STORIE DI MAFIE

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storie di Mafie

Tutti Fermi!

Nella puntata precedente vi ho illustrato di come il tesoro di Salvatore Riina fosse enorme, tanto ingente da non poter credere, la scrivente, che fosse solo quanto sinora confiscato e ridursi, quindi, a meno di quello di Vito Ciancimino.

Ma se da un lato abbiamo i mafiosi, rappresentanti di una più vasta ed estesa criminalità organizzata, abile persino con i computer già alla fine degli anni ‘80, dall’altro abbiamo Giudici, Magistrati informatici, che fecero il possibile per contrastare il sistema mafioso esterno ed interno ai palazzi di giustizia.

Già poco prima la grande inchiesta di Tangentopoli, con le operazioni denominate Sistemi criminali, Leopardo, ed altre, la criminalità organizzata, seppe cambiare tattiche e strategie, nascondendosi meglio ed infiltrandosi sempre più al Nord: «Ormai ha scelto i canali finanziari, perché sono più difficili da individuare, ma la lotta fra guardie e ladri continua». Negli anni ’90 lo scontro si consumava anche a livello informatico, così al Ministro Vassalli venne in mente che la gestione dell’informatica destinata agli uffici giudiziari di tutta Italia doveva essere attuata, incoraggiata, poiché semplicemente non ve ne era traccia, ed era importantissima.

L’inchiesta Tangentopoli, ad esempio,ne usufruì, proprio grazie ai consigli ed al lavoro di un magistrato illuminato, di un magistrato che prima di tutti aveva compreso l’importanza dell’automazione per certi processi, pieni di dati, nomi, luoghi, indagati, di centinaia e migliaia di riscontri che dovevano essere incrociati in una banca dati obiettiva, affidabile, consultabile.

Chi viene scelto dal Ministro Vassalli (fine 1990) per tali fondamentali funzioni fu il Magistrato Renzo Lombardi, un giudice esperto di informatica. Tanta era la sua abilità (e la sua onestà), da essere apprezzato da pochi, ed invidiato da molti, venne così chiamato per dirigere il settore del Ministero della allora Grazia e Giustizia, l’ufficio Automazione. Qualcosa di simile già esisteva, ma effettivamente, era un buco nero di fondi pubblici utilizzati con impegni di spesa ingenti, inutili, la macchina della corruzione, infatti, già dai primi anni ’80 funzionava benissimo, inchieste giudiziarie su appalti gonfiati per materiali ed attrezzature elettroniche obsolete, lente ed inadatte, già lo avevano dimostrato e portavano il nome di Perseo, quell’inchiesta che a Milano e Roma, tutti fecero finta di non conoscere.

Ma il magistrato Lombardi era diverso, egli era colmo di spirito di iniziativa e di fiducia nello Stato, non immaginava la reale situazione del luogo di lavoro, la spiegò brevemente anni dopo, e dopo le sue dimissioni, in una breve intervista a Radio Radicale del 14 maggio 1993. Lombardi si rese quasi subito conto che documentare il fallimento dell’automazione del Ministero, non a lui imputabile, nel suo best seller dal titolo “Contro la giustizia”, inteso, non contro la giustizia in senso lato, ma nel senso di Ministero della Giustizia, era importante.

La storia. Dal 27 maggio 1991 prende servizio come capo del settore automazione, si rende conto però che il personale ad egli assegnato non capisce nulla di informatica, chiede di sostituirlo, non succede nulla, chiede forniture, nulla, chiede consulenti esterni, nulla. Pertanto, ferito come solo un sognatore sente di esserlo, dopo soli sei mesi di chiacchere ed intenzioni mai dimostrate dal ministro in carica, rassegna le dimissioni. Ma inspiegabilmente, Martelli, lo convince a rimanere, promette di cambiare ed innovare, ma di fatto i mesi successivi sono ancora più duri per il Magistrato Lombardi che viene deriso alle spalle, emarginato, le sue abilità vengono attribuite ad altri, e, decide di rientrare al suo lavoro di Giudice della Pretura di Borgomanero, comprendendo che non era possibile risolvere determinati problemi del ministero senza ausili, personale e macchinari. La non volontà, gli ostruzionismi visti e documentati da Renzo Lombardi sono stati probabilmente il primo fronte sul quale i Giudici antimafia poi, andarono a sbattere anche loro.

