SOS PALUDE: L’OASI DI LADISPOLI È SECCA E I PESCI SONO MORTI

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IL MONUMENTO NATURALE SEMPRE SOTTO ASSEDIO SI CONSOLA ALMENO CON LA NASCITA DEI FRATINI.

Cefali, carassi, gambusie ma poi anche spigole e anguille. A rischio pure le tartarughe. I volontari stanno lavorando insistentemente nell’area della Palude di Torre Flavia a Ladispoli nella speranza di salvare più esemplari possibili. Colpa della siccità che ha creato danni ingenti alla preziosa oasi messa già a dura prova dalla presenza dei cinghiali e dal doppio concerto di Jovanotti.

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Sono entrati in azione anche dei droni per osservare dall’alto le condizioni del monumento naturale e si nota chiaramente come i sentieri si siano seccati (foto di Luigi Cicillini). Un problema per gli animali e i pesci rimasti imprigionati nel fango. Ne sono già morti migliaia. La conferma arriva dal gestore della palude per conto di Città metropolitana. «Purtroppo questa ondata calda è terrificante per i nostri amati ospiti – ammette Corrado Battisti – i canali si sono prosciugati e di conseguenza i pesci non ce l’hanno fatta. Siamo entrati in azione subito con tanti cittadini volontari per rimuovere fango e materiali che ostruiscono i vari passaggi dell’acqua. Puliremo le canne ma non è facile intervenire con queste condizioni». Alcune specie sono più resistenti di altre che invece sono destinate a soccombere. «Le gambusie stanno soffrendo tantissimo – aggiunge Battisti – perché vivono soltanto nell’acqua dolce. I cefali riescono a resistere anche in mare quindi non hanno difficoltà per reperire ossigeno. Abbiamo timore anche per i piccoli gamberi di acqua dolce e le tartarughe. Ce ne sono tante, bisogna fare presto. Ringraziamo gli esperti Sandro Mantovani, piscicoltore e Peppe Moccia che ci stanno aiutando tantissimo a superare questa fase».

I pericoli sono dietro l’angolo e ad aggravare questo scenario inaspettato anche i cinghiali che creano danni rovistando qua e la, cercando di divorare le uova degli uccelli e rinfrescandosi nello stagno. La Regione recentemente ha concesso 200mila euro per proteggere la palude dall’erosione, sempre più minacciosa mentre Città Metropolitana ha messo in bilancio 300mila euro per riqualificazione del sito che però ora è in queste condizioni. Da un’emergenza ad un’altra. Sono stati rinvenuti una decina di granchi blu alieni, specie alloctona e il suo carapace è largo circa il doppio della sua lunghezza, con due dentelli frontali triangolari e nove laterali, questi ultimi molto lunghi e appuntiti. La larghezza del suo guscio nei maschi può superare i 23 centimetri, in linea perfettamente con l’ospite di Ladispoli e 20 nelle femmine. È un predatore che si nutre di cozze, vongole, telline, ostriche ma anche di crostacei e pesci più piccoli. Quali rimedi contro questi esemplari? Nessuno, difficile fronteggiare un fenomeno già diffuso da anni ad esempio nel mare adriatico, in particolare modo in Abruzzo e in Emilia Romagna. Anzi sì, un consiglio arriva dagli stessi volontari delle preziose dune mediterranee.

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«Senza dubbio destano curiosità questi granchi – parla Marzia, una volontaria – con quel blu elettrico e le punte rosse sulle chele. Bisogna ovviamente fare attenzione anche se con la dovuta cautela si possono prendere. Portandoli via magari per una prelibata cena, si aiuterebbe l’ecosistema locale. Meno granchi alieni ci sono e meglio è per tutte le altre specie che vivono a Ladispoli. Questo prodotto è piuttosto commercializzato».

Torre Flavia almeno si consola con la nascita dei baby fratini. Queen e King ce l’hanno fatta. Le uova si sono schiuse in spiaggia tra i turisti a Ladispoli. E ora è corsa contro il tempo per salvare i due baby fratini pronti a spiccare il volo non prima di tre settimane. Ha collaborato anche MareVivo Lazio. «Siamo davvero felici di apprendere notizie così belle – commenta Rita Paone, referente del litorale nord – relative a nuove nascite e crediamo che flora e fauna debbano essere sempre più tutelate nei loro ambienti naturali: il nostro impegno continua infatti in questa direzione anche attraverso la campagna avviata da tempo “Adotta una spiaggia”».