruspoli e il Consorzio, per la concessione a questo di terre “a scopo di miglioria” e per ventinove anni: e seppi che fra le terre concesse ve ne erano alcune, delle quali era stato a suo tempo regolarmente notificato ai Ruspoli “l’importante interesse archeologico”. …E si assisté così al doloroso spettacolo di vedere assegnate “a scopo di miglioria” non soltanto delle aree dove l’esistenza di sepolcri non può apparire se non a chi ha l’abitudine e l’occhio addestrato alle ricerche archeologiche; ma anche di notevoli estensioni dove si ergono grandi tumuli, e dove affiorano vie e tombe scavate nella roccia. … Nei rapporti con i proprietari, assegnatari e affittuari non si debbano dimenticare questi fatti:

1 – Le zone soggette a vincolo archeologico sono dal punto di vista agrario, le peggiori fra tutte quelle moltissime possedute dai Principi Ruspoli. In essi gli etruschi scavarono le loro tombe, perché vi affiora il tufo e il cosiddetto “cappellaccio”, e non vi è che pochissimo humus.

2 – I Principi Ruspoli hanno tutto l’interesse di destinare agli agricoltori locali le terre peggiori, per le quali è stato fissato un fitto relativamente alto.

3 – Gli affittuari attuali delle tenute, nelle quali sono le terre vincolate, hanno pure tutto l’inte­resse di tenere per sé stessi le parti migliori.

4 – Non c’è nessuna ragione, all’infuori degli interessi venali di singoli, per volere che la “bonifica agraria” s’inizi colla manomissione di una parte notevole della necropoli di Caere, quando nel territorio di Cerveteri e anche soltanto nelle proprietà dei Principi Ruspoli, vi sono immense estensioni di terre migliori; ma incolte o quasi, che aspettano l’opera di bonifica.

In confronto di tutti gl’interessati è necessario non fare alcuna concessione sotto nessuna forma.

Così, non bisogna consentire al Consorzio Agricolo di Cerveteri la facoltà di ritenere in suo possesso, come ente, le zone archeologiche, anche quando promettesse di fare le coltivazioni in economia, e coll’obbligo di non eseguire lavori profondi: né si deve ammettere che, sia pur tem­poraneamente, siano lasciati sulle zone stesse gli assegnatari collo stesso onere. Difatti il Consorzio Agricolo non potrebbe trarre un reddito remunerativo da cattive terre, mantenendole nello stato attuale; ma dovrebbe, prima o poi, col pretesto che “non cagionerebbe danni” lavorarle profon­damente, sconvolgendo lo strato archeologico.

Nell’altro caso si può essere certi che nessuna proibizione varrebbe mai a impedire ai contadini di valersi delle terre per qualsiasi uso diverso dalle consuete semine superficiali. Una volta in possesso di un piccolo campo, ogni contadino facilmente elude colla sua astuzia ogni controllo, sconvolge in breve volger d’anni il suolo e taglia la roccia e fa scavi archeologici, non infruttuosi, per suo conto.

L’esperienza di pochi mesi già dimostra la mancanza di ogni buona fede da parte degli interessati, e il loro egoismo, comunque dissimulato. Una qualsiasi concessione ad essi costituirebbe un disa­stro: cioè la sicura, totale e irreparabile rovina di tutti i preziosi monumenti e documenti storici che ancora il suolo nasconde.

È un Mengarelli che vuole a tutti i costi difendere l’immenso e prezioso patrimonio archeologico di Cerveteri. Anche quello che non è stato ancora riportato alla luce. Ma si scontra contro gli interessi economici delle famiglie nobiliari che avevano vasti latifondi sul territorio. “Egoismo”. Il nostro ingegnere usa questa parola. Cioè si anteponevano gli interessi personali e familiari a quelli della comunità. Dove in questo caso la comunità è da considerarsi l’intera Umanità. Era una lotta senza esclusione di colpi. Dove il Mengarelli non ha il timore reverenziale di chiedere addirittura un’azione legale nei confronti dei Ruspoli.

Il Pericolo della permanenza e della conseguente manomissione e rovina delle importantissime zone archeologiche concesse dai Ruspoli ai Terrazzani, è ormai imminente.

Urge agire energicamente coi mezzi legali contro i Ruspoli per l’annullamento del contratto di concessione delle terre, fra le quali son comprese area d’importante interesse archeologico, e per renderli responsabili delle conseguenze dannose derivanti dalle occupazioni abusive di tali aree. …Sarebbe vana illusione e grave errore il credere che, ove i coloni rimanessero nelle zone archeolo­giche, sia pure col preciso obbligo di non fare in esse altri lavori all’infuori delle consuete super­ficiali arature, con esclusione assoluta di qualunque opera di miglioria, il sottosuolo archeologico non sarebbe toccato. È invece certo che i coloni, evitando cautamente qualsiasi controllo, il quale del resto non potrebbe esercitarsi efficacemente e simultaneamente su parecchie centinaia di ap­pezzamenti di terra, finirebbero per sconvolgere e depredare tutte le tombe e a rovinare tutte le vie e i monumenti sepolcrali, per cercare oggetti antichi da vendere.

