“Il teatro è casa mia”

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foto di fabrizio di giulio

Il grande pubblico lo conosce come “Il giovane Montalbano” ma Michele Riondino è attore poliedrico e socialmente impegnatodi Felicia Caggianelli

Da ragazzo voleva suonare la chitarra e diventare una rock star.

Ora è un attore di successo, protagonista di fiction dai grandi ascolti ed interprete di rappresentazioni teatrali di alto livello. Michele Riondino, idolo delle donne e non solo per la sua bravura artistica, è esponente di spicco di quella nuova generazione di attori che hanno studiato sodo all’Accademia di arte drammatica, privilegiando la duttilità artistica ed il talento ad un paio di begli occhi penetranti. Al grande pubblico è noto dal 2012 per essere il protagonista della serie tv “Il giovane Montalbano”, prequel delle note avventure del personaggio di Camilleri magistralmente interpretato da Luca Zingaretti ormai da tanti anni. Ma Michele Riondino è tanto altro, compreso il suo forte impegno sociale nella nativa Taranto dove da tempo si prodiga e non solo in ambito culturale. Lo abbiamo incontrato al teatro Vittoria di Roma dove ha messo in scena “Angelicamente Anarchici”, spettacolo che racconta la storia della profonda amicizia tra Don Gallo, presbitero e partigiano italiano, fondatore e animatore della Comunità di San Benedetto al Porto di Genova, e Fabrizio De Andrè, cantautore dall’immenso talento che tutti ricordano.  Un legame profondo tra il poeta e il sacerdote anarchico uniti dal desiderio di giustizia, di la cultura libertaria e soprattutto dalla concezione della vita come cammino e incontro, prescindendo da qualsiasi pregiudizio.

Lei nasce musicista e poi è diventato attore di successo. Quanta voglia c’è ancora di suonare la chitarra a grandi livelli in Michele Riondino?

“Il desiderio di suonare non è mai andato via. Mi è sempre piaciuta l’idea di sognare, di salire sul palco ed incantare le folle. Sin da adolescente quando con tre amici carissimi pensavamo di sfondare nel mondo della musica e formare una rock band di successo. Poi loro hanno continuato a suonare, io ho preso altre strade. E diciamo che la mia fortuna l’ho trovata nella recitazione, di fatto vivo il palcoscenico in altro modo, recitare è un modo unico per entrare in simbiosi col pubblico. Anche nello spettacolo che porto in scena al Teatro Vittoria ci sono i musicisti. Insomma, la musica non è  mai andata via dalla mia vita, nemmeno ora che sono attore professionista”.

Molti dicono che la fiction Distretto di polizia è stato il suo vero trampolino di lancio. Cosa ricorda di quelle tre stagioni?

“Sinceramente non sono d’accordo, non è stata quella serie televisiva il mio vero trampolino di lancio nel mondo della recitazione. La ritengo ovviamente una delle esperienze formative necessarie, è stata preziosa per comprendere i meccanismi delle fiction, ero appena uscito dall’accademia di recitazione ed ebbi la fortuna di lavorare accanto ad attori di livello elevato. Distretto di polizia per me fu come andare a scuola. Personalmente ritengo che il mio vero trampolino sia stato il film Il passato è una terra straniera, per la regia di Daniele Vicari”.

La fiction Il giovane Montalbano è stata indubbiamente una bella sfida professionale, dietro l’angolo c’era sempre il rischio del confronto col Montalbano di Luca Zingaretti. Pensa di averla vinta?

“Sinceramente sì. Credo di aver vinta grazie al grande impegno di cast, regista, produttori che hanno lavorato con me alle due edizioni della serie tv che ha avuto 6 milioni di telespettatori. Era una sfida professionale molto importante, sono cresciuto come attore, il pubblico ha risposto in modo positivo. Posso annunciare che tra qualche tempo inizieranno le riprese della terza serie”.

Musica, televisione, cinema e teatro. Dovendo scegliere quale è il vero amore artistico di Michele Riondino?

“Il vero amore artistico credo non si possa scegliere fino in fondo. Adoro recitare in tutte le sue espressioni, cinema, teatro e televisione sono forme di arte uniche e non comparabili. Se devo rispondere per forza alla domanda allora dico che il teatro è casa mia, sul palcoscenico mi piace parlare dei personaggi, costruirli, plasmarli. Con il cinema ho un rapporto particolare, devo ancora capire alcuni meccanismi. In televisione credo di cavarmela. O no?”.

Angelicamente Anarchici è uno spettacolo complesso in cui  lei come regista ed interprete,  dà voce alle parole di Don Andrea Gallo, con le quali racconta il suo quinto Vangelo: quello secondo Fabrizio De Andrè. Come è nata l’idea di questa rappresentazione?

“L’idea è nata per la mia vicinanza a don Gallo. Un partigiano più che un prete che ha fatto molto nella sua vita per essere vicino agli ultimi. Lo spettacolo è una dichiarazione di affetto per un personaggio unico che ha una chimica pazzesca con un altro colosso come De Andrè. Erano due figure che hanno fatto dell’antagonismo la loro ragione di vita. Ed io mi sento molto antagonista da sempre”.

Lei è nativo di Taranto. Una città definita difficile e spesso solo identificata per la vicenda dell’Ilva. A suo parere quando potrà iniziare la rinascita di Taranto?

“La resurrezione inizierà quando i tarantini prenderanno conoscenza che il loro destino non è legato solo alla grande industria. E’ stato sopportato un ricatto che fino agli ottanta era accettabile per aver portato a Taranto lavoro e sviluppo. Poi il prezzo è stato troppo alto in termini ambientali e sanitari. Dalla mia generazione anagrafica in poi economia si è fermata, il bubbone è esploso nel modo che tutti conoscono. Ma Taranto non è solo grande industria, dovremmo tutti capire che lo sviluppo si crea con idee alternative, come la specializzazione nelle bonifiche, l’insegnamento di queste innovative tecniche sarebbe il modo per creare lavoro. Taranto avrà speranza fino a che ci sarò gente come il sottoscritto e tanti altri che non sono ancora stanchi di protestare ed alzare la voce”.

Progetti futuri?

“Al cinema presto arriverà La ragazza del mondo, a febbraio sempre sul grande schermo sarò protagonista di Falchi, poi è in programma la tourneè a teatro col Giulio Cesare di Shakespeare. E naturalmente Il giovane Montalbano quando torneremo a girare per Rai Uno”.