Lombardi, pur essendo il capo di un ufficio, non aveva alcun potere, ed il “potere di fatto” di altri superava quello delle sue funzioni e delle corrette attribuzioni dei ruoli. L’ufficio automazione era un luogo che doveva esserci, ma rimanere immobile.Un profondo e diffuso immobilismo che non gli permise di portare a termine il lavoro di automatizzare gli uffici giudiziari d’Italia.

L’informatica è un settore nel quale le competenze dei magistrati non erano sufficienti al tempo.

Gli italiani già abituati a tante lungaggini, ad una macchina amministrativa dello stato lenta più di una lumaca, erano rassegnati verso tanta poca efficienza, abituati al vuoto organizzativo che rifletteva questo modo così pesante che lo Stato aveva di lavorare. Non poter incrociare dati, significava semplicemente favorire la criminalità tutta, anche quella dei colletti bianchi, in maniera indiretta, di fatto, la mafia, li batteva anche su questo. Evoluta e veloce, iniziava già a capire che la lentezza dello Stato doveva essere premiata, ricompensato chi la serviva.

I fatti sui quali il libro di Renzo Lombardi “Contro la giustizia”, si fonda, sono fatti, nessuno di questi è stato mai smentito. Afferma Lombardi in una intervista a radio radicale – qui il link https://www.radioradicale.it/scheda/53939/contro-la-giustizia-illegalita-lobby-e-miliardi-il-libro-di-renzo-lombardi – egli è stato costretto ad andarsene, un vero e proprio mobbing che ha danneggiato la percezione della giustizia di tutti noi, attraverso pratiche infinite, scartoffie che riempivano scrivanie già troppo polverose, cavilli su cavilli, leggi troppo complicate figlie e nipoti di tante altre.

I peones, come li chiama Lombardi nel libro, vincono, lasciando il Ministero della Giustizia nel più triste e rassegnato modo di lavorare, quello che critichiamo ma non abbiamo mai avuto il coraggio di combattere, una assenza di tecnologia che i Magistrati “sul fronte” pagheranno per anni.

Se oggi si agganciasse l’inchiesta Perseo che prese piede tra il 1984 ed il 1988 ove veniva smascherato un giro di ben 40 miliardi di Lire in forniture di macchine da calcolo, telex, fotocopiatrici, telefoni e centraline, non utili perché già vecchi, a quanto scriveva il Giudice Lombardi, si riscontrerebbero sempre e solo cinque nomi comuni, nomi che sono divenuti famosi, che hanno ricoperto posti apicali, e che quindi ci fanno ben comprendere come effettivamente Erasmo Renzo Lombardi avesse visto giusto. Egli fu anche coperto da elogi, ma di fatto nulla si mosse, e le numerose segnalazioni di Lombardi furono lettera morta. Chi aveva il potere di innovare la giustizia, preferì posticipare di quindici anni, di tanto in tanto qualche ufficio riceveva qualche computer ma un computer , non poteva colmare il vuoto di tecnologia, e l’inefficienza della nostra macchina burocratica proprio al Ministero di Grazia e Giustizia, degli anni tra il 1984 e tutto il 1993, fu uno dei pilastri su cui poté contare incontrastata la dilagante corruzione e collusione che impedì processi, prescrittisi, che lasciò impuniti imprenditori arricchitisi con il minimo sforzo ed investimento, gli stessi che ammisero alla stampa internazionale di sapere tutto e di essere disposti a rifarlo.

Il pungolo, Francesca Toto

Approfondimenti qui : https://dati.camera.it/ocd/aic.rdf/aic4_14556_11