Affacciato sulle acque del Tirreno, a pochi chilometri da Roma, il suggestivo complesso del Castello di Santa Severa ospita il Museo del Mare e della Navigazione Antica; riaperto lo scorso 1 aprile dopo una lunga chiusura, racconta la storia del rapporto indissolubile tra l’uomo e il Mediterraneo, una tappa obbligatoria per chiunque voglia comprendere come i nostri antenati abbiano trasformato il mare da barriera insormontabile a opportunità di interazionetrapopoli.
Situato nell’area di Pyrgi, l’antico porto etrusco di Caere oggi Cerveteri, il Museo, fondato nel 1994, e completamente rinnovato nel 2011 grazie alla collaborazione tra la Soprintendenza Archeologica per l’Etruria Meridionale, gli Enti locali e il Gruppo Archeologico del Territorio Cerite,persegue l’obiettivo di preservare e divulgare il patrimonio archeologico subacqueo del litorale laziale da Alsium (Palo) a Centumcellae (Civitavecchia).
Il percorso espositivo, che si snoda attraverso sette sale tematiche e presenta un centinaio di reperti- ideato e diretto del Dott. Flavio Enei, archeologo Direttore del Polo museale Civico del Castello di Santa Severa – ha il merito di abbattere la barriera tra l’accademia e il pubblico attraverso l’uso di un linguaggio rigoroso ma accessibile:grazie a pannelli esplicativi, laboratori didattici e tecnologie multimediali, è diventato un centro d’eccellenza per l’archeologia sperimentale e la divulgazione storica riuscendo a rendere comprensibile e viva la marineria antica.
Qui studiosi e visitatori possono entrare in contatto con gli apparati di sentina delle navi romane per lo svuotamento delle acque di infiltrazione (di notevole interesse la riproduzione a grandezza naturale di una pompa a bindolo, perfettamente funzionante, in grado di smaltire una tonnellata d’acqua in cinque minuti), con i sistemi di navigazione a vela, con i sistemi di stivaggio dei carichi delle navi onerarie, le enormi imbarcazioni da trasporto che rifornivano l’Impero.
Tra i reperti una ricca selezione di ancore, dalle arcaiche in pietra alle lignee (estremamente interessante quella ritrovata praticamente intatta nel 1990 nei fondali di Gravisca, porto dell’antica Tarquinia, in legno di quercia e piombo, lunga quasi tre metri).
Davvero esaustiva poi la collezione di anfore: esaminandone la forma, gli archeologi stabiliscono non solo il loro contenuto (olio dalla Spagna e dall’Africa, vino dalla Grecia e dall’Italia meridionale, il prezioso garum,la celebre e saporita salsa di pesce tanto amata dai patrizi romani)ma anche le province di provenienza. Molte di esse presentano ancora i bolli di fabbrica, ovvero i marchi dei produttori o dei commercianti (i mercatores), che funzionavano come vere e proprie etichette commerciali. Impressionanti gli enormi dolia in terracotta, della capacità di migliaia di litri, veri e propri container del mondo antico.
Un particolare fascino risiede nei reperti provenienti dai relitti rinvenuti proprio nelle acque antistanti il castello, testimonianza di naufragi avvenuti a causa di tempeste o errori di manovra in prossimità dell’approdo.Navigare nell’antichità era infatti un’attività rischiosa e faticosa: ampio spazio è riservato alla quotidianità dei marinai: sono esposti,insieme a vasellame e ceramiche in terracotta, stoviglie comuni, usate per preparare e consumare i pasti durante le traversate, aghi in osso o legno usati per riparare le reti da pesca, essenziali per integrare le scorte di cibo.
In più l’esposizione consente dicogliere l’importanza crucialedel luogo in cui si trova:Pyrgi non era solo un riccocentro commerciale, ma anche un santuario di fama internazionale, frequentato da etruschi, fenici e greci. I resti degli edifici templari dedicati alle dee cosmopolite Astarte e Leucoteaa poche centinaia di metri dal Castello e le celebri lamine d’oro – tra i testi etruschi più estesi in nostro possesso – oggi conservate a Villa Giulia, ma richiamate nel percorso museale,testimoniano l’integrazione culturale favorita dagli scambi via mare.
Visitare questo museo,insomma, significa fare un tuffo nel blu profondo della Storia. È un luogo dove la voce delle onde, che si infrangono a poca distanza dalle sale, si unisceal racconto dei reperti, un invito a guardare l’orizzonte non come un confine, ma come un ponte che per millenni ha permesso l’assimilazione di idee, lingue e civiltà figlie dello stesso mare.
Che siate appassionati di storia, amanti della nautica o semplici turisti in cerca di bellezza, il Museo del Mare e della Navigazione Antica vi restituirà l’immagine di un’antichità vivida, dinamica e incredibilmente ingegnosa.
Museo del Mare e della Navigazione Antica, Via del Castello, Santa Marinella (RM)- km 52,300 della via Aurelia.
Orari 1 aprile – 30 giugno 2026
Da martedì a venerdì: 09:00 – 18:00.
Sabato, domenica e festivi: 10:00 – 19:00.
(Si consiglia di verificare eventuali variazioni sul sito ufficiale del Museo: https://www.museosantasevera.it/it/homepage/)
Claudio Tanari (Gruppo Archeologico del Territorio Cerite ODV)




































































