SI PUÒ MORIRE DI POLMONITE INTERSTIZIALE?

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Una dispnea progressiva da sforzo oppure persistente associata ad una tosse secca, non produttiva (più raramente vi è respiro sibilante ed emottisi) devono farci pensare ad una pneumopatia interstiziale (Interstizial lung diseases). L’Rx del torace può talora evidenziare quadri radiologici lineari, reticolari, nodulari, reticolo nodulari, sia diffusi oppure interessare i lobi superiori ed inferiori. Solo la TC ad alta risoluzione ci può offrire una diagnosi definitiva. In realtà le pneumopatie interstiziale (ILD) rappresentano un ampio spettro di malattie polmonari che colpiscono gli alveoli, l’epitelio alveolare (ossia ove entra l’aria), l’endotelio capillare (ossia ove entra il sangue), gli spazi compresi fra queste strutture, nonché i tessuti perivasali e linfatici.

Le pneumopatie interstiziali sono difficili da classificare perché comprendono più di 200 malattie diverse che coinvolgono il parenchima polmonare (Harrison). Non esiste un sistema universalmente accettato. Secondo il Cecil (essential of Medicine. Malattie Respiratorie 2022) è utile classificarle in tre grandi categorie : 1) ILD correlate ad esposizione (ambientali e professionali; iatrogene da radiazioni, agenti infiammatori, farmaci etc); 2) attribuibili a malattie sistemiche (del tessuto connettivo come ad es. l’artrite reumatoide etc; vasculiti; sarcoidosi, amiloidosi etc); 3)IDL (pneumopatie interstiziali idiopatiche) di cui non si conosce la causa oppure non è stata identificata.

Ci troviamo di fronte ad un ampio spettro di malattie i cui reperti degli esami diagnostici, le anomalie fisiologiche, radiologiche ed istologiche ad esse associate, possono avere un ampia variabilità. I due sintomi più comuni sopracitatI, tosse non produttiva cronica e dispnea da sforzo, sebbene siano non specifiche, possono essere progressivi, perdurare mesi o anni. Spesso vengono sottovalutati: l’affanno, ossia la dispnea da sforzo? Sarà l’età avanzata. Cosi come l’invecchiamento o l’aumento di peso, la facile faticabilità. Anche se la maggior parte delle ILP sono corniche e progressive possono presentarsi anche in forma acuta o subacuta.

E’ davvero difficile distinguerle da una polmonite infettiva. Si può morire di una polmonite interstiziale infettiva. Basti pensare a quelle virali (coronarovirus, adenovirus), tbc miliare, micoplasma pneumoniae, clamydia pneumoniae, richettosi (febbre Q), micosi polmonari (actinomicosi, aspergillosi, criptomicosi etc), legionella etc. Quale broncopneumologo, di lunga esperienza in medicina di base, vorrei soffermarmi sulle polmoniti acquisite in comunità (cap) che possono presentare organismi atipici quali il Micoplasma pneumoniae, la Legionella, la Clamidia pneumoniae e la febbre Q.

I micoplasmi sono organismi di piccolissime dimensioni ed a differenza di virus, clamidie e rickettsie (febbre Q) possono crescere in mezzi senza cellule e provocare malattie (pneumopatie interstiziali) senza penetrazione intracellulare. Hanno, come i batteri una membrana ma, a differenza di questi, non possiedono una parete cellulare. E’ per questo motivo che le cefalosporine (anche di 3° generazione) non sono efficaci sui micoplasmi. Sono sensibili solo ai macrolidi e alle tetracicline. Lo stesso si può dire per la clamidia pneumoniae.

Le legionelle sono microorganismi gram negativi ampiamente distribuiti nell’acqua: serbatoi, condizionatori di aria, condensatori, persino nei rubinetti delle docce (più spesso in ospedale). I macrolidi sono il trattamento di prima scelta: se immediato determinano una mortalità di quattro o cinque volte inferiore. La risposta si ha entro 1-2 giorni. Nei casi più gravi si ricorre alla rifamicina oppure alla ciprofloxacina. La febbre Q rickettsiosi (Coxiella burneti) è l’unica contratta per via respiratoria. Provoca una pneumopatia interstiziale (una volta veniva detta “atipica primaria”) simile a quella causata da micoplasmi. E’ anche lei sensibile ai macrolidi (specie azitromicina), alle tetracicline (specie doxi o minicilina) ed alla ciprofloxacina.