TUSSILAGO FARFARA

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tussirago farfara

LA PIANTA CHE CURA LE TOSSI SECCHE CHE POI DIVENTANO GRASSE.

La Tussilago farfara, pianta appartenente alle Astaraceae, è la più utile in fitoterapia nelle tossi secche, stizzose, non produttive, che poi diventano catarrali. E’ ben diversa dalla Drosera rotundifolia, vegetale leader nella pertosse e tossi pertussoidi ripetute a breve distanza di tempo tanto da lasciare senza fiato (caratteristica è il “richiamo del gallo”).

Il nome Tussillago deriva dal latino “Tossis Ago” (dal verbo intransitivo Ago, is, agire). Farfara è invece dalla denominazione volgare del latino “ Filius ante patrem”, stante o significare che i fiori, i suoi gialli capolini maschili e femminili (simili al Tarassaco), compaiono a febbraio, prima delle foglie. Non che i figli nascono prima dei padri come comunemente viene interpretato, bensì che i padri (pianta madre) possono nascere solo dai figli. I fiori spuntano sul finire dell’inverno, non come avviene comunemente in primavera. Perché? Solo il “linguaggio dei fiori e delle cose mute” (S.Boudler in “Elevazione”) ci fornisce la giusta risposta.

I fiori sono “la voce dei neonati” che emettono i primi vagiti (il loro suono caratteristico), cosi chiamati perché fuoriescono dalla vagina (condotto che in anatomia umana segue l’utero e che si apre nella vulva). Tutto ciò ci riporta alla fonazione, alla voce. “L’emozione non ha voce” (A. Celentano) ma la tosse si. Dioscaride, Plinio primo (detto il vecchio, noto scienziato fitoterapista romano), Galeno già conoscevano la proprietà antitussive di questa pianta, perenne, rustica, resistente.

La Tussilago farfara cresce nei terreni umidi, sabbiosi e argillosi, ai margini delle fosse (in sintonia con il feto che si affaccia alla vita), dalle zone marine fino alle altitudini delle montagne (come l’essere umano).

In fitoterapia, quando non esistevano i farmaci l’infuso dei fiori o delle foglie era impiegato per combattere quel particolare e fastidioso tipo di tosse. Oggi sono in commercio non pochi sciroppi, a base di Tussilago f., per calmare la tosse stizzosa (influenzale, da raffreddamento etc.) che, grazie ai principi attivi della pianta, si fluidifica facilitando l’espettorazione del catarro.

I costituenti principali (presenti in ogni parte del vegetale, soprattutto nelle foglie) sono: alcaloidi pirrolozidinici (specie senecionina); mucillagine (presente sino al 10%) tannini, flavonoidi, triterpeni. Anche nei fiori, pur in percentuale diverse, vi sono gli stessi principi attivi. In terapia gli alcaloidi pirrolozidinici sono i più attivi nel sedare la tosse secca stizzosa. Le mucillagini esercitano proprietà lenitive perché rivestono le mucose con uno strato protettivo in grado di attenuare le irritazioni chimico – fisiche consentendo una riduzione dello stimolo della tosse.

L’efficacia finale è dovuta a tutto il “complesso sinfonico” del fitocomplesso. Le attività principali non sono pertanto solo sedative tussigene ma anche antinfiammatorie e straordinariamente fluidificanti ed espettoranti.

E’ stata segnalata (Broquet O. Drug of the future 1987) un’azione inibitrice piastrinica capace di frenare il PAF (Platelet Activating Factor), un mediatore antinfiammatorio nelle patologie cardiovascolari e polmonari. Non vi sono stati però studi successivi confermativi.

Di certo c’è nel fitocomplesso una blanda azione spasmolitica nei soggetti asmatici con conseguente diminuzione della frequenza delle loro crisi. Del resto già Linneo riferiva che in Svezia vi era l’uso di fumare le foglie essiccate dalla T. farfara contro la tosse asmatiforme. Da bambino, negli anni 60, ricordo che mia nonna materna, Paola Ricci, moglie di Vittorio Malatesta fumava artigianali sigarette, contenete quelle foglie per attenuare e prevenire l’asma bronchiale di cui soff iva . Forma farmaceutiche e posologia.

Tussilogo farfara T.M. 30 gtt, diluite in un po’ d’acqua, tre volte al giorno, lontano dai pasti. Infuso di foglie, 1,5 – 3 gr per tazza per cinque minuti, tre tazze da bere durante la giornata. Tossicologia. Gli alcaloidi pirrolozidinici, pure in quantità minimo presenti nella pianta, sono epatotossici e genotossici.

E’ pertanto sconsigliato un uso prolungato nel tempo (non oltre i 14-20 giorni). Il fitocomplesso del vegetale è controindicato negli epatopazienti, in gravidanza ed in allattamento. In conclusione la Tussilago farfara guarisce quel particolare tipo di tosse (prima secca poi catarrale) cosi come l’Arnica lenisce la contusione (non le ferite operate).

E’ inoltre utilizzato in cosmetologia, sotto forma di crema o pomate, perché cancella o perlomeno attenua molto le rughe. L’impiego terapeutico principale restano le laringiti (la voce), le tracheobronchiti, le tossi spasmolitiche, la bronchite acuta e cronica con tosse secca e poi produttiva. Vale a dire le affezioni dell’apparato respiratorio.

Tussilago farfara una pianta perenne con fusto fiorifero, eretto, con foglie a rosetta (larghe, spesse, poligonali, con margini sinuosi, dentati) dalla “doppia faccia”: verde sopra, bianche sotto. Chissà perché. La natura vegetale ha tanti segreti ancora da scoprire.

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Dottor Professor
Aldo Ercoli

Aldo Ercoli