Siamo difronte ad una vera e propria guerra per difendere quello che Cerveteri ha di più prezioso: il suo patrimonio archeologico. Combattuta da una parte da un semplice funzionario statale, e dall’altra da un‘intera città, feudo di fatto di una delle più importanti famiglie nobiliari italiane. Poi, considerando che la questione della tutela delle aree archeologiche di Cerveteri non si poteva risolvere in altro modo, Mengarelli chiede l’esproprio dei terreni:

“…Il terreno dove si stende la necropoli cerite è stato dichiarato d’importante interesse; ma, nono­stante ciò, fervono le trattative fra l’Università agraria e l’Associazione dei Combattenti da un lato, e i membri della Casa principesca dei Ruspoli dall’altro, per la cessione in enfiteusi con obbligo di miglioramento, delle tenute Banditaccia, Macchia della Signora e Monte Abetone, sulle quali si estende la più gran parte della necropoli. Tali trattative sono a buon punto.

Le tenute nominate dovrebbero ripartire in centinaia di piccoli lotti da assegnarsi ai cittadini di Cerveteri, agricoltori o no, per piantarvi alberi e farvi scassati per le vigne, per erigervi casetta etc.;

Con simili lavori, rapidamente e simultaneamente eseguiti, la necropoli etrusca andrebbe in breve distrutta e perduta per sempre, così come nella seconda metà del secolo scorso la città di Caere fu, purtroppo, sconvolta e seppellita sotto le vigne.

Ma una così cospicua e ricca riserva di antichità etrusche, qual è la necropoli cerite, dev’essere ad ogni costo salvata. L’Italia nuova non deve curare le sue memorie storiche e archeologiche con premura minore di quella posta recentemente dalla Francia per impedire ogni danneggiamento della città e della necropoli di Cartagine, onde assicurarne lo scoprimento.

Per salvare dalla rovina la necropoli di Caere vi è, ormai, un solo mezzo: l’espropriazione….

L’espropriazione finalmente arrivò, ma come abbiamo raccontato più diffusamente in un altro articolo, l’atteggiamento egoista e predatorio dei Principi Ruspoli non cambiò. Sintetizzando, dopo l’esproprio, e dopo aver ricevuto il relativo pagamento pattuito, ci furono innumerevoli richieste di rivalutazione dei terreni espropriati. Incredibilmente, i Ruspoli chiedevano altri soldi perché i terreni da pascolo erano diventati “archeologici”, e quindi di maggior valore. Ma la richiesta di ottenere più soldi ogni volta che si scopriva un nuovo tumulo o si restaurava una tomba importante, non è l’azione più ignobile (termine che si contrappone a “nobile”), perchè i Ruspoli arrivarono addirittura a richiedere indietro l’area della Banditaccia, diventata ai loro occhi, una possibile fonte di grandi guadagni. Scrive il Ministro dell’Educazione Generale al Ministro dei Lavori Pubblici:

“L’ing. Raniero Mengarelli, già Direttore degli Scavi pei mandamenti di Civitavecchia e Tolfa, comunica che il Principe Don Alessandro Ruspoli, dopo aver accettato l’espropriazione di una zona archeologica compresa fra la vecchia strada e la nuova di accesso agli scavi della Necropoli di Cerveteri, ha chiesto a codesto On. Dicastero che detta zona gli sia restituita. L’ing. Mengarelli opina che la richiesta del Principe Ruspoli sia causata dal fatto che, essendo il terreno espropriato ricco di materiale archeologico scoperto e da scoprire, ove egli venga a riavere il terreno, potrà ricavare moltissimo come avente diritto alla quarta parte delle cose scoperte restando proprietario del terreno stesso.”

Secondo voi quando è terminato il processo di espropriazione iniziato dal Mengarelli negli anni 20? Non ci credereste, ma ci sono voluti quasi 80 anni. E niente è successo per caso. Cerveteri era e doveva rimanere un feudo. Abitato da sudditi, che comunque avevano il loro tornaconto, e non da cittadini responsabili. Così come non è un caso che, nonostante le decine di migliaia di reperti Etruschi riportati alla luce dal Mengarelli, è stato inaugurato un museo a Cerveteri solo nel 1967. Quanti Parchi Archeologici si sarebbero potuti fare in 80 anni se non avessero ostacolato Raniero Mengarelli nella sua opera di espropriazione e di messa in tutela delle nostre aree archeologiche? Quante straordinarie opere d’arte sarebbero rimaste a Cerveteri, nel nostro agonizzante Museo, invece di prendere la strada di ricchi collezionisti? Se avessimo dato retta al Mengarelli, adesso la situazione economica di Cerveteri sarebbe stata radicalmente diversa. Adesso i nostri giovani avrebbero potuto trovare un lavoro in un’industria del turismo che non ha avuto modo di partire. Grazie comunque Ing. Mengarelli. Tu ce l’avevi messa tutta…

Dopo questa necessariamente sommaria trattazione, ancora vi stupite se l’ostinato Raniero Mengarelli, unico vero difensore del patrimonio archeologico di Cerveteri degli ultimi 250 anni, sia stato temporaneamente allontanato da Cerveteri per 4 lunghi anni, dal 1918 al 1922? E soprattutto, ancora ci possiamo stupire che intere generazioni di amministratori locali, dal 1943, anno della sua morte, si siano curiosamente dimenticati di dedicare al padre della Cerveteri archeologica, Sito Unesco e Patrimonio dell’Umanità, un’importante via o piazza di Cerveteri? Per questo rinnoviamo un forte invito al Sindaco Alessio Pascucci a rimediare a questa scandalosa e inspiegabile dimenticanza. Piazzale Raniero Mengarelli, davanti la Necropoli della Banditaccia suona veramente bene.