I CAVALIERI DEL TEMPIO A CERVETERI E CIVITAVECCHIA
Di Paolo Palliccia
La presenza e l’influenza dei Cavalieri Templari nella regione dell’Alto Lazio, in particolare nelle città di Cerveteri e Civitavecchia sono state ampiamente approfondite dallo studioso Enzo Valentini nel suo saggio intitolato “I templari a Civitavecchia e nel territorio fra Tarquinia e Cerveteri”.
Sono tra i luoghi che hanno visto il passaggio di questo mitico ordine, che ha avuto un ruolo significativo nel periodo medievale insieme ad altri ordini come gli Ospedalieri di San Giovanni e i Cavalieri Teutonici. E con questa serie di articoli intendo narrare la storia completa dell’ordine, dalla sua nascita alla sua tragica scomparsa, evidenziando il loro impatto specifico nell’area laziale. L’ordine militare-monastico protettore dei pellegrini cristiani in Terra Santa.
Anno domini 1099. Un cospicuo sodalizio di cavalieri europei “strappa” la Terrasanta agli infedeli (i musulmani avversari dei cristiani). L’esito di questa vittoria è la successiva fondazione degli Stati latini d’Oriente: Edessa, Antiochia, il Regno di Gerusalemme e Tripoli. I pellegrini cristiani si riversano verso i luoghi segnati dal passaggio terreno di Gesù: Betlemme, il fiume Giordano, il Santo Sepolcro, il Monte degli ulivi; finalmente, questi luoghi così cari a tutti i cristiani, possono essere visitati senza il terrore di subire attaccati dai guerrieri dell’Islam. L’agognata tranquillità, però, è soltanto apparente. Spesso, infatti, le vie che conducono i pellegrini (a partire da Acri o da Giaffa) verso i luoghi santi del cristianesimo, sono tempestate dalle scorribande di predoni e assalitori. Proprio in virtù di ciò, un gruppo di cavalieri riunitisi attorno a Ugo de Payns (francese della Champagne), decise di mettersi a protezione dei pellegrini che si recavano a Gerusalemme. Non si limitarono soltanto a prestar servizio ai fedeli in difficoltà o aggrediti sulle vie che portavano alla città santa ma, sull’esempio di quello che facevano da tempo i benedettini, cistercensi, certosini e i canonici di Prémontré, vollero darsi una condotta religiosa “tersa come l’acqua di un ruscello e forte come la lama delle loro spade”. Per far ciò pronunciarono i voti di obbedienza, castità e povertà, così come appunto avevano fatto prima di loro i monaci citati. Baldovino II, re di Gerusalemme, incoraggiò la formazione dell’ordine cavalleresco e, di lì a poco, i cavalieri si trovarono a “prestar servigio” combattendo per la difesa degli Stati latini contro i vicini musulmani. Il re donò ai cavalieri un suo palazzo alle dipendenze della Moschea di al-Aqsa, edificio ritenuto l’antica residenza del re Salomone. Proprio da questo momento si iniziò a parlare dei “poveri cavalieri di Cristo del Tempio di Salomone”, ovvero i Templari. A questo punto, però, nonostante il riconoscimento e l’appoggio di re Baldovino e del patriarca di Gerusalemme, i cavalieri necessitavano di un riconoscimento dalla Chiesa di Roma, tale da farli assurgere a veri paladini per la difesa della cristianità. Poter ottenere l’avallo del pontefice di Roma significava veder riconosciuto da questi e, quindi, da tutta la Chiesa, il loro lavoro e il loro impegno a favore dei pellegrini di tutto il mondo. Ma come si potevano conciliare lotte, scontri e sangue con la pratica religiosa?
La questione, divampata improvvisamente ma con un’intensità notevole, pose diversi interrogativi, dando vita ad accorate discussioni all’interno della cristianità occidentale. La società cristiana del tempo si basava sulla tripartizione fatta nell’XI secolo dai vescovi Adalberone di Leon e Gerardo di Cambrai, i quali suddivisero così la società di allora: oratores (quelli che pregavano); bellatores (…che combattevano) e laboratores (…che lavoravano). I templari proposero di unificare le prime due funzioni (orante e combattente) in un unico istituto, trovando il consenso della Chiesa occidentale che, conscia, del ruolo fondamentale rivestito dai cavalieri nella società feudale dell’XI secolo, tramite la riforma Gregoriana, assegnò ai cavalieri un ruolo fondamentale nel controllo e nella diffusione dei valori cristiani. Il clero comprese che c’era la necessità di rivedere e riconsiderare la funzione dei laici e della loro condotta di vita all’interno del mondo cristiano. In altre parole si “cristianizzò la violenza, fornendo una via di pace e salvezza a coloro che di essa facevano uno stile di vita”…con i templari stavano nascendo il miles Christi, il soldato di Cristo.
L’iter verso il riconoscimento ufficiale dell’ordine religioso-militare del tempio si concluse positivamente nel gennaio del 1129 quando, a Troyes, si riunì un concilio provinciale alla presenza di numerosi abati cistercensi, del maestro della cavalleria Ugo de Payns e del futuro San Bernardo da Chiaravalle: nacque così la “Regola del Tempio”, e i concilio riconobbe i poveri cavalieri di Cristo del Tempio di Salomone come un vero ordine militare-religioso in difesa della cristianità e dei suoi valori.
































































