“Tutte a casa” approda a Modena

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Al Teatro Michelangelo dal 13 al 15 marzo Paola Gassman, Mirella Mazzeranghi, Paola Tiziana Cruciani, Giulia Rupi e naturalmente la poliedrica e solare Claudia Campagnola nella commedia simbolo della rivoluzione delle donne
Di Felicia Caggianelli

 

 

“Tutte a casa” la commedia di G. Badalucco e F. De Angelis, diretta da Vanessa Gasbarri convince e porta sotto i riflettori un periodo storico delicato come quello della grande guerra. Un lasso di tempo in cui la società, privata delle braccia forti e delle menti imprenditoriali maschili del tempo costrette ad imbracciare le armi e ad arruolarsi in nome della madre patria. Uno spaccato di vita che vede emergere approfittatori che senza alcuno scrupolo cercano di entrare in possesso di immobili, aziende e quanto altro carpendo la buona fede delle donne rimaste a casa che invece di cedere si rimboccano le maniche e reagiscono dimostrando un carattere ed una forza fino ad allora ignorate. E così che inizia tutto e cinque donne si ritrovano a condividere ideali e a lottare per i propri diritti. Margherita, Silvana, Comunarda, Teresa e Giacomina cinque nomi comuni. Cinque donne battagliere, che come tante i n quel delicato periodo storico, con grande coraggio sono state capaci di puntare i piedi e mettersi alla guida di famiglie ed aziende raggiungendo obiettivi e riconoscimenti importanti che ancora oggi sono vivi e pulsanti in quello che è il settore lavorativo dove fin troppo spesso si vede primeggiare la figura maschile rispetto a quella femminile. Determinazione, responsabilità, doti manageriali, una socialista dal temperamento sanguigno e combattivo, una madre di famiglia tutta casa e chiesa; e una giovane che pensa a divertirsi sono gli ingredienti di questa meravigliosa commedia che omaggia la forza delle donne. Ai nostri microfoni l’attrice Claudia Campagnola ci accompagna in questa avvincente rivoluzione. Nella storia e negli aneddoti di cinque eroine interpretate da attrici di spessore del calibro di: Paola Gassman, Mirella Mazzeranghi, Paola Tiziana Cruciani, Giulia Rupi e naturalmente dalla nostra poliedrica e solare Claudia Campagnola.

Parliamo di queste donne combattive che iniziano a dettare legge nel mondo del lavoro; che si uniscono in uno dei periodi storici più difficili, ovvero quello della prima guerra mondiale… “Sì, si tratta di donne che si uniscono e riescono a raggiungere tantissimi risultati anche storicamente sono riuscite ad affermare diritti conquistati che ci ritroviamo ancora oggi. C’è una frase che mi è rimasta in mente, la dice Paola Tiziana Cruciani, il suo personaggio si chiama Comunarda e rappresenta lo spirito combattivo delle operaie:abbiamo dimostrato che quando le donne si uniscono possono raggiungere qualsiasi tipo di risultato, qualsiasi obiettivo”.
Nonostante ci sia un lasso di tempo quasi infinito tra quel periodo ed il nostro si tratta di tematiche ancora in essere nella nostra società. E con le quali spesso le donne ci si devono rapportare nel momento in cui si avvicinano a certi settori lavorativi che vedono la presenza maschile predominante…”Si tratta di tematiche importanti e delicate supportate anche da personaggi di spessore. Ultima di queste è la posizione del Papa che si è battuto per le suore che stanno facendo una rivoluzione per rivalutare la figura della donna all’interno della religione. Essere al servizio, non vuol dire essere servitù, questo è il concetto espresso in breve da Papa Francesco e le suore stanno combattendo per questo a conferma che noi donne non smettiamo mai di combattere. Mai come adesso la figura femminile ha bisogno di tanta tutela e di tanto rispetto quindi per mantenere viva questa dignità l’unione tra le donne è una forza”.
Se le donne si unissero riuscirebbero a comandare il mondo? “Sicuramente. Non a caso una delle battute finali sottolinea proprio come una frase simbolica questo prezioso concetto, ovvero, abbiamo dimostrato che l’azienda funzionava meglio quando c’eravamo noi donne…e noi rispondiamo tutte…è vero”!
Ci racconti qualche aneddoto di questo connubio con queste donne forti nonché amiche di questa bella avventura teatrale? “Devo confessare che per me è stata un bel banco di prova. Perché sono considerata ancora nella compagine giovane della compagnia. Ho dovuta con grande attenzione e con grande professionalità farmi valere in qualche modo acquisire il mio ruolo all’interno del gruppo. Una squadra dove ci sono delle attrici che hanno un’esperienza incredibile e un carattere molto forte ma alla fine siamo riuscite a creare un bel gruppo una bella squadra affiatata ognuna con il proprio ruolo, la propria espressività ed il proprio carattere. Sono molto contenta di questa esperienza. Per me è una grandissima scuola. A volte è fondamentale confrontarsi con attori ed attrici che hanno esperienza molta più te. Ultimamente i è capitato di fare spettacoli nei quali ero io nel gruppo di giovani ad avere più esperienza e invece credo che sia molto importante per me il confronto con personalità che hanno tantissimo da raccontare e da insegnare”.
Anche a teatro, il lavoro si ruba con gli occhi? “Sempre, guardando ed ascoltando un po’ con tutto. C’è sempre da imparare non si smette mai, mai, mai. E anche in questo caso, cinque donne con cinque origini diverse anche dal punto di vista didattico e formativo e quindi tantissime esigenze diverse e quindi anche la bellezza di trovare un modo comune di lavorare insieme. Diciamo che quello che accade sul palco, di queste donne che si uniscono diverse tra di loro, s’è ritrovato anche nella vita di prova, reale”.
Ti abbiamo visto nel giro di quaranta giorni interpretare ruoli differenti e passare con gran naturalezza dal comico all’ironico, dall’introspettivo ad una commedia che affronta tematiche molto attuali, pur essendo collocate in uno spazio temporale ben distante da quello attuale…Come riesci a gestire questa poliedricità di personaggi pur rimanendo fedele a te stessa ovvero tra tanti artisti riesci a mantenere vivo il filo conduttore delle tue interpretazioni che di fatto ti rendono riconoscibile… “Questa è la cosa per cui lotto di più. Ho capito che è importante avere un segno che ti caratterizza sia esso nella poetica, nella mimica facciale, nei gesti. Sicuramente mettersi al servizio dello spettacolo mantenendo la propria originalità che poi è quella che fa la differenza. È il mio lavoro e imparo a dividere nella mia mente i vari ruoli che so dove andare a prendere. È un po’ come se la mia mente fosse un computer con tanti file e di volta in volta apri la finestra che ti interessa e devo dire che non ci si annoia mai”.
Quanto ti ha aiutato la tecnica e lo studio? “Aiutano sempre. Credo che un attore e un attrice non dovrebbero mai smettere di studiare di leggere e esercitarsi tecnicamente per allenare la memoria per la messa in scena…non si finisce mai di imparare. A prescindere dallo studio non si può mai smettere di studiare perché non si arriva mai tutto intorno a noi, compreso noi, è in continuop divenire e noi dobbiamo essere al passo con tutto quello che si evolve perché siamo parte di questa evoluzione…”