STRADE DI CITTÀ APERTE AI BAMBINI

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i Pietro Zocconali, giornalista, presid. Associaz. Naz.le Sociologi

 Recentemente sono stato invitato dal Presidente della “Fondazione Luigi Guccione Onlus”, dr Giuseppe Guccione, nella sede nazionale dell’ACI di Roma, a relazionare sul tema “Sicurezza stradale, nuova mobilità, protezione delle vittime: per una fondazione città aperte ai bambini”. Tra i presenti ai lavori, il Ministro per le infrastrutture Danilo Toninelli e il presidente dell’ACI Angelo Sticchi Damiani.

Di seguito la mia relazione che vede la strada dal punto di vista dei bambini.

Oggi, parlando di sicurezza stradale, diversamente da quanto si fa di solito, non partiamo da motori rombanti, ma da due bambini fermi su un marciapiede che guardano e giudicano. Se volete ci mettiamo anche un nonno, forse troppo apprensivo, che al loro fianco, imbottigliato tra un SUV blindato e un Hummer parcheggiati in seconda fila, si sente in trincea come fosse in guerra e prova un forte disagio nell’attraversare la strada, molto larga e percorsa da auto sfreccianti.

Le città della nostra bella Italia con la loro storia e la loro tradizione, centri abitati antichi, borghi medioevali fortificati per paura del nemico, nella maggior parte dei casi, per permettere al privato di infilare la propria auto nel proprio box, salvo rare eccezioni, hanno via via trasformato la loro immagine allargando e cementificando vialetti e stradine, con il beneplacito dei vari amministratori, seguendo il volere del “grande dio auto”. Non è mio questo appellativo; l’Aci nel 1965 ebbe un’idea originale: raccolse e pubblicò un volume di fantascienza automobilistica con il titolo “Il grande Dio Auto”; io ne possiedo una copia.

 

Ci sono sempre il nonno e i bambini, che, dopo qualche tentativo andato a vuoto, non riescono ancora ad attraversare la strada.

Oggi stiamo parlando delle nostre famiglie, di bambini al centro di un progetto che come risultato dovrà permettere di invertire il paradigma della mobilità, partendo dai loro bisogni di non patentati, che frequentano la scuola e, soprattutto nella brutta stagione, percorrono le strade, anche con le intemperie, per adempiere al loro dovere di studenti, destinati, però, durante i loro spostamenti a subire l’eccessiva potenza dei motori, pericolosi e inquinanti, che, al limite, in mano a dei pazzi esaltati (e lo abbiamo visto in questi ultimi anni in diverse città europee) possono diventare armi pericolosissime. Per difendere i nostri bambini bisognerà tendere ad una mobilità sicura e non inquinante, una mobilità in prevalenza incentrata sul trasporto pubblico locale e su quello condiviso a basso impatto ambientale che dovrà tener conto dei pedoni e dei ciclisti.

 

Personalmente, e spero di continuare per molto tempo ancora, se in città devo affrontare un percorso fino a 2 km, lo faccio a piedi, essendo sicuro di arrivare in meno di mezz’ora, cosa non certa se ci si affida ai mezzi pubblici o privati; ma capisco che molte persone, non essendo dotate di una decente muscolatura e di buoni polmoni, hanno bisogno dell’auto anche per percorrere 200 metri, parcheggiando magari a 100 m di distanza dal punto di arrivo (ma è una questione psicologica: ci vado in macchina). Conosco persone che vanno in automobile anche in palestra, e lì salgono sul tapis roulant per camminare!

 

Chiusa questa parentesi, volevo raccontarvi una mia esperienza: una ventina di anni fa, in Inghilterra scesi da un treno in visita ad una cittadina di nome Romford, nella Greater London, periferia est. Abituato al caos di Roma mi ritrovai in un luogo paradisiaco: un centro urbano pedonale pieno di negozi con varie attività commerciali all’aperto e al chiuso, e una piazza con una chiesetta medievale in stile english. Non si sentiva un rumore; diversi bimbi giocavano tranquilli sotto gli occhi vigili delle mamme sedute sulle panchine, alcuni anziani, resi autonomi con motorette elettriche a tre o quattro ruote, andavano a passeggio e a fare shopping. Era la prima volta che vedevo tante persone girare con quei motorini, anche all’interno dei negozi. In seguito ne ho viste altre di aree urbane felici, ad esempio nel centro di Ulma in Germania o a Rodby in Danimarca.

Nelle nostre città, sebbene con ritardo, abbiamo iniziato a creare isole pedonali, piste ciclabili, a costruire linee di metropolitana, ma bisogna sempre combattere l’opposizione da parte di certi amministratori pubblici e soprattutto di certi negozianti convinti che l’isola pedonale possa danneggiare i loro affari.

 

Intanto ci sono sempre il nonno e i bambini, che non riescono ad attraversare la strada e ad ogni passaggio di auto vengono investiti da un puzzo infernale e, se sta piovendo o è appena piovuto, da schizzi d’acqua.

Il mio amico Giuseppe Guccione ha ricordato che l’UNICEF, con il Codice del diritto alla salute del minori, all’articolo 3, garantisce che “Il minore ha diritto di vivere in un ambiente sano, libero da ogni forma di inquinamento. Tutti gli sforzi possibili devono essere compiuti per attuare tale diritto”.

Perché le nostre città non provano a liberare asfalto e cemento cercando di dare spazio alla terra, ai parchi, ai giardini, per far crescere più sani i bambini e le loro famiglie?

Le persone, non le auto, devono essere al primo posto nei sistemi di trasporto. E’ necessario effettuare al più presto interventi urbanistici atti a ridefinire gli spazi, le isole ambientali, il verde pubblico e una nuova mirata mobilità per il lavoro e lo studio.

I venti anni di lavoro della Fondazione Luigi Guccione (2000 – 2020) rischiano di chiudersi malissimo per la mobilità in Italia e la sicurezza stradale. Nel 2017, infatti, rispetto all’anno precedente le vittime della strada sono tornate a crescere, con incrementi compresi tra il 6,7 e l’8,2% (dati ISTAT).

Non dobbiamo sentirci inferiori ai paesi del nord Europa ma seguire il loro esempio, imitandoli nella buona gestione del territorio e dell’ambiente.

Non dimentichiamo che, per nostra fortuna, a livello ambientale siamo favoriti da un clima ideale, e, per merito dei nostri padri, abbiamo la fortuna di vivere, a detta di molti, nel più grande museo a cielo aperto del mondo.