TIDEI: “IL FUTURO DI CIVITAVECCHIA TRA NAVI CHE FUGGONO E CANTIERI CHE MANCANO” 

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Santa Marinella

SE IL MARE NON BASTA PIÙ.

“Quando una compagnia come Hapag-Lloyd decide di cambiare rotta e abbandonare definitivamente un porto, non sta solo lasciando una banchina, ma sta inviando un messaggio silenzioso e potente a tutto il territorio. La fuga di uno dei giganti mondiali dello shipping dal porto di Civitavecchia non è un fulmine a ciel sereno, ma la naturale conseguenza di un meccanismo che si è inceppato tra la banchina e la città. Nonostante la natura ci abbia regalato fondali profondi ed una posizione invidiabile alle porte di Roma, ci stiamo accorgendo che il mare, da solo, non basta più a garantire il benessere di una comunità. Il vero problema non risiede nell’acqua, ma in ciò che accade – o non accade – non appena si tocca terra. Un porto moderno non vive solo di navi, ma di una complessa rete di connessioni: ferrovie efficienti, aree logistiche moderne e spazi retro-portuali capaci di accogliere e smistare le merci. Oggi, invece, chi guarda alle aree che circondano lo scalo vede spesso uno scenario di abbandono, dove la vecchia ferrovia giace inutilizzata e gli spazi che dovrebbero essere il polmone economico della città restano inerti. È come avere una Ferrari parcheggiata in un garage senza via d’uscita: la potenza c’è, ma manca la strada per correre.
In questo contesto, la responsabilità ricade sulla mancanza di una visione strategica condivisa. Troppo spesso il Comune e l’Autorità Portuale sono sembrati due universi paralleli che faticano a comunicare, mentre il mondo del commercio globale corre a una velocità che non ammette distrazioni. Gli investitori privati non cercano solo un posto dove attraccare, ma un ecosistema che funzioni. Quando vedono una zona industriale ferma e una gestione che non anticipa i cambiamenti del mercato, semplicemente scelgono di andare altrove, portando via con sé lavoro e opportunità per tutto il comprensorio. Eppure, la soluzione è sotto i nostri occhi e richiede la stessa lungimiranza che si usa nello studio della gestione d’impresa. Abbiamo l’occasione irripetibile di trasformare le aree delle centrali energetiche, che ormai concludono il loro ciclo vitale, in un moderno terminal container e in poli per la cantieristica navale.
Serve un piano (rigenerazione urbana ?) che parli la lingua della città e del porto che parta da zone come l’ex Fiumaretta e le restituisca alla loro funzione produttiva. Non si tratta solo di costruire, ma di progettare il futuro studiando le esigenze degli armatori prima che diventino emergenze, trasformando Civitavecchia da semplice scalo di passaggio a vero motore economico del Centro Italia.
Il tempo corre, è ora di iniziare a costruire la rotta per i prossimi vent’anni”.
Avvocato
Pietro Tidei