Una Giustizia più giusta per tutti aldilà del colore politico

0
251
referendum

Riceviamo e pubblichiamo

Un giorno d’inizio giugno del 1946, milioni di persone – eredi di questa storia stratificata – si misero in fila per scegliere che tipo di Paese ITALIA volevano continuare a essere. Non era un voto qualunque. Perché circa ottanta anni fa, in Italia, le donne, che pure vivevano il paese e lo trasformavano giorno dopo giorno, erano persone invisibili.

Ebbene, il referendum del 1946 tra Monarchia e Repubblica fu un momento fondativo che andò ben oltre la questione istituzionale – fu un atto di autodeterminazione collettiva, un Paese che scelse se stesso decidendo di contare le voci, tutte.

A quasi ottant’anni da quel giorno, ci ritroviamo ancora oggi ad un bivio, ora dopo l’entrata in vigore del nuovo codice di procedura penale la c.d. “riforma Vassalli” che si riferisce principalmente al nuovo Codice di procedura penale italiano (D.P.R. 447/1988), entrato in vigore nel 1989 sotto il Ministro della Giustizia Giuliano Vassalli, che introdusse il noto sistema accusatorio, basato sulla parità tra accusa e difesa, la terzietà del giudice, l’oralità e la pubblicità del dibattimento, sostituendo il vecchio codice inquisitorio del 1930, purtroppo però privo della separazione delle carriere dei magistrati.

Difatti, anche se il Ministro Vassalli dell’ epoca fosse a favore, come peraltro riporta l’ intervista pubblicata dal noto settimanale Panorama nel c.m. in cui si spiega come dividere i P.M. dalle Toghe giudicanti fosse un passaggio affinché il sistema funzionasse.

I Tre Amici al Bar, grazie alle Fonti Aperte, evidenziano l’importanza di andare a votare, tenuto conto che siamo chiamati a decidere per Referendum sulla Giustizia il giorno 22 e 23 marzo 2026 per il voto, ovvero “CHI SBAGLIA PAGA, BASTA IMPUNITÀ, GIOCHI DI POTERE E MAGISTRATURA POLITICIZZATA, VOTA SI”.
Andiamo con ordine. È una riforma storica che si può riassumere in tre punti.

1. Anzitutto separa la carriera dei magistrati, ovvero i giudici e i pubblici ministeri avranno percorsi professionali distinti fin dall’inizio, con concorsi separati.

2. La riforma interviene poi anche sul CSM (Consiglio Superiore della Magistratura), organo da cui dipende la carriera dei magistrati, perché quest’ organo da tempo risponde alla c.d. logica delle “correnti”, apparentemente (Associazioni) una sorta di partiti interni alla magistratura, nella realtà divenuti centri di potere per la gestione delle nomine. Come effetto coerente della separazione delle carriere, saranno formati due CSM, uno per i Giudici e un altro per i Pubblici Ministeri, entrambi presieduti dal Presidente della Repubblica. Il peso delle correnti viene affievolito col sorteggio, invece della elezione, per stabilire chi ne farà parte.

3. Infine, la Riforma istituisce un Alta Corte disciplinare, che, invece del CSM – come avviene adesso – valuterà le eventuali scorrettezze disciplinari dei Magistrati: sul suo funzionamento non incideranno le correnti, ma avrà una composizione tale da garantire l’ imparzialità di giudizio, in linea col principio che chi sbaglia paga, anche se Magistrato.

Inoltre, il Referendum de quo appare una svolta epocale, non potendosi escludere verosimilmente, che sulla base dei dati presenti/disponibili sulle Fonti Aperte/Google all’inizio del 2026, il c.d. fenomeno della malagiustizia in Italia, con particolare riferimento all’ingiusta detenzione, ha raggiunto cifre significative che confermano un trend pluridecennale, oltre 32.000 casi dal 1991: dati aggiornati a gennaio/febbraio 2026 indicano che dal 1991 a oggi oltre 32.000 persone sono finite in carcere per errore o hanno subito ingiusta detenzione, con una media di oltre due casi al giorno. Questa cifra/entità rappresenta un fenomeno strutturale del sistema penale italiano, spesso descritto come “una persona innocente finita in carcere ogni 8 ore”.

Difatti, secondo l’Osservatorio sull’errore giudiziario, tra il 1991 e il 2023 sono stati registrati circa 31.397 casi di ingiusta detenzione ed errori giudiziari, con una media annuale di quasi 1.000 persone all’anno che hanno trascorso giorni, mesi o anni in carcere da innocenti per poi essere risarcite.

Tutto ciò, peraltro comporta i c.d. “Costi per lo Stato”, difatti negli ultimi 22-30 anni, lo Stato italiano ha speso oltre 1 miliardo di euro in risarcimenti per errori giudiziari e indennizzi per ingiusta detenzione e solo nel 2025, la spesa non si può escludere verosimilmente che abbia superato i 23 milioni di euro. Ciò nonostante, pur essendo elevato l’alto numero di casi, le c.d. conseguenze disciplinari per i magistrati che hanno emesso provvedimenti errati non si può escludere verosimilmente, contestualmente che siano “rarissime”.

Concludendo, i Tre Amici al Bar, sulla base dei dati sopra indicati, ritengono saggiamente che il Referendum sia da considerarsi “una svolta memorabile/storica” e perdere questa opportunità per i c.d. “calcoli di natura politica”, non si può escludere verosimilmente,  ” CHE SI VOGLIA CONDANNARE LA GIUSTIZIA AD ALTRI DECENNI DI AGONIA”!

Quanto sopra, ai sensi dell’articolo 118, quarto comma, della nostra Costituzione della Repubblica Italiana che recita: “Stato, Regioni, Città metropolitane, Province e Comuni favoriscono l’autonoma iniziativa dei cittadini, singoli e associati, per lo svolgimento di attività di interesse generale, sulla base del principio di sussidiarietà”.

Tutto ciò, sempre a difesa della libertà di ognuno, occorre sempre assicurare l’effettività dei diritti civili e sociali, il rispetto delle libertà garantite dalla nostra Costituzione Italiana e della dignità delle persone è sempre la precondizione per la realizzazione di una vera democrazia”.

 I Tre Amici al Bar

Raffaele Cavaliere Diego Corrao