Tornare in montagna per la libertà

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25 aprile

 Il romanzo di Paolo Prosperi

Ciò che rende prezioso questo libro è la sua dichiarata faziosità morale. In un’epoca di tiepidi compromessi, Prosperi sceglie di schierarsi.

Un romanzo distopico che usa il futuro per parlare al nostro presente.
Nell’agosto del 2026, l’Italia scivola rapidamente in un duro regime autoritario. Un generale e un primo ministro prendono il potere, reprimendo il dissenso e smantellando le fondamenta della democrazia. In risposta all’oppressione, il generale Ilario Montebello decide di rimanere fedele alla Costituzione, abbandona le Forze Armate e organizza una resistenza clandestina. La montagna torna così a ricoprire il suo storico ruolo di rifugio fisico e morale per chi decide di lottare per la libertà.
Funziona molto bene l’unione tra il romanzo d’azione e il manifesto politico-ideologico.

Il cuore pulsante dell’opera è la fragilità della democrazia e la ciclicità dei corsi storici.
Prosperi dimostra come la difesa della libertà non sia una conquista passata e definitiva, ma una responsabilità individuale quotidiana. Il testo crea un ponte diretto tra i partigiani storici citando Pertini, Parri e Terracini e i protagonisti di questa nuova ribellione. Le alture non sono solo una barriera geografica, ma uno spazio etico e spirituale in cui l’essere umano ritrova la propria dignità contro l’alienazione totalitaria.

Lo stile adottato riflette l’urgenza stessa del messaggio che vuole trasmettere.
Scrittura tesa e asciutta. Non si perde in barocchismi; il ritmo è incalzante e scandito dall’azione e dai dilemmi morali. Ambientare la storia nel 2026 accorcia le distanze con il lettore, generando un forte effetto di immedesimazione e inquietudine. Infine, spesso la narrazione si ferma per lasciare spazio a profonde riflessioni di carattere sociologico, politico e filosofico sulla coscienza civile.

L’opera ha il grande merito di scuotere le coscienze dei lettori, costringendoli a riflettere su cosa farebbero se si trovassero privati dei loro diritti fondamentali. Talvolta la divisione tra i “buoni” e i “cattivi rischia di apparire troppo netta, lasciando poco spazio alle sfumature psicologiche dei comprimari. In alcuni passaggi, la volontà dell’autore di educare il lettore alla democrazia sovrasta leggermente lo sviluppo spontaneo della trama. In conclusione, Tornare in montagna per la libertà non è una semplice lettura di svago, ma un “allarme” letterario che interroga direttamente il nostro senso civico.

Resta il fatto che Paolo Prosperi ha scritto un romanzo “scomodo”. E di questi tempi, la scomodità è la dote più nobile che si possa chiedere alla letteratura.

di Barbara Pignataro