TORCICOLLO MIOGENO NEL NEONATO

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torcicollo

QUANDO LA TESTA GUARDA SEMPRE DA UNA PARTE

“Dottoressa, il mio bambino guarda sempre dalla stessa parte: è normale?” È una domanda frequente nei primi mesi. Il neonato dorme con la testa ruotata sempre nella stessa direzione, durante il gioco preferisce guardare da un lato, oppure muove più un braccio di un altro. A volte è una semplice preferenza posturale. In altri casi può essere presente un torcicollo miogeno congenito: una condizione muscolo-scheletrica legata a una tensione o retrazione di uno dei muscoli del collo. Il bambino tende così a mantenere la testa inclinata da un lato e ruotata dall’altro. Il quadro può avere diversi gradi di gravità: dalle forme lievi, in cui si nota soprattutto una preferenza di lato, fino ai casi più marcati, in cui il movimento del capo è realmente limitato. Secondo diversi studi può riguardare indicativamente tra il 3,9% e il 16% dei neonati sani.

PERCHÉ PUÒ COMPARIRE

Le cause non sono sempre riconducibili a un unico fattore. Può incidere una posizione mantenuta a lungo durante la gravidanza, soprattutto nelle ultime settimane. In altri casi possono avere un ruolo aspetti legati al parto, come un travaglio lungo, un parto molto rapido, l’uso di ventosa, una posizione impegnativa del bambino o un cesareo. Non si tratta necessariamente di un trauma. La nascita, però, è un passaggio fisicamente intenso: il corpo del neonato attraversa compressioni, rotazioni e adattamenti importanti. A volte alcune tensioni possono rimanere e organizzarsi in una preferenza posturale.

I SEGNALI DA OSSERVARE

Il neonato comunica attraverso il corpo, il pianto, la poppata e le posizioni che preferisce. I genitori possono notare che guarda quasi sempre dallo stesso lato, si infastidisce se viene stimolato dal lato opposto, piange quando gli si infila una maglietta dalla testa o sembra rigido durante il cambio. Può incurvarsi come una piccola “banana” o tollerare poco la posizione a pancia in giù da sveglio. A volte la difficoltà emerge anche durante l’allattamento: il bambino si attacca meglio da un seno, si stanca facilmente o si irrita in alcune posizioni. La suzione, infatti, richiede coordinazione tra collo, mandibola, lingua, torace, respirazione e postura.

PLAGIOCEFALIA E SVILUPPO MOTORIO

Il torcicollo miogeno è spesso associato alla plagiocefalia posizionale, cioè a un appiattimento di una zona del cranio dovuto all’appoggio ripetuto sempre sullo stesso punto. La posizione a pancia in su durante il sonno resta fondamentale e non va modificata. Tuttavia, proprio perché il bambino trascorre molte ore in posizione supina, una preferenza marcata del capo può favorire plagiocefalia e asimmetrie posturali. Per questo è importante lavorare soprattutto durante il giorno: alternare gli stimoli, variare il lato da cui si parla al bambino, cambiare il braccio con cui viene tenuto, proporre momenti a pancia in giù da sveglio e sorvegliato, e ridurre il tempo prolungato in ovetto o sdraietta. Nei primi mesi il sistema motorio è molto plastico. Una preferenza mantenuta a lungo può rendere alcune tappe motorie meno armoniche: il bambino può fare più fatica a rotolare da un lato, appoggiarsi male a pancia in giù, usare meno una parte del corpo o sviluppare compensi lungo la colonna. Nei casi più marcati, le asimmetrie possono contribuire a difficoltà posturali, minore coordinazione e adattamenti cranio-facciali, con possibili ripercussioni anche su mandibola e occlusione.

VALUTAZIONE E TRATTAMENTO

Il torcicollo miogeno viene generalmente osservato durante le visite pediatriche dei primi mesi. Sarà il pediatra a valutare se il quadro è compatibile con una forma muscolare o se richiede visite specialistiche e approfondimenti. Esistono infatti anche torcicolli non miogeni, legati a cause ossee, neurologiche, oculari o infiammatorie. Nei quadri muscolo-posturali, la valutazione osteopatica osserva il bambino nella sua globalità: mobilità del collo, appoggio della testa, organizzazione del tronco, respirazione, uso delle braccia e tolleranza delle diverse posizioni. Il trattamento utilizza tecniche dolci e rispettose dei tempi del neonato. Non forza il movimento, ma lavora sulle tensioni e sugli adattamenti posturali che mantengono la preferenza di lato.

Nei casi più importanti, o quando serve un lavoro specifico sulle tappe motorie, può essere indicato anche il fisioterapista pediatrico. Una parte fondamentale del percorso avviene a casa. I genitori, guidati dai professionisti, imparano strategie quotidiane per stimolare il movimento in modo più simmetrico: attraverso il gioco, i posizionamenti, l’allattamento e il modo in cui il bambino viene tenuto in braccio.

Dott.ssa Giulia Montanari
Dott.ssa Giulia Montanari
Osteopata D.O.
Fisioterapista

Dott.ssa Giulia Montanari
Osteopata D.O.
Fisioterapista

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