Testa di Lepre, lo spettacolo teatrale di Agostino De Angelis

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Lo spettacolo teatrale di Agostino De Angelis oggi a Testa di Lepre in occasione della Festa Agricola che si svolgerà fino a domani, domenica 21 giugno. Organizzata dalla Pro Loco Testa di Lepre ha visto nella giornata di oggi un omaggio alla “Spiga, frutto della terra, tra pane e spiritualità”.  Lo spettacolo teatrale ideato dal regista e portato in scena insieme a Riccardo Frontoni, Catja Cuordileone, Nerina Piras e Stefano Ercolani e Antica danza del ventre  Zakiyyeh nur. Con la partecipazione straordinaria delle scrittrici Mariapia Cedrini e Caterina Luisa De Caro. L’organizzazione a cura dell’associazione culturale ArchèoTheatron – Desirèe Arlotta project manager.
In apertura i saluti di benvenuto della vicesindaca di Fiumicino, Giovanna Onorati, del presidente della Pro Loco che hanno rinnovato la stima nei confronti del regista e attore noto per la capacità di valorizzare l’identità dei luoghi attraverso la narrazione teatrale.

Nella suggestiva cornice del borgo di Testa di Lepre, dove il tempo sembra rallentare è andato in scena un vero e proprio rito collettivo capace di risvegliare la memoria storica e sensoriale di un intero territorio. Il grande merito della regia va individuato nella straordinaria capacità di ricreare atmosfere passate senza mai scivolare nella nostalgia sterile. Sfruttando l’architettura naturale del borgo, la luce naturale e i rumori della terra, il regista ha letteralmente catapultato gli spettatori in un’epoca antica, rurale e fiera, dove il silenzio circostante dialogava perfettamente con le battute degli attori.

Al centro della narrazione si staglia la figura monumentale del lavoro agricolo, d’altronde asse portante della storia del territorio. Gli attori in scena – dotati di una presenza fisica magnetica e di una rara intensità espressiva – hanno saputo restituire la fatica, la dignità e la sacralità del gesto contadino. In questo contesto, la spiga è diventata la vera protagonista simbolica dello spettacolo.

Mostrata e accarezzata come l’oro dei poveri, il risultato di mesi di attesa, sudore e speranza contro le intemperie. Custode delle tradizioni dei nostri antenati, filo conduttore che unisce le generazioni passate a quelle future. e simbolo di morte e rinascita, del seme che deve attendere nel buio per poter dare nuova vita. Infine il pane. L’attrice ha trasformato l’atto della panificazione in un momento di altissima spiritualità. Non solo come alimento primario, ma come archetipo di comunità e di condivisione.

Una performance, seppur breve, potente. Sorretta da un cast appassionato e coinvolgente e da una regia ispirata, che ha dimostrato come il teatro all’aperto, quando sposa l’anima di un luogo, possa trasformarsi in un’esperienza d’arte totale e indimenticabile. Un plauso a questa produzione che ha restituito dignità e poesia alle nostre radici più profonde.

Barbara Pignataro