Ne sono state prese già quattro nella Palude di Torre Flavia. Battisti: «Non si può più aspettare»
In totale di tartarughe azzannatrici ne sono state catturate quattro nell’area della Palude di Torre Flavia. Insomma, la “contaminazione” pare ci sia stata e adesso altri esemplari hanno invaso lo stagno che attraversa i comuni di Ladispoli e Cerveteri. Difficile che possano essere state liberate tutte da un proprietario appassionato di animali esotici: il pericolo è che si siano riprodotte magari dopo la liberazione di un solo esemplare femmina. Ciò è bastato, evidentemente, per dare origine a una presenza stabile e incontrollata, favorita anche dall’assenza di predatori naturali in grado di limitarne la diffusione.
I responsabili del sito protetto hanno chiamato i carabinieri della Forestale e i volontari delle zoofile Nogra per questioni di sicurezza. La Chelydra serpentina solitamente vive nel Nord America e in alcuni casi può arrivare a sfiorare i 50 centimetri di lunghezza e i 30 chili di peso. Chi l’ha portata qui dopo un lungo viaggio ha deciso di disfarsene abbandonandola sulla costa oppure l’ha acquistata magari a Roma senza essere consapevole della sua pericolosità.
Come spiegano gli esperti, infatti, con un morso può causare ferite gravi fino a staccare la falange di un dito. Si nutre di crostacei, pesci, anfibi, piccoli uccelli e piante acquatiche, perciò è considerata una minaccia per l’habitat floreale e faunistico dell’oasi, che già sta pagando dazio per la presenza dei granchi blu, altra specie aliena, e per l’erosione che in questo periodo ha devastato gli arredi a protezione delle dune sabbiose. A questo si aggiunge un ulteriore squilibrio: la competizione con le specie autoctone per il cibo e gli spazi vitali, che rischia di compromettere in modo duraturo la biodiversità dell’area. In genere l’accoppiamento della serpentina avviene da aprile a novembre, poiché d’inverno cade in letargo.
La femmina può deporre fino a 90 uova, spesso nascoste in zone difficili da individuare, rendendo ancora più complicate le operazioni di contenimento. Ecco perché è corsa contro il tempo per catturarne il più possibile, specialmente le femmine che prediligono il fondale fangoso grazie al quale riescono a trovare riparo. «Partiremo a brevissimo con un piano di cattura – conferma Corrado Battisti, gestore della Palude per conto di Città Metropolitana di Roma Capitale – e ne rimuoveremo oltre 100 considerando però tutte le specie aliene delle tartarughe. Non ci sono soltanto le azzannatrici, al momento ne abbiamo prese quattro, ma anche le testuggini dalle “Guance gialle” e dalle “Guance rosse”.
Le Trachemis sono rettili acquatici nordamericani, molto diffusi come animali domestici ma considerati specie invasive in Italia. Lasceremo nello stagno solamente le testuggini europee». Non si può più rischiare ormai, specialmente in avvicinamento alle stagioni primaverili ed estive, quando il monumento naturale inizia a registrare centinaia e centinaia di ingressi già nell’arco di mezza giornata. Un pericolo soprattutto per i bambini, visto che vengono organizzate continuamente visite guidate con gli istituti scolastici del territorio.
La presenza di questi animali aggressivi, infatti, potrebbe trasformare un’attività educativa in una situazione di rischio concreto. «In passato – dice sempre il biologo Corrado Battisti – esperti e studiosi in Biodiversità e Gestione degli ecosistemi dell’università di Roma Tre si erano recati qui per prelevare alcuni esemplari. Il problema pensavamo fosse risolto ma non è così, anzi è peggiorato».
Saranno collocate basking trap, o meglio chiamate zattere solari, e figure esperte si tratterranno per diversi giorni per portare a termine la missione, monitorando costantemente l’area anche nelle settimane successive per evitare nuove proliferazioni e garantire la tutela dell’ecosistema.
Il funzionamento. Le tartarughe, essendo rettili, hanno bisogno di esporsi al sole per regolare la temperatura corporea. Tendono quindi a salire su superfici emerse, come tronchi o sassi, per prendere il sole. La zattera solare sfrutta proprio questo comportamento naturale e così non è difficile acciuffarle.




































































