TEMPIETTO DEL BRAMANTE

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COLLEGAMENTO TRA ARCHITETTURA RINASCIMENTALE, SIMMETRIA, PROPORZIONE E CORPO UMANO.

Su uno dei sette Colli romani, il Gianicolo, nasce un piccolo cortile, occupato da uno tra i più piccoli, ma più importanti tesori di Roma: il Tempietto del Bramante. Conosciuto anche con ilnome di Tempietto di San Pietro in Montorio, è una perla architettonica che rimane sempre nei cuori delle persone, che ogni anno, numerosi, fanno visita alla Capitale, scoprendone sempre nuovi luoghi poco conosciuti, perfino dai romani stessi.

La storia ci tramanda che la piccolissima costruzione sorge nell’esatto punto in cui avvenne la Crocifissione di San Pietro, celebre poiché eseguita con Santo a testa in giù.

L’opera fu commissionata dai Re cattolici della Spagna, Isabella e Ferdinando, dal momento che il complesso monastico faceva parte della Congregazione spagnola, e il promotore fu, per l’appunto, l’architetto Bramante (Fermignano, 1444-Roma, 1515), tra i maggiori artisti e ideatori di tutto il Rinascimento, a cui si devono anche i progetti per la maestosa Basilica di San Pietro in Vaticano, dove il Santo è sepolto. I due luoghi sono sicuramente collegati tra loro e non è un caso che l’artefice sia stato sempre lo stesso. Per la Capitale sono sicuramente due punti di riferimento fondamentali. Per scoprire e studiare la cultura classica, con la quale avrà un forte legame per tutta la sua vita, Bramante ha compiuto numerosi viaggi, divenendo un grande esperto sull’argomento,approfondendo e acquisendo, ad esempio, l’arte della prospettiva dalle opere di Piero della Francesca (1416-1492).

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1502-1509 (una datazione incerta): il Tempietto ricorda molto una classica costruzione della Roma antica, il Martyrium: chiesa costruita in memoria di una testimonianza della fede, come un martirioo un’uccisione. Novità assoluta dal punto di vista architettonico, poiché, prima di tutto, la cupola è realizzata in un unico blocco, riprendendo il geniale espediente romano, risalente a secoli precedenti, che vediamo applicato nella particolare calottaaperta” del Pantheon (al quale non si esclude un voluto riferimento da parte del Maestro urbinate): consiste in un miscuglio di ghiaia e cemento, mischiati in un getto unico, al quale, salendo sempre più in alto, sono stati aggiunti e mescolati materiali più leggeri, come la pietra pomice (la roccia leggera per eccellenza), per evitare che la cupola, altrimenti troppo pesante, frani.

Come anticipato, nella costruzione, Bramante si ispira principalmente all’architettura classica, basti pensare al Tempio di Vesta (Foro romano), che non ha un aspetto molto diverso dal nostro Tempietto, dotato di colonnato, 16 pilastri per la precisione (numero considerato perfetto dall’antico romano Vitruvio, poiché multiplo di 8, simbolo di morte e resurrezione), di ordine tuscanico (caratterizzato dalla superficie liscia del marmo, a differenza di quello dorico, che vediamo applicato al colonnato del Tempio di Vesta): entrambi, ad esempio, sono circondati da robuste eantiche colonne.                                                                                                                              

Bramante studia attentamente e con passione il trattato latinoDe architectura (15 a.C.), nel terzo libro del quale, l’autore, l’architetto e scrittore Vitruvio (80 a.C.- sicuramente dopo il 15 a.C.), parla ampiamente delle corrette proporzioni nell’architettura: “[…]  Nessun tempio potrebbe avere una razionale progettazione senza simmetria e senza proporzione, senza cioè avere un esatto rapporto proporzionale con le membra di un ben formato corpo umano. […], proprio in questo punto l’architetto romano, parlando del tempio dorico, ionico e corinzio, li paragona rispettivamente al corpo di un uomo, per la sua forza e possenza, a quello di una donna e infine al personale di una ragazza.

La pianta circolare del Tempietto ha un preciso e intenzionale collegamento con la sfera divina: se pensiamo a un cerchio ci vengono in mente perfezione, esemplarità e purezza, proprio come accade per il Pantheon; un capolavoro architettonico nascosto che rispecchia, nella sua armonia, le caratteristiche proprie del Paradiso, dalle quali Bramante è totalmente catturato.

Flavia De Michetti