Sulle pelle dei ragazzi disabili di Cerveteri e Ladispoli

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Naufraga sotto i colpi di una guerra incomprensibile la splendida esperienza del Parco degli Angeli. Necessario l’intervento dei sindaci Pascucci e Grando di Giovanni Zucconi

Mi dispiace, ma non riesco a capire. Non riesco a capire come un’associazione di sole 30 persone, di trenta famiglie che si sono riunite con il solo scopo di dare ai loro figli disabili un contesto e una struttura dove poter organizzare le iniziative di cui hanno bisogno, possa dare origine ad una telenovela imbarazzante e poco dignitosa. Sto parlando di quello che sta succedendo in quella struttura che noi tutti conoscevamo come “Parco degli Angeli”. Una struttura modello, un punto di riferimento per tutte le iniziative simili del nostro comprensorio, e non solo. Una struttura che mi era capitato di frequentare, nel passato, in occasione di eventi sempre molto riusciti, e che avevano anche lo scopo di far conoscere le problematiche legate alla disabilità. Tutto questo è vergognosamente imploso nel giro di pochi mesi, in un disonorevole battaglia a colpi di chilometrici comunicati e di scorrettezze formali. Un’incomprensibile battaglia sulla pelle dei ragazzi disabili che assistono, impotenti, ad uno scontro che sta sconvolgendo le loro rassicuranti abitudini, e che avrà come inevitabile risultato la perdita, per alcuni di loro, della struttura, delle relazioni e delle iniziative di cui godevano fino a poco tempo fa. Che cosa è successo? A seguire le pignole ricostruzioni che due parti contendenti stanno diffondendo online, ci vorrebbero due numeri de L’Ortica per riportare tutti gli antefatti e tutti i passaggi che hanno caratterizzato questa telenovela. Manco fosse un’analisi della genesi della Rivoluzione Francese. Email, documenti, verbali, date, ingiunzioni, accuse, denunce, controdenunce e tanto altro prodotto per dimostrare che la ragione di uno e il torto dell’altro. Dimenticandosi che stiamo sempre parlando di un’associazione ONLUS di soli 30 genitori di ragazzi disabili, e non delle Nazioni Unite. A leggere questi resoconti si percepisce tanta miseria e una penosa gara a chi ha l’Ego più grosso, e quindi non li riporterò. Proverò invece a sintetizzare le parti che a mio parere meritano una certa attenzione. Eviterò anche di schierarmi da una parte o dall’altra, anche se ho le mie opinioni. Tutto inizia, almeno nella parte più interessante, con le dimissioni, che mi appaiono senza una motivazione seriamente sostenibile, dello storico Presidente, Filippo Bellantone, che fino a quel momento godeva, da quello che mi risulta, di un’indiscutibile, autorevole e riconosciuta capacità gestionale dell’Associazione. Il Bellantone non si è limitato a dimettersi, ma ha deciso di compiere un’azione che, dal di fuori, ha il sapore del gesto del bambino che si porta via il pallone quando gli altri non lo fanno giocare più: ha costituito una nuova associazione, formata da 12 dei 30 soci di quella originaria, con lo scopo “esclusivo” (come ha dichiarato in un‘intervista) o “primario” come ha scritto sulla sua pagina Facebook, di adoperarsi per creare almeno una casa famiglia che avrebbero ospitato i ragazzi disabili del nostro comprensorio. Un’associazione assolutamente identica a quella originaria, con tanto di 5×1000 e di riffa. Il primo dubbio che mi viene da condividere è: perché era necessario creare una nova associazione, spaccando quella esistente, per poter perseguire uno scopo così nobile? A me risulta, ma posso essere smentito, che nell’associazione originaria era già previsto un fondo proprio dedicato a questo scopo. Quindi non credo che nessuno si sarebbe opposto, “in astratto”, a perseguire tutte le attività necessarie per la realizzazione di una casa famiglia. Casa famiglia che, da quanto leggo, potrebbe essere presto realizzata da un imprenditore locale sensibile a queste tematiche. Un investitore che avrebbe messo a disposizione i molti euro necessari per la sua realizzazione (così dichiara il signor Bellantone). A questo punto sorge una seconda domanda. Che necessità avrebbe un imprenditore filantropo di appoggiarsi ad un’associazione ONLUS di 12 genitori di ragazzi disabili per poter perseguire il suo nobile scopo? La casa famiglia verrebbe donata alla nuova associazione? E perché non ai Comuni di Cerveteri e di Ladispoli? Non credo che questo imprenditore, che mi dicono essere molto sensibile sul tema, possa immaginarsi di fare favoritismi in un contesto dove è difficile stabilire le corrette e oggettive scale di bisogno, e senza appoggiarsi alle strutture pubbliche dedicate a stabilire graduatorie e priorità imparziali. Se l’imprenditore ha veramente intenzione di donare alla nostra comunità una casa famiglia, lo farebbe sicuramente chiunque fosse il suo referente. A meno che non ci si voglia precostituire una opzione per la futura gestione della casa famiglia. Questo è naturalmente lecito e comprensibile dal punto di vista di un business che si vuole perseguire. Ma anche qui non capisco. Non capisco come la gestione economica ed operativa possa essere perseguita da un’associazione onlus, costituita da non più giovani genitori di figli disabili. Mi dispiace ma non riesco a capire. E non voglia di addentrarmi in un circolo di affermazioni e controaffermazioni delle due parti contendenti. Quindi mi scuserete se non utilizzerò le parole dirette dei protagonisti per descrivere questa vicenda. Quello che so, o credo di sapere dalle varie fonti consultate, mi basta per condannare, senza appello, il comportamento di tutti. Mi basta per condannare una battaglia fatta di troppe parole e di poca voglia di trovare una soluzione che tenga conto realmente dei bisogni dei ragazzi disabili. Mi basta per condannare tutti quei genitori che, invece di arrabbiarsi e di bacchettare chi avrebbe dovuto guidare l’associazione con lo spirito del buon padre di famiglia, hanno deciso che era meglio schierarsi da una parte o dall’altra. Condannando una delle due parti, quindi una quindicina di ragazzi disabili, a non avere più un luogo sereno dove poter crescere e migliorare in modo protetto. La colpa è soprattutto loro. Io sfido chiunque a spiegarmi la necessità di tutto quello che sta succedendo. Sfido chiunque a dimostrarmi che non ci si sarebbe potuto relazionare con l’imprenditore filantropo senza la necessità di danneggiare inconsapevoli ragazzi disabili. Ma lo sfido veramente. Non a colpi di comunicati illeggibili e autoreferenziali. Li sfido ad un confronto pubblico, da tenersi con il patrocinio dei Comuni di Ladispoli o Cerveteri. Signori Sindaci Grando e Pascucci, vi consiglio di occuparvi di questa vicenda, e di farlo prima che la situazione precipiti ulteriormente. Se ancora non vi fosse noto, gli scontri tra nuovi e vecchi “presidenti” hanno portato già al brillante risultato che il proprietario, sembrerebbe, abbia “tolto” il comodato d’uso sul terreno dove ha sempre lavorato la vecchia associazione l’ha affidato anche (non è chiaro) alla nuova associazione. Mi piacerebbe conoscere la ratio di questa decisione. Mi piacerebbe sapere come si pensava di far convivere su uno stesso luogo, già ampiamente dotato di strutture preesistenti, due associazioni assolutamente identiche, anche nelle attività previste per i ragazzi disabili, e in lite tra di loro. Se non fosse una cosa terribilmente seria, si potrebbero evocare le gesta di Don Camillo e Peppone.