Siamo tutti Golasa. Ecco la verità che nessuno vi racconta

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di Gianni Palmieri ed Emiliano Foglia

Ci sono storie che pochi raccontano.

Spesso perchè non le conoscono, in questo caso specifico perchè non fa comodo ai nani, acrobati, clown e giocolieri dell’informazione che si sono avventati sulla Lazio dopo il demenziale atto commesso da chi ha offeso la comunità ebraica e la memoria di Anna Frank.

E’ una storia che dimostra, aldilà delle sciocchezze che il coro pilotato dei mass media sta propalando, come la Lazio non possa essere accusata di intolleranza ed antisemitismo.

Una storia che nasce il 31 gennaio del 2010 quando la Lazio raggiunse  un accordo pluriennale con Eyal Golasa, calciatore israeliano, centrocampista del Maccabi Tel Aviv e della Nazionale israeliana. L’atleta fece la visita presso il Centro sportivo di Formello e scelse il numero di maglia. Poi accadde qualcosa di strano, nonostante fosse stato sottoscritto il contratto con la società romana, non fu ritenuto valido dal club israeliano, oltre al fatto che erano accorsi numerosi problemi di varia natura. E’ un episodio da non sottovalutare perchè la Lazio aveva scelto di portare in Serie A per la prima volta un calciatore israeliano, dunque di religione ebraica, lanciando un segnale di grande valenza. Ma non è tutto, in quell’occasione il presidente Lotito disse anche “Io penso che attraverso il calcio si possa cambiare anche la società civile. Ambisco ad avere nella mia squadra un palestinese e un israeliano perché lo sport non deve dividere ma unire”.

Questa è la storia vera, la SS Lazio ha 117 anni di gloriosa storia che nessuno ha il diritto di infangare.